Ospedale: il presidente dell’associazione disabili contro il consigliere regionale leghista Tosi

«Andare a Trento scelta miope e dettata da pregiudizi razzisti»

26/02/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Non si è fat­ta atten­dere la rispos­ta dell’associazione inter­re­gionale dis­abili motori (Aidm) alle dichiarazioni rilas­ci­ate saba­to scor­so a L’Arena da , veronese, con­sigliere regionale del­la Lega Nord. A pren­dere car­ta e pen­na è lo stes­so Rober­to Bassi, pres­i­dente del sodal­izio dei dis­abili poliomieliti­ci che rag­grup­pa oltre sei­cen­to iscrit­ti. Come il rap­p­re­sen­tante del Car­roc­cio, anche Bassi non va tan­to per il sot­tile e al pos­to del fioret­to sfi­la la scia­bo­la. «Le affer­mazioni di Tosi in mer­i­to alla strate­gia regionale per gius­ti­fi­care la chiusura dell’ospedale di Val di Sog­no scon­tano una notev­ole caren­za infor­ma­ti­va», scrive in un’articolata e let­tera aper­ta il pres­i­dente dell’Aidm, atten­to ad anal­iz­zare ogni pun­to delle dichiarazioni del con­sigliere regionale. Molti, per non dire tut­ti, i pas­sag­gi con­tes­ta­ti e tra questi in par­ti­co­lare la par­ente­si rel­a­ti­va ai poliomieliti­ci. Un pas­sag­gio segui­to da un invi­to: «Se Tosi è dis­pos­to ad inve­stire un po’ di tem­po sono disponi­bile ad accom­pa­g­narlo in uno qual­si­asi degli ambu­la­tori fisi­atri­ci di una Ulss del Vene­to per una sem­plice pre­scrizione di calza­ture orto­pe­diche accom­pa­g­nate da ginoc­chiera a giorno. Vedrà come ci diver­tire­mo nel vedere il medico in dif­fi­coltà nel redi­gere la pre­scrizione. Questo per­ché la patolo­gia poliomie­lit­i­ca è sta­ta abban­do­na­ta a se stes­sa in quan­to ritenu­ta srad­i­ca­ta». Grave errore. «I poliomieliti­ci in Italia sono cir­ca cen­tomi­la e una parte di loro (3.500–4.000) ha sem­pre trova­to nell’ospedale di Mal­ce­sine il luo­go per sod­dis­fare le loro esi­gen­ze ter­apeu­tiche. Pazi­en­ti che devono fare i con­ti anche con i pos­tu­mi tar­di­vi del­la polio (e di questo si è occu­pa­to l’Organizzazione mon­di­ale del­la san­ità pro­prio l’anno scor­so a Copen­hagen) e che trovano dal 1947 nel­la strut­tura san­i­taria dell’alto lago il loro cen­tro di recu­pero. L’unico in gra­do in Italia di sod­dis­fare le neces­sità di trat­ta­men­to e di cura». «Affer­mare che i pazi­en­ti poliomieliti­ci delle altre regioni deb­bano curar­si a casa loro è fran­ca­mente razz­ista», con­tin­ua Bassi ricor­dan­do che tra i fruitori dell’ospedale di Mal­ce­sine ci sono per­sone prove­ni­en­ti da Trenti­no Alto Adi­ge, Lom­bar­dia, Friuli Venezia Giu­lia ed Emil­ia Romagna. «È comunque sin­go­lare evi­den­ziare come la Lega Nord che fa di tut­to per dividere l’Italia arrivi ora a pen­sare di dividere la Pada­nia», pros­egue il pres­i­dente dell’associazione inter­re­gionale dis­abili motori, sen­za man­care di ricor­dare che prossi­ma­mente i poliomieliti­ci si sob­barcher­an­no una staffet­ta di 200 chilometri in car­rozzi­na per con­seg­nare al pres­i­dente del­la Giun­ta regionale Galan la petizione fir­ma­ta da trentac­inquemi­la per­sone per sal­vare l’ospedale garde­sano. Pol­lice ver­so dei dis­abili anche in mer­i­to alla pro­pos­ta avan­za­ta da Tosi per garan­tire la salute del­la popo­lazione e dei tur­isti che affol­lano le sponde del Benà­co. «Si trat­ta di una mostru­osa sem­pli­fi­cazione. Si vogliono con­tenere i costi e poi si cer­cano accor­di con la Provin­cia di Tren­to per delle prestazioni che non ver­ran­no cer­to for­nite gra­tuita­mente». Ad irritare Rober­to Bassi, infine, l’affermazione che l’attuale repar­to di chirur­gia orto­pe­di­ca di Val di Sog­no non rispon­da agli stan­dard europei. «È una spara­ta a sosteg­no del­la tesi di chiusura dell’ospedale. Si trat­ta di una dichiarazione in con­trasto con la realtà esistente, che suona offen­si­va nei con­fron­ti del per­son­ale medico e para­medico. Dot­tori che han­no sem­pre oper­a­to e con­tin­u­ano tutt’ora con sac­ri­fi­ci enor­mi for­nen­do comunque ampie garanzie pre­ven­tive e assis­ten­ziali. È vero invece che dal 1978 la Regione Vene­to è pro­pri­etaria dell’ospedale e non vi ha mai investi­to per il suo man­ten­i­men­to, sal­vo riti­rare annual­mente quan­to guadag­na­to per tap­pare altri buchi».

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