L’impegno delle Colonie alpine per l’inserimento lavorativo. La coltivazione offre impiego ai disabili psichici

Attivi grazie ai tartufi

31/10/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Il tartu­fo del aiu­ta i dis­abili psichi­ci a rein­te­grar­si nel mon­do del lavoro. A dir­lo è il pres­i­dente delle Colonie alpine verone­si, Amos Guat­ta Cal­di­ni, al ter­mine delle due gior­nate di con­gres­si per benef­i­cen­za orga­niz­zate al Albisano. L’ente pub­bli­co per la benef­i­cen­za e assis­ten­za, in pas­sato al cen­tro di scan­dali giudiziari, ha in cor­so un prog­et­to denom­i­na­to «Prog­et­to Emanuele» che si occu­pa del reine­ser­i­men­to, attra­ver­so l’apprendimento di una qual­i­fi­ca lavo­ra­ti­va, dei dis­abili psichi­ci nel­la così det­ta soci­età civile. «Da cir­ca cinque anni», ha spie­ga­to Amos Guat­ta Cal­di­ni, «e cioè da quan­do il sot­to­scrit­to è entra­to nelle Colonie alpine verone­si, abbi­amo chiu­so pos­i­ti­va­mente tutte le ques­tioni giudiziarie in sospe­so, frut­to del­la malages­tione prece­dente. Ora l’ente è impeg­na­to solo a garan­tire assis­ten­za e aiu­to alle per­sone bisog­nose. Da alcu­ni anni infat­ti siamo ripar­ti­ti davvero da zero. E siamo rius­ci­ti a real­iz­zare molte inizia­tive inter­es­san­ti». Sulle colline di Tor­ri, e pre­cisa­mente in local­ità Bardi­no ad Albisano, l’ente è pro­pri­etario di molti ter­reni, fino­ra colti­vati a olive­to, su cui ven­gono fat­ti lavo­rare i dis­abili psichi­ci, con l’aiuto di medici, psi­colo­gi e per­son­ale del Self Help San Gia­co­mo, di Bor­go Roma, oltre a per­son­ale agrario qual­i­fi­ca­to. «In questo modo, siamo rius­ci­ti fino­ra a ottenere buoni risul­tati e a ren­dere autono­mi diver­si dis­abili psichi­ci. Questi, dopo aver impara­to un mestiere, lavo­ra­no per alcune ditte verone­si: non sono un peso eco­nom­i­co per la soci­età ma vere e pro­prie unità pro­dut­tive, con un red­di­to e una pro­pria autono­mia», ha pros­e­gui­to Cal­di­ni. A tutt’oggi quat­tro dis­abili psichi­ci colti­vano le terre delle Colonie alpine a Bardi­no, men­tre altri tre si sono rein­ser­i­ti nel­la soci­età civile. «Con queste due gior­nate», pros­egue il pres­i­dente, «e gra­zie all’aiuto del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do, del­la Provin­cia di Verona, del­la Regione e di numerosi spon­sor pri­vati che ci han­no dato con­tribu­ti, adibire­mo un ter­reno alla coltura dei tartu­fi del Bal­do». Nel fine set­ti­mana scor­so, al prez­zo di 35 euro, le Colonie alpine han­no orga­niz­za­to due pranzi di benef­i­cen­za a base di tartu­fo, per rac­cogliere fon­di des­ti­nati al Prog­et­to Emanuele. «Sono state 170 cir­ca», a sen­tire i con­ti del respon­s­abile stam­pa delle Colonie, «le per­sone che han­no parte­ci­pa­to con­tribuen­do alla inizia­ti­va. Il fine set­ti­mana prevede­va anche un con­veg­no sull’Alzheimer, patro­ci­na­to dal cen­tro nazionale di ricer­ca, e un altro sug­li aspet­ti tec­ni­ci, coltur­ali, e bio­logi­ci del tartu­fo». «Quel­lo che ci ha las­ciati davvero con­tenti», ha chiu­so Cal­di­ni, «è sta­ta la pos­si­bil­ità di far conoscere un prodot­to tipi­co, come il tartu­fo del Monte Bal­do, all’aspetto di util­ità sociale e di aut­o­fi­nanzi­a­men­to del nos­tro prog­et­to. Da gen­naio inizier­e­mo a colti­vare ad Albisano un ter­reno ido­neo per il tartu­fo e avre­mo quin­di la pos­si­bil­ità di far lavo­rare un numero mag­giore di dis­abili psichi­ci». Infine, tra i prog­et­ti a breve ter­mine delle Colonie alpine verone­si c’è la creazione di un agri­cam­peg­gio, sem­pre ad Albisano, da far gestire ai dis­abili in col­lab­o­razione con per­son­ale qual­i­fi­ca­to. «Per questo», han­no ter­mi­na­to i ver­ti­ci delle Colonie alpine verone­si, «sti­amo atten­den­do l’autorizzazione del­la Soprint­en­den­za di Verona ad abbat­tere una vec­chia caset­ta, che si tro­va sui ter­reni, dopo di che il comune di Tor­ri dovrebbe dar­ci le autor­iz­zazioni per pot­er creare l’agricampeggio».

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