L’assessore ai rapporti con gli enti locali affronta i cacciatori e rilancia il progetto: incontro a settembre. Valdegamberi: «Un vantaggio per l’immagine». Turcato: «No, un rischio»

Baldo, ritorna l’idea del parco

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Dicono che gli affari e i pat­ti migliori si stringono a tavola. È da vedere. Intan­to, in occa­sione del pran­zo di fes­teggia­men­to per avven­tu­ra 2005, è sta­ta rispolver­a­ta l’idea del par­co del Monte Bal­do. Non è una paro­la mag­i­ca. Anzi, fa scin­tille. È bas­ta­ta a far scattare in quar­ta il patron delle doppi­ette che da anni sostiene a spa­da trat­ta il fon­da­men­tale ruo­lo dei cac­cia­tori nel­la ricostruzione del pat­ri­mo­nio fau­nis­ti­co baldense, in par­ti­co­lare il ripopo­la­men­to di camosci. A fornire l’occasione è Ste­fano Valdegam­beri, asses­sore regionale rap­por­ti con gli enti locali, parchi e aree pro­tette, ospite dell’amministrazione. «Mi chiedo come mai», dice, «in Lessinia c’è un par­co, men­tre sul Monte Bal­do, dove da anni esiste una ris­er­va inte­grale, non si sia mai arrivati ad isti­tuir­lo». «Il treno è sta­to per­so, bas­ta», mormo­ra qual­cuno. Ma Valdegam­beri con­tin­ua: «Io pen­so che mai nes­sun treno sia defin­i­ti­va­mente per­so. Se gli ammin­is­tra­tori del pos­to sono d’accordo, mi ren­do disponi­bile a real­iz­zare un par­co regionale in col­lab­o­razione con la Comu­nità mon­tana del Bal­do e gli enti locali. Cre­do che questi luoghi del­la nos­tra mon­tagna pos­sano essere rilan­ciati solo così, il par­co sarebbe un val­ore aggiun­to, soprat­tut­to in ter­mi­ni pro­mozion­ali, a quan­to il ter­ri­to­rio dà. Agri­coltura e tur­is­mo si pos­sono pro­porre come pac­chet­to uni­co des­ti­na­to a essere molto sfrut­ta­to in una zona come ques­ta, così vic­i­na e quin­di ben rag­giun­gi­bile dal fre­quen­tatis­si­mo baci­no garde­sano». Per arrivare a isti­tuire un par­co basterebbe poco: «Occorre solo pro­muo­vere una legge regionale cos­ti­tu­ti­va», spie­ga Valdegam­beri, «ma mi impeg­n­erò solo se ci saran­no le approvazioni nec­es­sarie e il con­sen­so del­la popo­lazione». Apri­ti cielo. Tur­ca­to, pres­i­dente del­la sezione vena­to­ria locale, salta su tutte le furie: «Lei dovrà venire a vedere la nos­tra Mostra provin­ciale sui tro­fei degli ungu­lati, che si tiene qui tra poco più di un mese. Per­ché volete creare un par­co mor­to? La zona del Bal­do dema­niale, che noi chi­ami­amo le ban­dite, è impen­e­tra­bile, lassù reg­na solo l’abbandono, anche gli ani­mali che ci vivono rischi­ano di ammalar­si per­ché i pre­lievi non si pos­sono fare, a ris­chio anche per le bestie sane, che noi abbi­amo por­ta­to qui. Ora sul Bal­do ci sono 450 camosci, 9 cervi, dalle 7 alle 9 aquile». L’assessore risponde: «Pro­pon­go per set­tem­bre o al mas­si­mo otto­bre un incon­tro, che potrebbe essere alla sede del­la Comu­nità mon­tana, con le asso­ci­azioni, le cat­e­gorie eco­nomiche, sociali e cul­tur­ali, i cit­ta­di­ni, gli ammin­is­tra­tori e in par­ti­co­lare le asso­ci­azioni vena­to­rie per capire fino a che pun­to si può con­di­videre ques­ta ipote­si. Inserirei nel par­co solo le aree dema­niali già pro­tette e di pro­pri­età pub­bli­ca, non si inter­ferirebbe nem­meno sulle pro­pri­età pri­vate e potrem­mo scri­vere la legge arti­co­lo per arti­co­lo, insieme. Non sarebbe affat­to un’imposizione dall’alto». Tur­ca­to è dub­bioso: «Pos­si­amo par­larne, ma mai sen­za con­vo­care tut­ti gli inter­es­sati, non pos­sono calar­ci dall’alto un par­co, non pos­si­amo rischiare di ved­er­ci pub­bli­ca­to sul­la Gazzetta Uffi­ciale tut­to il con­trario di quan­to abbi­amo deciso». «Non si farà nul­la che non sia con­di­vi­so dalle gente», rib­at­te Valdegam­beri, «sarebbe piut­tosto un’operazione di mar­ket­ing e di immag­ine che potrebbe aiutare la popo­lazione locale aggiun­gen­do ben­efi­ci sen­za nul­la togliere a quan­to già possiede». E anco­ra: «Dob­bi­amo anche tenere pre­sente che in Trenti­no Alto Adi­ge si stan­no già muoven­do per isti­tuire un par­co nel­la zona del Bal­do trenti­no». E per tran­quil­liz­zare ulte­ri­or­mente i cac­cia­tori: «Rib­adis­co che questo par­co non andrebbe a mod­i­fi­care nul­la del piano vena­to­rio del­la zona, vis­to che inter­esserebbe aree già vin­co­late». Il sin­da­co di Fer­rara di Monte Bal­do, Pao­lo Rossi, com­men­ta: «Un’iniziativa comune tra le due regioni su cui si tro­va il Bal­do è impor­tante, ma ques­ta deve andare a van­tag­gio delle popo­lazioni. In un pic­co­lo mon­do, del­i­ca­to come il nos­tro, ci sono realtà che non pos­si­amo dimen­ti­care e che van­no rispet­tate, la nos­tra ris­er­va alpina di cac­cia è preziosa per­ché ci aiu­ta a man­tenere il ter­ri­to­rio». E con­clude: «Noi abbi­amo zone con vin­coli addirit­tura supe­ri­ori al par­co, sarebbe even­tual­mente bene che fos­se isti­tu­ito lì».

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