«Il nostro paese si è già sacrificato troppo. Non sopporteremo altri danni irreparabili»

Ancoara per la TAV

Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

Quali sono i prob­le­mi che porterà l’alta veloc­ità e quan­to può fare il Comi­ta­to, che prende le dis­tanze dal­la Provin­cia e da chi sostiene che ques­ta è un’occasione impor­tante per Verona, con­tro i poteri for­ti, locali, region­ali e nazion­ali che han­no già deciso? «I guai che scon­giuri­amo sono presto det­ti: las­cian­do da parte l’impatto dev­as­tante che l’opera avrebbe sul­lo stori­co san­tu­ario, restano i rischi per la salute del­la gente, il degra­do ambi­en­tale, l’inquinamento acus­ti­co e mag­neti­co che, si sa, sono fonti di gravis­sime malat­tie: nes­suno degli abi­tan­ti di Peschiera è così autole­sion­ista da accettare pas­si­va­mente soluzioni tan­to dan­nose. Sec­on­da rispos­ta: il Comi­ta­to chiede solo che gli sia con­sen­ti­to di esprimere il pro­prio pen­siero in sede isti­tuzionale, a fian­co dell’amministrazione comu­nale, in un libero con­fron­to con le par­ti. Se sare­mo inascoltati, indosser­e­mo il vesti­to buono del­la domeni­ca e doman­der­e­mo di entrare demo­c­ra­ti­ca­mente in quel­li che qual­cuno (asses­sore Poz­zani, ndr) ha defini­to palazzi dei “poteri for­ti” chieden­do di essere sen­ti­ti». — Da chi? «Anche dal pres­i­dente del con­siglio, se serve». — Tor­ni­amo ai prob­le­mi che la Tav causerebbe a Peschiera, argo­men­to principe del­la vos­tra battaglia: rimar­reb­bero anche spo­stan­do il trac­cia­to a sud del paese, non riguardereb­bero più il Frassi­no e le cam­pagne di chi è iscrit­to al Comi­ta­to, ma quelle di qual­cun altro cit­tadi­no sì. La vos­tra sem­bra più una tutela di inter­es­si per­son­ali e par­ti­co­lari che col­let­tivi. «Dici­amo che non pos­si­amo rigettare in toto l’opera — che comunque non con­di­vidi­amo — ma che rifiu­ti­amo il suo pas­sag­gio sul nos­tro paese e sui suoi pezzi di sto­ria: si real­izzi altrove. L’Alta veloc­ità, fat­ta dove noi dici­amo, sarebbe cer­ta­mente meno inva­si­va: Peschiera non può più con­seg­nare al pro­gres­so nep­pure un lem­bo del suo ter­ri­to­rio per­chè già più volte è sta­ta feri­ta dall’attuale sede fer­roviaria, dal­la vari­ante ester­na del­la Statale 11, dall’autostrada a sei cor­sie. Si esca dal paese, lo si cir­cum­nav­ighi ma non lo si vio­len­ti oltre. I dan­ni sareb­bero cer­ta­mente ridot­ti. A questo pun­to fac­cio io una doman­da: è meglio “sac­ri­fi­care” campi di soia, di gira­sole e di fru­men­to — che pure ami­amo — in aper­ta cam­pagna o costru­ire bina­ri a un centi­naio di metri da uno dei più preziosi e sac­ri beni di Peschiera, cioè il san­tu­ario?». — Niente da fare: da Roma han­no fat­to sapere che, dopo nove anni di chi­ac­chiere, è ora di iniziare i lavori e che la soluzione del­la gal­le­ria sot­ter­ranea al Frassi­no tutel­erà la strut­tura da ogni ricadu­ta sia sul piano ambi­en­tale che su quel­lo stori­co-cul­tur­ale: niente vibrazioni, niente tremolii, niente rumore. «Impos­si­bile, non sarà così, chi lo sostiene fin­ge di non capire. Noi del Comi­ta­to non com­pren­di­amo come sia pos­si­bile, nel nome di uno sbandier­a­to e non prova­to pro­gres­so, immo­lare sull’altare del­lo stes­so la nos­tra sto­ria mil­lenar­ia, luoghi sac­ri, for­ti aus­triaci, quartieri res­i­den­ziali, aziende vin­co­late, antiche cor­ti venete pure quelle sot­to tutela e, oltre il Min­cio, ville Pal­la­di­ane, verde pub­bli­co, vita quo­tid­i­ana». — Vita quo­tid­i­ana? «Sì, sarà mes­sa a repen­taglio la vita di tut­ti i giorni di chi abi­ta in queste zone, per­chè dovrà res­pi­rare un’aria intrisa di veleni e sop­portare vio­len­ze con­tin­ue all’udito». — Ripeti­amo: toc­cherà la stes­sa sorte anche a chi vive 12 chilometri a sud, dove il Comi­ta­to vor­rebbe pas­sas­sero i treni, bypas­san­do Peschiera e sbu­can­do a San Gior­gio in Sali­ci. Il con­cet­to è un altro: la Tav ha dichiara­to di vol­er par­tire con i cantieri e chiede alla col­let­tiv­ità col­lab­o­razione e disponi­bil­ità. Come dire: tut­to è sta­to deciso, inutile oppor­si. «Ma noi non pos­si­amo nè essere col­lab­o­ra­tivi nè dare la nos­tra disponi­bil­ità, per­chè siamo con­trari al prog­et­to e decisi a con­trastar­lo in tutte le sedi e con tut­ti i mezzi a dis­po­sizione. Per questo abbi­amo fonda­to il Comi­ta­to» . — Ma non tut­ti han­no la for­tu­na di aderivi: chi è pro­pri­etario di quei famosi ter­reni che voi indi­cate al pos­to dei vostri, cosa dovrebbe fare? E cosa gli altri ital­iani — vis­to che la Tav taglia trasver­salmente tut­to il Nord — che han­no ragionevol­mente trova­to un accor­do con la soci­età? «Ripeto, il Comi­ta­to è aper­to a chi­unque: difende Peschiera, il suo san­tu­ario e quei 7.000 cit­ta­di­ni che si sono uni­ti in nome del­lo stes­so obi­et­ti­vo. Sia quin­di chiaro: è apoliti­co e accoglie sen­za dis­tinzione di con­dizione sociale, dal­la più umile alla più abbi­ente, tutte le per­sone e tutte le cat­e­gorie pre­sen­ti a Peschiera, ha l’onore di pot­er con­tare sull’adesione del ret­tore del san­tu­ario del­la e del mon­do impren­di­to­ri­ale come l’associazione alber­ga­tori, campeg­gi, le soci­età Franke e Arda e altri del tes­su­to eco­nom­i­co e pro­dut­ti­vo. Nel novem­bre del Duemi­la è sta­to redat­to un doc­u­men­to uffi­ciale, sot­to for­ma di dichiarazione con­giun­ta, rap­p­re­sen­ta­ti­vo dell’intera comu­nità di Peschiera, sot­to­scrit­to anche dall’allora sin­da­co, il sen­a­tore . C’è comunque un ide­ale comune che sta sot­to alla nos­tra verten­za: difend­ere le ragioni stesse dell’esistenza di questo paese e dei suoi abi­tan­ti che han­no il dirit­to di esistere, il dirit­to-dovere di non rin­un­cia­re al san­tu­ario, ai suoi vis­i­ta­tori e ad un ambi­ente sano e pro­tet­to. È chiedere trop­po?». — Quali sono i prob­le­mi che porterà l’alta veloc­ità e quan­to può fare il Comi­ta­to, che prende le dis­tanze dal­la Provin­cia e da chi sostiene che ques­ta è un’occasione impor­tante per Verona, con­tro i poteri for­ti, locali, region­ali e nazion­ali che han­no già deciso? «I guai che scon­giuri­amo sono presto det­ti: las­cian­do da parte l’impatto dev­as­tante che l’opera avrebbe sul­lo stori­co san­tu­ario, restano i rischi per la salute del­la gente, il degra­do ambi­en­tale, l’inquinamento acus­ti­co e mag­neti­co che, si sa, sono fonti di gravis­sime malat­tie: nes­suno degli abi­tan­ti di Peschiera è così autole­sion­ista da accettare pas­si­va­mente soluzioni tan­to dan­nose. Sec­on­da rispos­ta: il Comi­ta­to chiede solo che gli sia con­sen­ti­to di esprimere il pro­prio pen­siero in sede isti­tuzionale, a fian­co dell’amministrazione comu­nale, in un libero con­fron­to con le par­ti. Se sare­mo inascoltati, indosser­e­mo il vesti­to buono del­la domeni­ca e doman­der­e­mo di entrare demo­c­ra­ti­ca­mente in quel­li che qual­cuno (asses­sore Poz­zani, ndr) ha defini­to palazzi dei “poteri for­ti” chieden­do di essere sen­ti­ti». — Da chi? «Anche dal pres­i­dente del con­siglio, se serve». — Tor­ni­amo ai prob­le­mi che la Tav causerebbe a Peschiera, argo­men­to principe del­la vos­tra battaglia: rimar­reb­bero anche spo­stan­do il trac­cia­to a sud del paese, non riguardereb­bero più il Frassi­no e le cam­pagne di chi è iscrit­to al Comi­ta­to, ma quelle di qual­cun altro cit­tadi­no sì. La vos­tra sem­bra più una tutela di inter­es­si per­son­ali e par­ti­co­lari che col­let­tivi. «Dici­amo che non pos­si­amo rigettare in toto l’opera — che comunque non con­di­vidi­amo — ma che rifiu­ti­amo il suo pas­sag­gio sul nos­tro paese e sui suoi pezzi di sto­ria: si real­izzi altrove. L’Alta veloc­ità, fat­ta dove noi dici­amo, sarebbe cer­ta­mente meno inva­si­va: Peschiera non può più con­seg­nare al pro­gres­so nep­pure un lem­bo del suo ter­ri­to­rio per­chè già più volte è sta­ta feri­ta dall’attuale sede fer­roviaria, dal­la vari­ante ester­na del­la Statale 11, dall’autostrada a sei cor­sie. Si esca dal paese, lo si cir­cum­nav­ighi ma non lo si vio­len­ti oltre. I dan­ni sareb­bero cer­ta­mente ridot­ti. A questo pun­to fac­cio io una doman­da: è meglio “sac­ri­fi­care” campi di soia, di gira­sole e di fru­men­to — che pure ami­amo — in aper­ta cam­pagna o costru­ire bina­ri a un centi­naio di metri da uno dei più preziosi e sac­ri beni di Peschiera, cioè il san­tu­ario?». — Niente da fare: da Roma han­no fat­to sapere che, dopo nove anni di chi­ac­chiere, è ora di iniziare i lavori e che la soluzione del­la gal­le­ria sot­ter­ranea al Frassi­no tutel­erà la strut­tura da ogni ricadu­ta sia sul piano ambi­en­tale che su quel­lo stori­co-cul­tur­ale: niente vibrazioni, niente tremolii, niente rumore. «Impos­si­bile, non sarà così, chi lo sostiene fin­ge di non capire. Noi del Comi­ta­to non com­pren­di­amo come sia pos­si­bile, nel nome di uno sbandier­a­to e non prova­to pro­gres­so, immo­lare sull’altare del­lo stes­so la nos­tra sto­ria mil­lenar­ia, luoghi sac­ri, for­ti aus­triaci, quartieri res­i­den­ziali, aziende vin­co­late, antiche cor­ti venete pure quelle sot­to tutela e, oltre il Min­cio, ville Pal­la­di­ane, verde pub­bli­co, vita quo­tid­i­ana». — Vita quo­tid­i­ana? «Sì, sarà mes­sa a repen­taglio la vita di tut­ti i giorni di chi abi­ta in queste zone, per­chè dovrà res­pi­rare un’aria intrisa di veleni e sop­portare vio­len­ze con­tin­ue all’udito». — Ripeti­amo: toc­cherà la stes­sa sorte anche a chi vive 12 chilometri a sud, dove il Comi­ta­to vor­rebbe pas­sas­sero i treni, bypas­san­do Peschiera e sbu­can­do a San Gior­gio in Sali­ci. Il con­cet­to è un altro: la Tav ha dichiara­to di vol­er par­tire con i cantieri e chiede alla col­let­tiv­ità col­lab­o­razione e disponi­bil­ità. Come dire: tut­to è sta­to deciso, inutile oppor­si. «Ma noi non pos­si­amo nè essere col­lab­o­ra­tivi nè dare la nos­tra disponi­bil­ità, per­chè siamo con­trari al prog­et­to e decisi a con­trastar­lo in tutte le sedi e con tut­ti i mezzi a dis­po­sizione. Per questo abbi­amo fonda­to il Comi­ta­to» . — Ma non tut­ti han­no la for­tu­na di aderivi: chi è pro­pri­etario di quei famosi ter­reni che voi indi­cate al pos­to dei vostri, cosa dovrebbe fare? E cosa gli altri ital­iani — vis­to che la Tav taglia trasver­salmente tut­to il Nord — che han­no ragionevol­mente trova­to un accor­do con la soci­età? «Ripeto, il Comi­ta­to è aper­to a chi­unque: difende Peschiera, il suo san­tu­ario e quei 7.000 cit­ta­di­ni che si sono uni­ti in nome del­lo stes­so obi­et­ti­vo. Sia quin­di chiaro: è apoliti­co e accoglie sen­za dis­tinzione di con­dizione sociale, dal­la più umile alla più abbi­ente, tutte le per­sone e tutte le cat­e­gorie pre­sen­ti a Peschiera, ha l’onore di pot­er con­tare sull’adesione del ret­tore del san­tu­ario del­la Madon­na del Frassi­no e del mon­do impren­di­to­ri­ale come l’associazione alber­ga­tori, campeg­gi, le soci­età Franke e Arda e altri del tes­su­to eco­nom­i­co e pro­dut­ti­vo. Nel novem­bre del Duemi­la è sta­to redat­to un doc­u­men­to uffi­ciale, sot­to for­ma di dichiarazione con­giun­ta, rap­p­re­sen­ta­ti­vo dell’intera comu­nità di Peschiera, sot­to­scrit­to anche dall’allora sin­da­co, il sen­a­tore Umber­to Chin­car­i­ni. C’è comunque un ide­ale comune che sta sot­to alla nos­tra verten­za: difend­ere le ragioni stesse dell’esistenza di questo paese e dei suoi abi­tan­ti che han­no il dirit­to di esistere, il dirit­to-dovere di non rin­un­cia­re al san­tu­ario, ai suoi vis­i­ta­tori e ad un ambi­ente sano e pro­tet­to. È chiedere troppo?».