Il Garda è bello. Anzi bellissimo. Le sue onde affascinano. Invitano a lunghe traversate. «Ma sono insidiose, nascondono mille rischi».

Attenti al Garda!

Di Luca Delpozzo
Davide Gorni

Il Gar­da è bel­lo. Anzi bel­lis­si­mo. Le sue onde affasci­nano. Invi­tano a lunghe tra­ver­sate. «Ma sono insidiose, nascon­dono mille rischi», ammonisce Pier­lu­cio Cere­sa, diri­gente del­la . Guai a sot­to­va­l­u­tar­le. Bas­tano pochi minu­ti, il tem­po di un veloce gio­co di cor­ren­ti d’aria, per­ché dal Bal­do o dai mon­ti sopra Limone scen­da, giù giù fino a Sirmione, la tem­pes­ta. «Non dica che il lago è peri­coloso: gli oper­a­tori tur­is­ti­ci non sareb­bero con­tenti — con­siglia Enri­co Mus­es­ti, vicepres­i­dente dei Volon­tari del Gar­da -. E’ vero però che serve atten­zione». Le «bizze» del tem­po, ma soprat­tut­to l’imprudenza dei «dilet­tan­ti» del­la , pos­sono trasfor­mare una gita in trage­dia. Pro­prio come nell’agosto di due anni fa quan­do morirono tre tur­isti scozze­si. O come domeni­ca scor­sa, quan­do due velisti sono sta­ti sal­vati in extrem­is dal lago. Li ave­vano cer­cati per tut­ta la notte. Inutil­mente. Ne sa qual­cosa il coman­dante provin­ciale dei di Bres­cia, il colon­nel­lo Carmine Adi­nolfi: «Nel peri­o­do esti­vo abbi­amo ogni giorno almeno 4 o 5 richi­este di soc­cor­so». Dall’avaria del motore alla «scuf­fi­a­ta». Come quel­la del­lo scor­so week­end: «I due velisti se la sono cava­ta per­ché indos­sa­vano il giub­bot­to di sal­vatag­gio — con­tin­ua -. Ogni estate dob­bi­amo far fronte all’invasione di un mil­ione di tur­isti». Non sem­pre chi prende il largo è pron­to all’emergenza. In molti ad esem­pio, pre­si dal pan­i­co, si get­tano in acqua per rag­giun­gere la riva a nuo­to: «Un gravis­si­mo errore — spie­gano gli esper­ti -. Si rischia di essere por­tati al largo. Meglio rimanere sul­la bar­ca». Il lago è trop­po grande (370 chilometri qua­drati) e trop­po lun­go (51 chilometri) per con­sen­tire una cop­er­tu­ra totale: anche se a dis­po­sizione ci sono ben sette motovedette. «Quand el sofia da Bre­sa, al fa pora». Per­ché il ven­to por­ta bur­ras­ca, spie­ga Bruno Cav­al­laro, pesca­tore di Salò, 77 anni di cui 65 al largo. Ma pochi, pochissi­mi, han­no la sua espe­rien­za: «Ne ho visti tan­ti che han­no rischi­a­to la vita sul Gar­da». C’è volu­ta una trage­dia — la morte dei 3 scozze­si — per far arrivare sul lago una motovedet­ta del­la Guardia costiera che oggi opera, 24 ore su 24. «Tan­to impeg­no però serve a poco, se man­cano pru­den­za e buon sen­so». Paro­la di Bruno, il pesca­tore.