I movimenti tellurici sono frequenti e vengono segnalati anche dall’Osservatorio sismico veronese. Rivelazione a Baldofestival Scienza: l’ultima scossa è stata registrata alcune settimane fa nell’alto Garda

Anche il Baldo «trema»

17/06/2009 in Territorio
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Di Luca Delpozzo

La terra trema e anche il Baldo sussulta, come ha fatto proprio poche settimane fa, con la scossa che è stata avvertita sull’alto Garda. Per fortuna però lo fa di continuo liberando un’energia che, se repressa, potrebbe veramente causare terremoti distruttivi simili a quello che ha sconvolto l’Abruzzo.Sono, in sintesi, le considerazioni recentemente tratte a «Baldofestival scienza», congresso organizzato a Caprino dall’associazione culturale Baldofestival con il Museo di storia naturale del Garda e del Baldo di Malcesine, coordinato da Alessandra Aspes direttore del Museo civico di storia naturale di Verona. Alberto Castellarin, dell’Università di Bologna, dipartimento di Scienze della Terra, parlando delle «geometrie e fantasie geologiche dell’area del Baldo», ha affrontato anche il tema della sismicità di questa zona. Ha così spiegato l’episodio sismico registrato il 23 maggio alle 18.58 dall’Istituto di geofisica e vulcanologia nella zona del lago, a poca distanza da Limone, ben percepito anche dai sismografi dell’Osservatorio sismico veronese diretto da Giangaetano Malesani, secondo cui la magnitudo è stata di 3.2, anticipata da una scossa il 21 maggio a Nord di Mantova. «Il Baldo», spiega Castellarin, «è una zona sismica che continua a liberare tensioni attraverso emissioni di energia, sulla cui entità, come è evidente e come conferma l’Abruzzo, non possiamo però fare previsioni. Di reale abbiamo solo l’evidenza di questa micro-sismicità, pari a una media di oltre 100 eventi sismici al giorno, tra cui qualcuno di maggiore intensità percepito anche dagli abitanti». Quello recente, infatti, è stato, avvertito pure sul Baldo. «La botta sismica si è risentita maggiormente in Prada», spiega Malesani, rammentando che l’Osservatorio sismico veronese ha 7 stazioni: 3 in città e due sul Baldo (a San Zeno di Montagna e in Prada), «e maggiormente all’epicentro, tra Magugnano di Brenzone e Assenza di Malecesine, come confermato dallo stesso Istituto nazionale di geofisica». Sul Baldo, in ogni caso, proprio la continuità delle scariche, che secondo Malesani nella regione benacense sono circa 3mila l’anno (non rilevabili dalle persone), salverebbe la situazione: «Se fosse totalmente silenzioso sarebbe peggio», dice Castellarin. «Sono indicazioni che la struttura è attiva, che lavora senza però dare segni evidenti di tali cessione energetiche». «Il Baldo», precisa Malesani, «come tutto il nord Europa, risente della traslazione della placca africana verso nord. L’Africa spinge da sud-ovest verso nord-est, la placca europea scivola da nord-ovest verso sud-est e l’Italia è presa in una morsa. Il Baldo, la Lessinia e il lago, insomma, costituiscono un sistema geologico in cui la Lessinia comprime da sud-est verso nord-ovest, mentre il Baldo genera una contro spinta da nord-ovest verso sud-est (uno dei fronti compressivi sismo-genetici è proprio nella zona del passo delle Vallette di Naole). È cioè in continua evoluzione, in crescita», fa sapere, «ma il lago di Garda fa da ammortizzatore: perciò i terremoti sono mitigati e lievi». Nonostante l’ottimismo, non si può scordare che nel 1117, Verona fu rasa al suolo da un terremoto: «Ma in quasi mille anni non è più successo nulla di simile», tranquillizza Castellarin, «alcuni episodi più forti si sono verificati nel 2004, percepiti sensibilmente sulla riviera Bresciana dove ci furono danni come accadde anche a Brenzone e Malcesine», chiude Malesani. Per informazioni c’è il sito: www.osservatoriosismicoveronese.it.

Barbara Bertasi
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