Erano le suore pasionarie

Anche le Suore se ne vanno

01/07/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Antonella Traina

Se ne van­no da Capri­no le Sorelle del­la mis­eri­cor­dia, che furono pro­tag­o­niste del­la battaglia per gli asili scop­pi­a­ta in paese quan­do la pri­ma giun­ta rossa spez­zò la serie di Ammin­is­trazioni Dc del dopoguer­ra. Una sto­ria alla Pep­pone e don Camil­lo su cui ora si può sor­rid­ere, nel comune rimpianto per l’addio delle reli­giose al paese, ma che allo­ra scatenò pas­sioni furen­ti. «Nel 1975 a Capri­no c’è un avvi­cen­da­men­to politi­co», scrive Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la nelle sue mem­o­rie capri­ne­si. «La gui­da dell’Amministrazione comu­nale era pas­sa­ta dal­la Democrazia Cris­tiana a una coal­izione di par­ti­ti di sin­is­tra». In Comune si pen­sa di ren­dere statale l’asilo fino ad allo­ra diret­to dalle monache, la strut­tura quell’anno accoglie­va 120 bam­bi­ni sud­di­visi fra quat­tro sezioni. E’ una mobil­i­tazione dei gen­i­tori, gui­dati da una maes­tra, che bloc­ca l’iniziativa del Comune. «In realtà la sor­pre­sa cov­a­va sot­to la cenere», con­tin­ua Gon­do­la. «Il 6 otto­bre 1976 giunge la notizia che l’asilo è sta­to statal­iz­za­to e sono già pronte quat­tro maestre laiche per sos­ti­tuire le suore. Fu un ful­mine a ciel sereno, un colpo di mano. I gen­i­tori protes­tarono, man­i­fes­tarono, ma non ci fu nul­la da fare. Il Provved­i­tora­to con­cedette solo una breve pro­ro­ga, ma poi le suore avreb­bero dovu­to andarsene. I gen­i­tori, esasperati, insieme al par­ro­co e alle suore deci­dono di dare vita a una mater­na pri­va­ta alter­na­ti­va a quel­la pub­bli­ca». Nasce la scuo­la mater­na San Pan­crazio, tut­to­ra esistente, che da un paio d’anni è diven­ta­ta anche nido. Cor­re­va l’anno 1895 quan­do le prime due con­sorelle dell’ordine fonda­to da Lavinia Mondin giun­sero a Capri­no per occu­par­si di infer­mi e bam­bi­ni. nel cor­so di cen­to anni gli aned­doti sono tan­ti. L’ordine vive la sec­on­da guer­ra mon­di­ale, i rallestra­men­ti. Nel 1944 i tedeschi invadono gli scant­i­nati dell’allora orfan­otrofio pen­san­do a qualche par­ti­giano rifu­giatosi lì, di fronte ai bam­bi­ni che man­giano, inter­det­ti, si scu­sano e se ne van­no. Il paese, supera la guer­ra, si amplia e cresce. Nel 1929, Adele Stringa, vedo­va Spa­da las­cia la sua vil­la alla Con­gregazione per­chè vi crei un orfan­otrofio. La strut­tura fun­zion­erà fino al 1969, quan­do ver­rà trasfor­ma­ta nell’attuale casa di riposo per anziani Vil­la Spa­da. Ma le suore han­no accu­d­i­to anche i malati dell’ospedale, che è sta­to inizia­to nel 1934, in quel­lo che era un ex con­ven­to di frati Cap­puc­ci­ni, e in segui­to amplia­to e por­ta­to alle dimen­sioni attuali. Le quat­tro suore rimaste a gestire la scuo­la mater­na, l’asilo nido e, saltu­ar­i­a­mente, prestano servizio nel­la Casa di riposo Vil­la Spa­da, sono state richia­mate alla Casa madre. «Caren­za di vocazioni», spie­ga don Pietro Marol­di, par­ro­co di Capri­no. «Un prob­le­ma che affligge tut­ti gli isti­tu­ti reli­giosi del Veronese costret­ti a uti­liz­zare le poche suore a dis­po­sizione per gestire gli isti­tu­ti prin­ci­pali. Per noi, per la nos­tra comu­nità si trat­ta di una grave perdi­ta». Il salu­to uffi­ciale a suor Liapie­ri­na Mich­e­loni, suor Liachiara Grig­gio, suor Iva Plaz­za e suor Gem­mi­na ver­rà dato oggi alle 20 durante la mes­sa che si ter­rà apposi­ta­mente nel­la chiesa par­roc­chiale di Capri­no, pre­sen­ti le autorità comu­nali. Durante la cer­i­mo­nia ver­ran­no con­seg­nate copie omag­gio del libro di Sen­a­tore Gon­do­la ded­i­ca­to alle suore. «Le varie supe­ri­ore han­no sem­pre tenu­to un diario, una specie di reg­istro, in cui anno­ta­vano i fat­ti salien­ti del­la vita delle reli­giose e del­la vita del­la comu­nità», spie­ga don Maroldi.