Cercano le bombe intelligenti scaricate nel lago da un F15 della Nato ma trovano soltanto bombe della Seconda guerra mondiale.

Avvistate bombe sui fondali del lago di Garda

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Di Luca Delpozzo
Ennio Moruzzi

Cer­cano le bombe intel­li­gen­ti scar­i­cate nel lago da un F15 del­la Nato ma trovano soltan­to bombe del­la Sec­on­da guer­ra mon­di­ale. Ieri i sub del­la Mari­na mil­itare han­no indi­vid­u­a­to un grap­po­lo di ordig­ni, una deci­na in tut­to, ada­giati sui fon­dali a 200 metri del­la riva, davan­ti a Lugana. L’area è sta­ta delim­i­ta­ta e ver­rà presto boni­fi­ca­ta. Delle bombe del­la Nato nes­suna trac­cia, nonos­tante le ricerche siano in cor­so ormai da mesi. Stra­no des­ti­no quel­lo del Gar­da. Sui fon­dali ci sono seg­reti, tes­ti­mo­ni­anze delle pas­sate guerre e forse anche dei più tragi­ci fat­ti del­la sto­ria recente. Le acque cos­tud­is­cono armi, bombe, casse di esplo­sivi e proi­et­tili, perfi­no quelle che potreb­bero con­tenere i carteg­gi seg­reti di Wis­ton Churchill con Ben­i­to Mus­soli­ni. Casse di leg­no e zin­co anco­rate al fon­dale da un mas­so, get­tate nel lago forse dal Duce, pri­ma di abban­donare la sua ulti­ma res­i­den­za sul­la riva di Gargnano. Molti le han­no cer­cate. Nes­suno le ha trovate. Nem­meno il grande Pic­card che effet­tuò immer­sioni nel ’91. Un po’ come le imprendibili bombe Nato, sgan­ci­ate il pomerig­gio del 16 aprile del ’99 da un F15 che sta­va tor­nan­do da una mis­sione in Koso­vo. Il pilota in dif­fi­coltà con il car­bu­rante, per l’impossibilità di atter­rare sul­la pista di Aviano si era diret­to ver­so l’aerobase di Ghe­di allun­gan­do il tragit­to. Fu costret­to ad alleg­gerir­si e scar­icò gli ordig­ni nel lago. Dove siano fini­ti nes­suno con esat­tez­za lo sa. In un pri­mo momen­to, infat­ti, si pen­sa­va fos­sero fini­ti nel­la parte bres­ciana del lago. Poi, dopo l’apertura di un’inchiesta da parte del­la Procu­ra del­la Repub­bli­ca di Bres­cia e in segui­to ad ulte­ri­ori indi­cazioni, la zona di cadu­ta venne sposta­ta sul­la riv­iera veronese nel­la zona di Gar­da. L’area delle ricerche, avvi­ate in autun­no, è sta­ta poi este­sa al bas­so lago com­pren­den­do anche parte del­la zona bres­ciana, cioè fino alla peniso­la di Sirmione. I som­moz­za­tori-incur­sori del­la Mari­na mil­itare di La Spezia stan­no setac­cian­do da mesi i fon­dali del lago di Gar­da. E di ordig­ni ne han­no trovati parec­chi. Il rin­ven­i­men­to più con­sis­tente è sta­to seg­nala­to ieri ai di Desen­zano. I sub han­no indi­vid­u­a­to una deci­na di bombe di medie dimen­sioni risalen­ti, sicu­ra­mente, alla Sec­on­da Guer­ra mon­di­ale. Si trovano a cir­ca 150–200 metri dal­la riva ad una pro­fon­dità di 40 metri. L’area è sta­ta delim­i­ta­ta ed ora si provved­erà alla bonifi­ca. Il lago, nel 1945, diven­tò una dis­car­i­ca di resid­uati. A Salò c’era la Repub­bli­ca sociale, a Mal­ce­sine, in Vene­to, ave­va sede il Coman­do gen­erale del­la Lut­fwaffe, l’aviazione tedesca. E alla fine del con­flit­to tut­to finisce a lago. Poi com­in­ciano i recu­peri e le esplo­sioni. Nel ’53 saltano in aria le case­mat­te dell’isoletta di Trimel­lone, di fronte a Mal­ce­sine, nelle cui acque si sco­pre poi una vera e pro­pria santabar­bara. Ma il Gar­da entra in gio­co anche in vicende recen­ti. Il giu­dice Felice Cas­son nel 1988 fa immerg­ere i sub vici­no all’isola di Trimel­lone dove viene trova­to, su indi­cazione di un impu­ta­to nel­la strage alla stazione di Bologna, mate­ri­ale esplo­si­vo. E c’è il sospet­to che l’esplosivo recu­per­a­to nel Gar­da sia sta­to usato anche per le stra­gi dell’Italicus e di Bres­cia. Ennio Moruzzi

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