Il problema, diffuso, colpisce anche da Caprino a quote più elevate

Api sempre più rareanche sul Baldo

13/03/2008 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Sos per le api, che stan­no scom­paren­do con gravi ricadute anche su frut­ti­coltura e bio­di­ver­sità. Urge capire per­ché ovunque, pure nel Veronese e sul Monte noto come l’ «Hor­tus Europae», i pic­coli inset­ti stiano estinguen­dosi. La per­centuale del­la moria sfio­ra qui il 30 per cen­to: «E pos­si­amo con­sid­er­ar­ci un’isola felice», dicono Ange­lo Doar­do, pres­i­dente dell’Associazione provin­ciale api­coltori Verona ( 450 reg­is­trati, più i «liberi») e Gas­tone Pas­sari­ni, diret­tore dei servizi vet­eri­nari dell’Asl 20. Sono loro che stan­no curan­do il cor­so «Api­coltura sul Monte Bal­do», orga­niz­za­to con la Comu­nità mon­tana. Si trat­ta di una serie di lezioni, cinque teoriche e tre pratiche,con ter­mine il 19 aprile. La prossi­ma, domani, trat­terà pro­prio di malat­tie delle api e sarà tenu­ta da Fran­co Mutinel­li, diret­tore del Cen­tro nazionale per l’apicoltura dell’Istituto zoo pro­fi­lat­ti­co delle Venezie, sede di Padova.«L’apicoltura attra­ver­sa un dram­ma, e se non abbi­amo toc­ca­to il fon­do lo sfio­r­i­amo», esor­disce Pas­sari­ni. «Spe­ri­amo che le autorità com­pe­ten­ti, i politi­ci, gli impren­di­tori e i tec­ni­ci si deci­dano a trovare una soluzione a questo dis­as­tro. Aus­pichi­amo che lo fac­ciano presto anche se l’apicoltura, attiv­ità eco­nom­i­ca mar­ginale che crea scar­so red­di­to, è sem­pre sta­ta trascu­ra­ta». E che «rischia di sparire». Tre sono le con­cause che la stan­no met­ten­do in ginoc­chio: le mod­i­fi­cazioni cli­matiche, le malat­tie da alveari e i rischi deter­mi­nati dall’ambiente.«Dobbiamo capire quale di questi tre fat­tori più influen­za la moria che sti­amo reg­is­tran­do anche a Verona e sul Bal­do. L’apicoltura», spie­ga Doar­do, «che è stanziale sopra la Padana Supe­ri­ore, cioè a nord del­la statale 11, è infat­ti molto impor­tante anche per la frut­ti­coltura poiché l’ape è l’impollinatrice degli alberi e delle piante da frutto».Anche sul Bal­do l’apicoltura è prat­i­ca­ta in maniera dif­fusa dai 200 metri di Capri­no ai 1500 metri di Pra­da, dove si pro­duce un miele spe­ciale. «È essen­ziale che, anche in quest’ambiente, siano man­tenu­ti gli inset­ti impol­li­na­tori, soprat­tut­to le api sia domes­tiche sia sel­vatiche», aggiunge Pas­sari­ni. «Sono indis­pens­abili per sal­va­guardare e man­tenere la bio­di­ver­sità nel­la flo­ra spon­tanea di questo monte, che, sep­pur noto come il “gia­rdi­no d’Europa”, rischia altri­men­ti d’impoverirsi delle sue preziose specie autoctone».Le pos­si­bili ragioni del­la crisi: «Non abbi­amo più sta­gioni rego­lari, spes­so le fior­i­t­ure scop­pi­ano improvvisa­mente e dura­no solo due o tre giorni. Le api non trovano più fior­i­t­ure dilatate e non riescono a fare un servizio atti­vo d’impollinazione», nota Doar­do. I prob­le­mi sareb­bero inoltre legati ai fito­far­ma­ci usati in agri­coltura per sal­vare frut­ta e ver­dure da funghi e paras­si­ti: «Questi prodot­ti finis­cono nell’ambiente, l’ape ci vive facen­do almeno mille assag­gi al giorno. Un inset­to così pic­co­lo, che pesa appe­na un gram­mo, è un indi­ca­tore ambi­en­tale e, trat­te­nen­do queste mol­e­cole, non può che esserne intossi­ca­to e morire».«Noi sti­amo lavo­ran­do con il Cen­tro di ref­eren­za nazionale per l’apicoltura dell’Istituto zoo pro­fi­lat­ti­co delle Venezie, lan­ci­amo dunque un allarme serio», dice Pas­sari­ni. «Sol­leciti­amo anche gli isti­tu­ti di ricer­ca e far­ma­ceu­ti­ci nazion­ali, di Verona e del Vene­to a far­si cari­co di questo grave prob­le­ma, pur con­sci che lavo­rare sull’apicoltura non può promet­tere gran­di guadagni».[FIRMA]

Parole chiave:

Commenti

commenti