ritrovo alle 5 pomeridiane per l’albionico tè e i dolcetti impomatati dalla panna.

Anche sul Garda il rito del tè

Di Luca Delpozzo
Danilo Tamagnini

La grande estate è alle porte. L’aria di lago com­pie mira­coli salu­tari. Ne con­segue una cer­ta ani­mazione che si riflette nelle salette dei bar tradizional­mente dep­u­tate alla quat­tro chi­ac­chiere pomerid­i­ane. Che per le sig­nore, soprat­tut­to quelle con tar­ga milanese, han­no una caden­za pre­cisa: ritro­vo alle 5 pomerid­i­ane per l’albionico tè e i dol­cetti impo­matati dal­la pan­na. È quel che avviene in questo ormai tar­do aprile, ani­man­do una tradizione viva anche durante l’inverno quan­do la clien­tela è però dras­ti­ca­mente indi­ge­na (sal­vo il saba­to e la domeni­ca). Ma quali argo­men­ti affrontano, sedute anche all’esterno dei ritro­vi, però troppe sigarette tra le lab­bra, le argute con­ver­satri­ci. Busil­lis sì, ma di facile sman­tel­la­men­to. Sos­ta all’insegna bla­sonata che, di sot­to al veneziano munici­pio ormai fuori cor­so, prende aria dal Por­to Vec­chio. Ambi­ente como­do, per­son­ale che sa il fat­to suo, diret­trice impec­ca­bile non­na Colom­ba. Abban­do­na­to il ban­co (tan­to ci res­ta il figlio che sovrin­tende il servizio), lei nav­i­ga tra la clien­tela trovan­do appro­do tra il gen­til ses­so. E, fat­tosi il nido e postasi al cen­tro dell’attenzione, ecco­la pro­por­si quale assec­on­da­ta reg­ista di dis­cus­sioni gar­bate sep­pur non di rado ani­mate. A ten­er ban­co di questi tem­pi è la pub­blic­ità tele­vi­si­va. Con­tes­ta­tis­si­ma e con ragione. I buoni spot non man­cano, anzi ve ne sono di otti­mi. I più comunque non solo las­ciano a desider­are: han­no il tor­to di con­sid­er­are i con­suma­tori qua­si fos­sero total­mente sprovve­du­ti. Degli indios, poni­amo, che si las­ciano incantare dagli spec­chi e dalle pietruzze col­orate. Sin qui il dis­cor­so, appun­to con­di­vis­i­bile, res­ta un po’ nel vago. La musi­ca cam­bia facen­dosi protes­ta vera e pro­pria, cer­ti­fi­ca­ta da let­tere inoltrate a emit­ten­ti di grande o di modesto rag­gio (fors’anche a qualche gior­nale) «per lo scem­pio eserci­ta­to sulle nudità di neonati». Questo pol­lice ver­so, com­pren­si­bil­mente, incon­tra l’ostacolo di bas­t­ian con­trari (da inter­pre­tar­si al fem­minile: non conos­ci­amo cor­rispet­ti­vo più diret­to) che gius­ti­f­i­cano appieno gli autori di quelle scene. Non­na Colom­ba, che ha la com­bat­tiv­ità di un’eroina medievale, non demor­de. I suoi assalti lan­cia in res­ta si molti­pli­cano, pronte le avver­sarie a levare scu­do difen­si­vo. E per quan­to i fogli­et­ti quo­tid­i­ani voli­no via rapi­di dal cal­en­dario non pare che nes­suna parte­ci­pante alla dis­fi­da sia pas­sa­ta alla schiera con­trap­pos­ta. Le fiere nemiche delle istan­ta­nee che evi­den­ziano quan­to fos­sero più poet­iche le pose dei bim­bet­ti anco­ra qualche decen­nio fa adonesca­mente immor­ta­lati su una pelle di capra (o un vel­lo di pec­o­ra?) cos­ti­tu­is­cono la mag­gio­ran­za che, però, ha il suo bel daf­fare nel ten­er tes­ta a una mino­ran­za non meno com­bat­ti­va. Di tan­to in tan­to, per tagliare l’aria e attutire le tonal­ità delle voci, inter­viene Lui­gi Andreis, con­sorte di non­na Colom­ba, che, pit­tore non voca­to alle espo­sizioni (ver­rebbe da definir­lo collezion­ista delle pro­prie opere) ma di vivace espe­rien­za, ha non aereo stu­dio sopra il lun­go locale. Presto volta­ta pag­i­na, ecco il capi­to­lo del­la med­i­c­i­na. Io sof­fro di… San­to cielo che dolori patis­co… Mia figlia, azzur­ra con­fer­ma del suo gine­col­o­go di fidu­cia, è in lieta atte­sa. Auguri. E auguri anche che Car­lo, come sem­bra il maschi­et­to ver­rà chiam­a­to per presto essere vezzeg­gia­to come Car­let­to o come Car­luc­cio (se non Uccio addirit­tura: fa più fino), non conosca ate­lier di fotografo pub­blic­i­tario. Non­na Colom­ba non sop­porterebbe l’affronto. No pro­prio.