Affollata assemblea organizzata per illustrare due iniziative. Proposta del Comitato che ha presentato anche un esposto

Ateneo in piazza d’Armi

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Un espos­to al min­is­tero per i Beni e le Attiv­ità cul­tur­ali e alle Soprint­en­den­ze regionale e provin­ciale sul­la delib­era di ces­sione dell’edificio delle scuole ele­men­tari che si affac­cia su piaz­za d’Armi; la pro­pos­ta — prog­et­to di uti­liz­zare la zona mon­u­men­tale del cen­tro stori­co (ex carcere mil­itare, Roc­ca e Padiglione) come sede di un euro­pea: sono le due inizia­tive del Comi­ta­to civi­co e apartiti­co «Piaz­za d’Armi» che gli stes­si pro­mo­tori han­no illus­tra­to l’altra sera nel cor­so di una ser­a­ta pub­bli­ca. «L’idea era quel­la di fare il pun­to del­la situ­azione su ciò che riguar­da piaz­za d’Armi e di spie­gare cosa abbi­amo già fat­to e cosa inten­di­amo pro­porre», spie­ga Francesco Gia­r­di­na, por­tav­oce del Comi­ta­to. È sta­to l’architetto Lino Bozzet­to ad illus­trare le ragioni dell’esposto data­to 2 otto­bre e avente per ogget­to la des­ti­nazione dell’edificio che ospi­ta­va le scuole ele­men­tari del capolu­o­go. «Con la delib­era 365 del 12 dicem­bre 2005», dice Gia­r­di­na, «si prevede­va la ces­sione dell’edificio, la sua demolizione e con­seguente ricostruzione di un edi­fi­cio in situ ad uso abi­ta­ti­vo com­mer­ciale. Abbi­amo scrit­to nell’esposto che ques­ta deci­sione con­trasta con il Piano par­ti­co­lareg­gia­to del cen­tro stori­co vigente all’atto del­la delib­era. In segui­to, il 26 mag­gio 2006, il Con­siglio comu­nale ha approva­to la vari­ante urban­is­ti­ca 06/2006 che prevede: la demolizione del­la ex scuo­la ele­mentare e la ricostruzione in situ di un vol­ume edilizio pres­soché equiv­a­lente; la demolizione sen­za ricostruzione degli edi­fi­ci adi­a­cen­ti al ponte for­ti­fi­ca­to dei Voltoni». L’obiezione soll­e­va­ta dal Comi­ta­to riguar­da «l’anomalia di questi atti per­ché deci­dono di un bene architet­ton­i­co sogget­to a vin­co­lo di tutela sen­za aver acquisi­to pre­ven­ti­va­mente i pareri di com­pe­ten­za». «La ex scuo­la di piaz­za d’Armi è sta­ta edi­fi­ca­ta tra il 1914 e il 1916; sec­on­do la nor­ma­ti­va vigente, dunque, è bene cul­tur­ale sogget­to a tutela in quan­to edi­fi­cio apparte­nente al Demanio comu­nale costru­ito da oltre 50 anni. La natu­ra di bene cul­tur­ale ren­derebbe inalien­abile la strut­tura sul­la quale ogni inter­ven­to edilizio prog­et­ta­to deve essere sogget­to ad autor­iz­zazione del­la Soprint­en­den­za». L’esposto ricor­da la par­ti­co­lar­ità del­la strut­tura dell’intera piaz­za d’Armi sul­la quale, scrive il Comi­ta­to «prospet­tano diret­ta­mente il com­p­lesso architet­ton­i­co, scaligero, vene­to, asbur­gi­co del­la Roc­ca, il grande ospedale d’armata asbur­gi­co, la chiesa par­roc­chiale e, indi­ret­ta­mente, i ram­pari del­la Cin­ta magis­trale ed il ponte for­ti­fi­ca­to cinque­cen­tesco dei Voltoni. Tut­ti questi edi­fi­ci sono sogget­ti al vin­co­lo mon­u­men­tale che tutela l’intera Fortez­za di Peschiera come unicum architet­ton­i­co di inter­esse par­ti­co­lar­mente impor­tante. «Ed è pro­prio questo unicum che noi rite­ni­amo nec­es­sario sal­va­guardare da inter­ven­ti ed inizia­tive improvvisate e dub­bie, e lo abbi­amo scrit­to. Ma è evi­dente per chi­unque che non è ci si può lim­itare a par­lare di tutela: questo pat­ri­mo­nio», sot­to­lin­ea Gia­r­di­na, «non può restare abban­do­na­to a sé stes­so. Occorre un prog­et­to impor­tante, che con­sen­ta di recu­per­ar­lo ad una fruibil­ità deg­na del val­ore di questo con­testo». Di qui l’idea di pro­porre alle autorità com­pe­ten­ti un prog­et­to per la real­iz­zazione di una uni­ver­sità euro­pea. «Guardare all’Europa è indis­pens­abile per­ché è dif­fi­cile pen­sare che il nos­tro Sta­to pos­sa far fronte da solo ad un impeg­no eco­nom­i­co di così ampio respiro. A suo tem­po, il finanzi­a­men­to europeo che ci ha aiu­tati a recu­per­are il com­p­lesso del­la caser­ma di Por­ta Verona è arriva­to anche gra­zie all’idea di uti­liz­zarne una parte come sede di un nazionale dell’epoca delle palafitte, vis­to il ruo­lo stori­ca­mente uni­co di Peschiera in quest’ambito». «Il finanzi­a­men­to è arriva­to anche se quel museo non è più sta­to fat­to; dunque per­ché non riprovar­ci ora? La strut­tura c’è: i com­p­lessi delle caserme del­la Roc­ca, dell’ex carcere mil­itare e del Padiglione non han­no nul­la da invidiare alle sedi dei col­lege più pres­ti­giosi. Stu­den­ti prove­ni­en­ti da tut­ta Europa, docen­ti, pos­si­bil­ità di ospitare sem­i­nari, con­gres­si: Peschiera ha tutte le carte in rego­la per pot­er aspi­rare a questo, inclu­so il suo stra­or­di­nario ambito nat­u­rale. Il Comi­ta­to», con­clude il por­tav­oce, «si farà pro­mo­tore di questo progetto».

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