Aratro del Lavagnone, un’occasione culturale per il Garda

Di Luigi Del Pozzo

Da qualche giorno una copia dell’aratro del Lavagnone è espos­ta, con buona pub­blic­ità e una cer­ta enfasi, a pochi chilometri di dis­tan­za dall’originale con­ser­va­to nel Museo “Ram­bot­ti” di Desen­zano del Garda.

L’operazione pro­mossa dal con­sigliere comu­nale lonatese fa segui­to alla pro­pos­ta del con­sigliere desen­zanese Rino Pol­loni di spostare a , in occa­sione dell’Expo, l’originale dell’aratro o una sua copia. L’esibizione del­la copia a Lona­to è accom­pa­g­na­ta dal­la riven­di­cazione del Lavagnone, luo­go del ritrova­men­to, come ter­ri­to­rio lonatese.

Va innanz­i­tut­to pre­cisato che l’aratro è sta­to rin­venu­to da Rena­to Peri­ni negli anni ’70 del sec­o­lo scor­so nel set­tore I del suo sca­vo, intera­mente nel ter­ri­to­rio comu­nale, all’epoca nel cam­po del sig. Pego­raro, oggi parte dell’area acquis­ta­ta dal Comune di Desenzano.

L’amministrazione comu­nale rib­adisce, da un lato, l’impos­si­bil­ità di uno sposta­men­to del prezioso e del­i­ca­to reper­to, del quale del resto non dispone in quan­to pat­ri­mo­nio del­lo Sta­to, dall’altro sot­to­lin­ea l’importanza di man­tenere a Desen­zano l’originale dell’aratro risalente al 2000 a.C., in virtù di una gius­ta con­tes­tu­al­iz­zazione all’interno del Museo archeologico.

Il Museo Ram­bot­ti infat­ti non è cos­ti­tu­ito solo dall’aratro ma da un insieme di reper­ti, pan­nel­li, attiv­ità e lab­o­ra­tori didat­ti­ci. Dare un’occhiata a una copia non sos­ti­tu­isce l’emozione di trovar­si di fronte all’oggetto real­iz­za­to da un uomo di 4.000 anni fa e la com­pren­sione che nasce da un per­cor­so di visi­ta stu­di­a­to e collaudato.

Il Museo di Desen­zano infat­ti, che nel set­tem­bre scor­so si è amplia­to con due nuove sale, è una realtà in forte cresci­ta, come dimostra­no i dati sui vis­i­ta­tori: 3.072 nel 2012, 3.377 nel 2013 e 4.396 nel 2014, oltre ai 563 bam­bi­ni coin­volti nei lab­o­ra­tori e ai 286 parte­ci­pan­ti ad altre inizia­tive. A breve ver­rà inau­gu­ra­ta, al piano supe­ri­ore, una sala didat­ti­ca che ripro­duce fedel­mente l’interno di una palafitta.

Va anche det­to che la copia espos­ta a Lona­to non è una ricostruzione com­ple­ta, man­can­do del­la stan­ga e del doppio gio­go, pre­sen­ti invece (parzial­mente ricostru­ite, ma visi­va­mente dis­tin­guibili dall’originale) nell’allestimento di Desen­zano e quin­di è poco utile, sia per capire la fun­zione dell’aratro che per godere dei det­tagli, come le fini inci­sioni pre­sen­ti sul­la parte orig­i­nale del gio­go (vedi foto).

Sono a con­fron­to due idee di divul­gazione cul­tur­ale: una che pro­pone la fruizione dei reper­ti in un con­testo coer­ente e di forte impat­to emo­ti­vo, l’altra che pun­ta sul­la spet­ta­co­lar­iz­zazione pres­so un pub­bli­co indif­feren­zi­a­to, accom­pa­g­na­ta da un pizzi­co di orgoglio territoriale.

La pro­mozione del­la cul­tura e delle eccel­len­ze del ter­ri­to­rio non è un fat­to episod­i­co ma com­por­ta con­tinui inves­ti­men­ti: neanche un anno fa, con il con­trib­u­to del Rotary Club, si è provve­du­to al restau­ro dell’aratro e alla sua col­lo­cazione su nuovi sup­por­ti in una teca cli­ma­tiz­za­ta. E’ poi nec­es­sario assi­cu­rare il dovu­to deco­ro e sicurez­za: a questo propos­i­to è sta­ta rifat­ta la fac­cia­ta e sono state appe­na rin­forzate le mis­ure di pre­ven­zione e di allarme, con instal­lazione di un sis­tema di videosorveg­lian­za. Par­lan­do di cifre, il restau­ro è costa­to 14.000 euro, la mes­sa in sicurez­za oltre 15.000, la manuten­zione di infis­si e fac­cia­ta cir­ca 14.000, altret­tan­to l’acquisto e la recinzione dell’area degli scavi.

Va infat­ti ricorda­to che il Comune di Desen­zano ha acquis­ta­to il ter­reno di ritrova­men­to dell’aratro — dal 2011 cen­si­to dall’Unesco come “pat­ri­mo­nio dell’umanità” — per pro­teggere al meglio l’area e con­sen­tire futuri svilup­pi di pro­mozione turistica.

«Più che dis­cutere per portare la copia dell’aratro a Lona­to o a Milano – affer­ma il sin­da­co – potrem­mo lavo­rare insieme per creare un cir­cuito cul­tur­ale che pro­muo­va nei siti di mag­giore inter­esse del ter­ri­to­rio garde­sano, otte­nen­do molto di più in fun­zione di . Abbi­amo gioiel­li come la vil­la romana, il Museo Ram­bot­ti e il castel­lo di Desen­zano, la roc­ca vis­con­tea e le for­naci romane di Lona­to, il castel­lo di Padenghe e la , la vil­la romana di Toscolano; vogliamo fer­mar­ci a pro­muo­vere la copia di un reperto?».

«Riten­go che il com­pi­to di un con­sigliere comu­nale – con­clude il sin­da­co di Desen­zano – sia quel­lo di pro­muo­vere l’attrattività tur­is­ti­ca del­la pro­pria cit­tà anziché portare in giro un “fal­so reper­to”, che i vis­i­ta­tori si lim­it­er­an­no a guardare sen­za capirne il val­ore e sen­za conoscere il ter­ri­to­rio né l’antica cul­tura di appartenenza».