Murale di Fertonani in Comune

Atmosfere del lago in salsa brasiliana

19/08/2004 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

È sta­to pre­sen­ta­to ieri, da Toni Fer­to­nani, l’intervento pit­tori­co sul­la parete di fon­do del­la sala con­sil­iare del munici­pio: otto metri e mez­zo per tre e ottan­ta di pit­tura. In con­tem­po­ranea è sta­ta aper­ta una per­son­ale nell’adiacente palazzet­to delle espo­sizioni. Una doppia occa­sione da non perdere per chi ama l’avventura artis­ti­ca di questo glo­be­trot­ter del pen­nel­lo, peren­nemente in viag­gio fra Gar­da e il Brasile. «Quan­do prende l’aereo per il turno di vita in Brasile», s’è chiesto lo scrit­tore Luca Goldoni, parte o tor­na? E quan­do a Rio prende l’aereo per la Malpen­sa tor­na o parte?». Del tut­to atipi­co è lo stile con cui Fer­to­nani ha reso noto l’appuntamento dell’inaugurazione: «Il Comune di Gar­da, nel quale mi onoro di vivere da ormai svariati anni», ha scrit­to, «mi ha gen­til­mente “inti­ma­to” di orga­niz­zare una mostra per­son­ale con i miei ulti­mi ed ultimis­si­mi lavori. Da buon cit­tadi­no, ligio al sen­so civi­co, e soprat­tut­to tim­o­roso di un even­tuale aumen­to delle mie tasse (in caso di rifi­u­to…), ho di buon gra­do accolto l’invito». E dunque al palazzet­to accan­to alla casa del Comune si pos­sono ora ammi­rare questi lavori pieni di luce, di col­ore, di rit­mo espres­si­vo, fino al 6 di set­tem­bre, tut­ti i giorni, dalle 18 alle 19 e poi dalle 20.30 alle 24, con l’aggiunta di un pic­co­lo peri­o­do di aper­tu­ra mat­tuti­na la domeni­ca dalle 10 alle 12. Man­to­vano d’origine (è nato a Mar­caria nel 1932), in Brasile Fer­to­nani ci si è trasfer­i­to gio­vanis­si­mo, subito dopo gli stu­di artis­ti­ci svolti a Bologna, dove ave­va instau­ra­to un bel­la affet­tu­osa ami­cizia con Moran­di, genio del­la pit­tura ital­iana. In Amer­i­ca Lati­na mise in pie­di una fit­ta rete di col­lab­o­razioni coi gran­di del­la let­ter­atu­ra, come il poeta Pablo Neru­da e lo scrit­tore Jorge Ama­do. Ami­co di Vini­cio de Moraes, sarà tra i pro­tag­o­nisti dei giorni che videro nascere il fenom­e­no musi­cale del­la Bossa Nova. Il Gar­da è sta­ta la patria par­al­lela, e adesso lo è sta­bil­mente, anche se i viag­gi in ter­ra amer­i­cana non sono infre­quen­ti. A Gar­da c’è dall’inverno dell’anno pas­sato anche questo suo gigan­tesco murale del munici­pio. Al cen­tro, com’è nel suo stile, una don­na-Madon­na, qua­si incon­tro di sacro e di pro­fano. Un po’ come nell’altro murale «munic­i­pale» dip­in­to in riva al lago: quel­lo del Comune di Bren­zone. Sulle ali le barche, quelle d’una tradizione ormai affi­da­ta solo alla memo­ria: i bar­coni che un tem­po trasporta­vano pesce, leg­na, pietre, car­bone, perfi­no man­drie di vac­che attra­ver­so il lago. Con le vele mul­ti­col­ori, per­ché peren­nemente rat­top­pate. Poi i pesca­tori che ram­men­dano le reti. E il pesce, che ricor­da più acque oceaniche che quelle bena­cen­si. E i cipres­si, gli olivi, i palazzi d’una Gar­da che si assume toni qua­si lati­no amer­i­cani. Le stesse tinte che riscal­dano le tele esposte al palazze­to: donne indo­len­ti, calore di giorni asso­lati, lampi, squar­ci acce­can­ti di sole, qua­si vio­len­to, eppure anche capace d’indurre alla lenta med­i­tazione. Come una Bossa Nova, can­ta­ta sommes­sa­mente, qua­si sus­sur­ra­ta, eppure s’insinua nel­la mente, nel cuore, e non t’abbandona più.