Riuscita l’impresa del poliziotto trentino, che ha onorato la promessa fatta a un’amica scomparsa. Da Riva a Sirmione, Sartori ha nuotato per oltre 21 ore

Attraversa il Garda per Silvia

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Chris­t­ian Sar­tori ha nuo­ta­to da Riva a Sirmione in 21 ore e un paio di minu­ti. E’ par­ti­to dal lido dei Sab­bioni (nel­la local­ità trenti­na) alle 19.10 di mart­edì, giun­gen­do stan­co e felice all’im­bar­cadero del­la peniso­la di Cat­ul­lo alle 16.12 di ieri pomerig­gio. Un arri­vo che sem­bra­va stu­di­a­to da un reg­ista cin­e­matografi­co. La famiglia di cig­ni (tre, pic­coli, neri e altret­tan­ti bianchi) che anda­va ver­so di lui, men­tre i gab­biani parti­vano in volo e il piroscafo «Tren­to» (qua­si un omag­gio, per un trenti­no doc), attrac­ca­to al molo, pos­tic­i­pa­va la parten­za per Desen­zano: il coman­dante face­va suonare ripetu­ta­mente la sire­na, qua­si a sot­to­lin­eare la prodez­za com­pi­u­ta. Un quadret­to gioioso, in una gior­na­ta lumi­nosa e ric­ca di sole. Numerosi i sosten­i­tori (per con­vinzione) e i tur­isti (lì, per caso) che han­no accolto Sar­tori. Fra abbrac­ci e applausi. Trenta­tre anni, sposato, papà di una bam­bi­na di 10 (Ellen), orig­i­nario di Arco ma res­i­dente a Riva, a lun­go nel­la Polizia stradale di Salò, ora al Com­mis­sari­a­to del­la sua cit­tà, conosci­u­to negli ambi­en­ti del bas­ket (anche del­la nos­tra provin­cia) per avere gio­ca­to fino alla C1, Chris­t­ian è il pri­mo garde­sano ad avere ten­ta­to l’im­pre­sa. «L’ho fat­to per lei», affer­ma. Per Sil­via Bonomet­ti, una caris­si­ma ami­ca mor­ta in un inci­dente stradale lo scor­so giug­no, con lo scoot­er, in una gal­le­ria del­la Val di Ledro. «Le dice­vo: per te sarei dis­pos­to ad attra­ver­sare il lago. Io, che non ave­vo mai prova­to ad effet­tuare una tra­ver­sa­ta. Mi sem­bra­va il modo migliore per ricor­dare la sua gioia di vivere, rispet­tan­done lo spir­i­to, l’en­tu­si­as­mo, la car­i­ca inte­ri­ore. E per dimostrare che nes­sun tra­guar­do è preclu­so, nem­meno i più insperati e, all’ap­paren­za, irrag­giun­gi­bili». In quel­l’is­tante sbu­ca un ragaz­zo dis­abile. Gli chiede l’au­to­grafo. Chris­t­ian si sch­ernisce, poi gli ami­ci lo con­vin­cono a fir­mare, con tan­to di ded­i­ca. Da Riva a Desen­zano, in lin­ea per­pen­di­co­lare, sono 49 chilometri. Ma il Gps, il nav­i­ga­tore degli accom­pa­g­na­tori (che, spes­so, anda­vano avan­ti, per indi­car­gli la lin­ea ret­ta, sal­vo poi tornare indi­etro), col­le­ga­to alla rete satel­litare, ne seg­na­va una deci­na in più. Le con­dizioni di salute del nuo­ta­tore sono state costan­te­mente mon­i­torate dal medico rivano Giro­lamo Mirante Mari­ni. «Alla parten­za la tem­per­atu­ra era piut­tosto rigi­da — ram­men­ta -. A Limone, nel­la notte, ho trova­to un’on­da lun­ga, molto fas­tidiosa. Gli ami­ci, sul cab­i­na­to, il gom­mone e le due canoe, han­no avu­to prob­le­mi, dan­do di stom­a­co. Accusa­vano il mal di mare in mez­zo al… lago! «Tem­po­rali? No. I lampi gira­vano attorno. Alzan­do gli occhi, li vede­vo sul monte Bal­do. L’al­i­men­tazione? Ho pre­so bevande, lat­te con­den­sato e prodot­ti ener­geti­ci. Me li davano col brac­ci­o­lo. Pri­ma ogni ora, poi ogni mez­z’o­ra, nel­l’ul­ti­mo trat­to ogni 15 minu­ti. Nel finale ho rischi­a­to di bloc­car­mi, non ce la face­vo più, qua­si qua­si mi veni­va un coc­colone. Adesso ho anco­ra adren­a­li­na in cor­po, ma se mi siedo sono sicuro che cedo di schi­anto». Mas­si­mo Padovan, asses­sore alla Sicurez­za, lo ha accolto donan­dogli un libro e il Gri­fone di Sirmione, un’onori­fi­cien­za in mar­mo-vetro prodot­ta in Unghe­ria. Ad atten­dere Sar­tori c’er­a­no anche i vec­chi col­leghi del Polizia stradale di Salò, Desen­zano e din­torni. Il poliziot­to di Riva (che indos­sa­va una muta e un paio di pinne, ordi­nate tramite Inter­net ad una dit­ta amer­i­cana che le for­nisce ai Navy Seals e ai Marò ital­iani, i repar­ti spe­ciali del battaglione San Mar­co) è il pri­mo garde­sano a unire la spon­da Nord alla Sud. Nel giug­no ’97 il 30enne Mar­co Battag­gia, di Mestre, per­corse il lago in 21 ore e 58 minu­ti. Nel­l’ot­to­bre ’99 il 44enne sloveno Mar­tin Streel, record­man mon­di­ale su dis­tanze estreme, un aut­en­ti­co pro­fes­sion­ista vis­to che ave­va affronta­to il canale del­la Man­i­ca, da Dover a Calais, il trat­to di mare fra la Tunisia e l’iso­la di Pan­tel­le­ria, e quel­lo da Lig­nano a Raven­na (162 chilometri), fece anco­ra meglio: 21 ore, 25 minu­ti, 32 sec­on­di. Par­ti­ti entram­bi da Riva, rius­cirono ad arrivare nel por­to di Desen­zano non sen­za fat­i­ca. La dis­tan­za: cir­ca 60 chilometri. Pri­ma di loro, nell’87, ci provò un avvo­ca­to barese (Pin­to), ma perse l’ori­en­ta­men­to e andò ad are­nar­si nelle sec­che di Lazise, sul­la spon­da veronese. A Chris­t­ian, che si è prepara­to in un mese e mez­zo, alter­nan­do il nuo­to alla moun­tain bike, non impor­ta­va nul­la dei record e del cronometro: l’im­pre­sa e il pen­siero di Sil­via val­e­vano molto più del tem­po che avrebbe fat­to registrare.

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