La società sportiva è in crisi: nei prossimi giorni l’assemblea della verità. L’assessore Garagna: «Il nuoto rischia di scomparire»

Avantgarda, il miracolo è finito

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Di Luca Delpozzo
r.p.

Era la cap­i­tale del nuo­to. Vince­va ovunque, siede­va sul trono d’Italia, ospi­ta­va i cam­pi­onati inver­nali che ave­va inau­gu­ra­to nel­la sua pisci­na Tre Stelle. Adesso Desen­zano rac­coglie i coc­ci di rib­al­toni e malu­mori, prob­le­mi eco­nomi­ci e parten­ze eccel­len­ti. «Il nuo­to qui rischia di scom­par­ire», ammette sen­za giri di parole l’assessore allo Sport del Comune, . Nei pri­mi giorni di gen­naio (la data è anco­ra da definire), l’Avantgarda si riu­nirà in assem­blea. I soci decider­an­no il da far­si: rin­no­vare o togliere la fidu­cia al pres­i­dente, l’ungherese Tomas Gyertyanffy, l’allenatore di tut­ti i tri­on­fi desen­zane­si? Allear­si con altre asso­ci­azioni sportive garde­sane, entrare in un pool di squadre bres­ciane (sot­to la regìa del­la Fed­er­azione ital­iana nuo­to) o cos’altro? «Per come si sono messe le cose, l’ancora di salvez­za è la Fin: entrare nell’orbita fed­erale garan­ti­rebbe una ges­tione più sana del club. Altri­men­ti — con­clude ama­ra­mente Garagna — esistono for­ti prob­a­bil­ità che il nuo­to scom­pa­ia da Desen­zano». Il mira­co­lo è fini­to. Sono bas­ta­ti pochi mesi a dis­sol­vere un impero che sem­bra­va pog­gia­re su basi solide anche in prospet­ti­va. I risul­tati ago­nis­ti­ci, sem­pre eccel­len­ti, ave­vano mascher­a­to una situ­azione che sta­va pre­cip­i­tan­do. I cam­pi­onati ital­iani inver­nali, quest’anno, han­no cam­bi­a­to sede: meglio Impe­ria, ché la cap­i­tale garde­sana non c’è più. Come se fos­se sta­ta rasa al suo­lo. L’Avantgarda rischia il tra­col­lo e non può con­so­lar­si nem­meno con i suoi assi. Li ha già per­si tut­ti. Un anno fa Sara Gof­fi, fres­ca di Olimpia­di, passò sot­to le inseg­ne del­la Dds . Con lei, Beat­rice Zur­ma. In autun­no le ha rag­giunte Veron­i­ca Ranieri. La deci­sione di cedere in presti­to al Dabliu Team Roma Alessan­dra Cap­pa e Cristi­na Maccagno­la ha fat­to tra­boc­care il vaso, sus­ci­tan­do l’ira dei soci. Il Con­siglio diret­ti­vo ha chiesto un rim­bor­so per la ces­sione e vor­rebbe ricavare qual­cosa anche dai cam­pi­oni unghere­si (Peter Hor­vath e Atti­la Zubor, entram­bi in atte­sa di cit­tad­i­nan­za ital­iana) che da mesi uti­liz­zano l’impianto desen­zanese per gli allena­men­ti. Di qui la deci­sione dei soci (60 in tut­to: 30 gen­i­tori degli atleti, 40 Mas­ter) di con­vo­care l’assemblea dopo le dimis­sioni dal diret­ti­vo di Luisa Cap­pa, madre dell’ondina azzur­ra. A sei mesi dall’uscita di sce­na di Gian­fran­co Paroli­ni, l’Avantgarda rischia ora di ritrovar­si con il ter­zo pres­i­dente in tre anni. E pen­sare che nel ’99 Gio­van­ni Bis­soli fu costret­to a dimet­ter­si (cos­ic­ché anche la figlia Francesca, pun­ta di dia­mante del­la squadra, decise di abban­donare) per­ché la sua ges­tione era con­sid­er­a­ta «di liv­el­lo par­roc­chiale»… «Crit­i­ca­vano Bis­soli, ma con lui al tim­o­ne l’Avantgarda era arriva­ta ai ver­ti­ci — ricor­da l’assessore Garagna -. Dal suo abban­dono le cose sono decisa­mente peg­gio­rate. C’è qual­cosa che non quadra. Il pres­i­dente attuale ha una visione tut­ta sua delle cose, un modo suo di pen­sare la soci­età: vede solo il pro­fes­sion­is­mo puro, ma così si las­ciano perdere le basi. L’impianto è comu­nale, la pisci­na è gesti­ta dal­la Fin: noi con­tribuiamo a coprire il cos­to dell’acqua, ma le vere ques­tioni sono altre. È un prob­le­ma di sol­di, di spon­sor che man­cano, ma anche di per­sone. Bisogna allargare la ges­tione, met­tere insieme gli sforzi di diverse soci­età: urge una sterza­ta per sal­vare il nuo­to desen­zanese, un nos­tro fiore all’occhiello». Tomas Gyertyanffy, dal can­to suo, difende a spa­da trat­ta le pro­prie scelte: «Con la ces­sione di Cap­pa e Maccagno­la in presti­to a Roma — spie­ga il pres­i­dente-allena­tore — non ho inte­so sman­tel­lare la squadra, ma real­iz­zare qual­cosa di utile all’Avantgarda anche in prospet­ti­va. Sei mesi fa ho accetta­to di diventare pres­i­dente per sal­vare la soci­età, ma in questi mesi ho scop­er­to cose che non mi sono piaciute. Intorno a me ho trova­to forze e cor­ren­ti che rema­vano con­tro. L’Avantgarda è sopravvis­su­ta, ha vin­to per anni in Italia come il Chie­vo, a dis­pet­to di tut­ti. Per gestire la rou­tine quo­tid­i­ana bas­ta l’autotassazione, ma per diventare gran­di serve una soci­età più arti­co­la­ta, ser­vono spon­sor. Sono rimas­to l’unico allena­tore del­la soci­età, ma ho lavo­ra­to bene, dunque sono sereno. I gen­i­tori di alcu­ni atleti invece si ded­i­cano ai com­plot­ti­ni: han­no fat­to dimet­tere la Cap­pa, orga­niz­zano un’assemblea e uffi­cial­mente io non so anco­ra nul­la. Non so se sarò sfidu­ci­a­to o con­fer­ma­to — con­clude Gyertyanffy -: in ogni caso, dovrò riflet­tere sul mio futuro».

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