Domenica mattina l’appuntamento chiave della rassegna estiva: da Villa Candelpergher a località Castelletti

Baldofestival chiude ballando

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

I sog­ni sono di tut­ti, accade di far­li ovunque. Ma quel­lo che Fer­rara di Monte Bal­do pro­pone domeni­ca è uni­co. È il cam­mi­no di un sog­no, uno spet­ta­co­lo di cor­pi in movi­men­to, suoni, col­ori, ogget­ti-sim­bo­lo, vesti­ti regali, espres­sione di sé, poe­sia, dan­za, musi­ca, rif­les­sione. Span­derà ener­gia lun­go il «Sen­tiero dell’amore», che si si sno­da dal cen­tro alla con­tra­da Castel­let­ti. Ed è pure il tito­lo dell’evento finale di «Bald­ofes­ti­val 2008» , pro­mosso dal Comune, cura­to dal­la dan­za­trice e core­ografa Mar­tine Susana, che pre­sen­ta «Ho fat­to un sogno».La parten­za è alle 10 da Vil­la Can­delpergher per salire a con­tra­da Castel­let­ti tra il bosco. All’arrivo, ver­so le 12,30, pran­zo (18 euro) tra gli inter­ven­ti di poeti, musi­can­ti, improvvisazioni artis­tiche sull’amore, appun­to. Dopo il suc­ces­so dell’anno scor­so con «Per­for­mance per tem­po sospe­so», Susana ha coin­volto ora ben 24 per­sone, dagli 11 ai 50 anni che «daran­no vita e deside­rio di con­viven­za e parte­ci­pazione sot­to il seg­no dell’amore», spie­ga. Per mesi han­no lavo­ra­to tra prove di sala a Verona e trasferte ai pie­di del Bal­do. Qui Mar­tine ha con­dot­to le sue bal­ler­ine, i per­son­ag­gi e i recitan­ti, tra cui dan­za­tri­ci e musicisti pro­fes­sion­isti non solo verone­si, alcu­ni dell’associazione cul­tur­ale «Il lab­o­ra­to­rio del movimento».«Ho fat­to un sog­no», è uno spet­ta­co­lo itin­er­ante in quat­tro momen­ti «J’ai fait un reve», «Scri­vo il tuo nome», «I sog­ni sono desideri», «Fac­ciamo­ci un bel sog­no». Si mate­ri­al­iz­za su pendii, radure e boschi, luoghi scelti da ques­ta don­na per cui la dan­za è «gesti inau­di­ti del cor­po alla ricer­ca dell’essere». Fer­rara avrà col­ori diver­si, riv­ivrà rime e musiche, vedrà istal­lazioni strane armo­niz­zarsi nel­la natu­ra: «Sono gli sfon­di aut­en­ti­ci in cui la dan­za riecheg­gia le sue pro­fonde radi­ci anco­rate nel sog­no e nell’amore».Il filo con­dut­tore s’ispira a «Sog­no di una notte di mez­za estate» di Shake­speare, a Luther King, ad «Alice nel paese delle mer­av­iglie» di Car­roll, ad illus­trazioni di Peynet e alla pit­tura di Cha­gall. «Desidero trovare il respiro comune tra arte, espres­sione, per­sone e spazio, met­tere in pri­mo piano la neces­sità di essere in armo­nia con sé, la natu­ra, la bellez­za dei luoghi, sen­za dimen­ti­care il sociale».Nello spet­ta­co­lo artisti e pub­bli­co si spostano, come in un affres­co oniri­co dai pie­di alati (ma per ter­ra!), sec­on­do i momen­ti di questo viag­gio sur­reale dal cen­tro a Castel­let­ti. Nel pri­mo, tra poe­sia, sax e per­cus­sioni, i pro­tag­o­nisti ten­tano di scac­cia­re gli incu­bi e di appro­pri­ar­si dei sog­ni buoni per far crescere in ognuno la voglia di bellez­za e con­di­vi­sione. Il sec­on­do momen­to, tra poe­sia suoni di flau­to e chi­tar­ra, è sul­la scali­na­ta del­la chiesa, che sim­bo­leg­gia il con­cre­to del­la ter­ra e l’astratto dell’ari. Il ter­zo momen­to, tra poe­sia, per­cus­sioni, flau­to, didgeri­doo e oca­ri­na, con­duce nel cuore del­la vita onir­i­ca. L’ultimo, tra poe­sia, fis­ar­mon­i­ca, per­cus­sioni e flau­to, è nel­la radu­ra finale: tri­on­fo del sog­no con fol­let­ti, innamorati e dan­za­tri­ci, per dire quan­ta ener­gia ser­va per real­iz­zare «un deside­rio che è sem­pre amore». (info: 333 5821964)

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