Parlano i veterinari Usl dopo il salvataggio dei cervi nel Biffis. In Valdadige sempre più camosci e cervi ostacolati da strade, canali, ferrovia

Barriere e porte per la sicurezza di persone e animali selvatici

07/02/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Brenti­no Bel­luno. I tem­pi sono cam­biati, non c’è dub­bio, e la coscien­za ambi­en­tal­ista uni­ta agli sforzi com­piu­ti dagli enti pub­bli­ci, Provin­cia in tes­ta, han­no fat­to sì che fra Bal­do, Val d’Adi­ge e Lessinia il ter­ri­to­rio veronese sia tor­na­to ad essere abi­ta­to prati­ca­mente da tutte le prin­ci­pali specie fau­nis­tiche supe­ri­ori, com­p­rese quelle che da tem­po era­no state con­sid­er­ate scom­parse. E infat­ti oltre al camoscio, pre­sen­za da oltre un decen­nio costante e sem­pre più numerosa sia sul che in Lessinia, anche il cer­vo è tor­na­to a popo­lare i nos­tri boschi. Tal­vol­ta però incap­pan­do, quest’ul­ti­mo, a causa del bisog­no tipi­co di ques­ta specie di effet­tuare gran­di sposta­men­ti da una zona all’al­tra, in spi­acevoli impre­visti. È quan­to accadu­ta un paio di set­ti­mane fa in Val d’Adi­ge ai quat­tro cervi, due fem­mine adulte e due pic­coli, scivolati nel Biff­is nel ter­ri­to­rio comu­nale di Brenti­no Bel­luno, il cui fon­do ghi­ac­cia­to (ma for­tu­nata­mente pri­vo d’ac­qua) avrebbe potu­to trasfor­mar­si in una trap­po­la mor­tale. Del­l’in­ter­ven­to di sal­vatag­gio abbi­amo già ampia­mente par­la­to su queste pagine ma per meglio com­pren­dere la dinam­i­ca di questi inci­den­ti, per­al­tro non infre­quen­ti, e le modal­ità con cui ven­gono effet­tuate le oper­azioni mediche sul­la fau­na sel­vat­i­ca, abbi­amo chiesto infor­mazioni ai mas­si­mi esper­ti locali in fat­to di cure agli ani­mali sel­vati­ci: Alessan­dro Salvel­li ed Anto­nio Ben­ci­oli­ni, vet­eri­nari del­l’Usl 22 di Capri­no. «Che i canali come il Biff­is siano una trap­po­la micidi­ale per gli ani­mali sel­vati­ci», spie­ga Ben­ci­oli­ni, «è cosa ris­a­pu­ta da oltre un decen­nio, tan­t’è che dal 1990 ad oggi, per citare solo il caso dei cervi, oltre ai quat­tro del­lo scor­so gen­naio, sono sta­ti altri cinque i capi fini­ti nelle acque del Biff­is. E di questi cinque soltan­to uno siamo rius­ci­ti a sal­var­lo. I cervi, infat­ti, con il loro estremo bisog­no di muover­si alla ricer­ca di boschi soli­tari e luoghi imper­vi», con­tin­ua Ben­ci­oli­ni, «sono in gra­do di spostar­si anche di ven­ti o trenta chilometri a notte. Ed in zone come la Val d’Adi­ge tut­to ciò sig­nifi­ca andare incon­tro a seri rischi». Oltre al Biff­is, reso dal­la totale man­can­za di recinzione una trap­po­la micidi­ale per gli ani­mali sel­vati­ci ma non solo, anche le due strade (la Statale del Bren­nero e quel­la del Vo’ destro), l’au­tostra­da e la fer­rovia cos­ti­tu­is­cono da un lato gravi osta­coli ai suoi sposta­men­ti e dal­l’al­tro pos­si­bili luoghi a ris­chio di scon­tro fra ani­mali e veicoli in tran­si­to. Even­tu­al­ità, quest’ul­ti­ma, per­al­tro già ver­i­fi­cat­a­si in pas­sato. «Gli ani­mali sel­vati­ci fer­i­ti», sot­to­lin­ea sem­pre Ben­ci­oli­ni, «sono pazi­en­ti del­i­catis­si­mi la cui soprav­viven­za, nel caso di ferite gravi, dipende non solo dal­la grav­ità del­la feri­ta in sé ma anche dal gra­do di stress cui ven­gono sot­to­posti. In altre parole se li si vuol sal­vare occorre anz­i­tut­to las­cia­r­li dove li si è trovati e poi avver­tire imme­di­ata­mente chi ha mezzi e com­pe­ten­ze per tali inter­ven­ti». Il caso dei quat­tro cervi scivolati due set­ti­mane fa sul fon­do ghi­ac­cia­to del Biff­is è sta­to, al propos­i­to, un per­fet­to esem­pio di col­lab­o­razione, pro­fes­sion­al­ità e tem­pes­tiv­ità, sot­to­lin­eano i vet­eri­nari dell’Usl 22. «Aller­ta­ta da alcu­ni cac­cia­tori del­la locale Ris­er­va Alpina», ricor­da Alessan­dro Salvel­li, «la Polizia Provin­ciale si è infat­ti imme­di­ata­mente riv­ol­ta a noi del­l’Usl 22 che, dopo aver infor­ma­to del­la cosa il respon­s­abile del Servizio Vet­eri­nario, Fer­di­nan­do Sbizzera, ci siamo recati sul pos­to in tre: io, Ben­ci­oli­ni e Pier­lui­gi Tam­ba­lo. Dopo aver val­u­ta­to approssi­ma­ti­va­mente i dan­ni ripor­tati dagli ungu­lati e con­sid­er­ate le dimen­sioni dei sin­goli esem­plari nonché le loro con­dizioni di stress, li abbi­amo poi nar­co­tiz­za­ti per pot­er così pro­cedere ad una anal­isi più accu­ra­ta delle loro ferite e curar­li». L’op­er­azione si è svol­ta quin­di sen­za stress per gli ani­mali che, car­i­cati poi dal­la Polizia Provin­ciale e da alcu­ni volon­tari sui fuoristra­da, sono sta­ti trasfer­i­ti al Pian di Fes­ta per la loro lib­er­azione. «Pri­ma di lib­er­ar­li però», aggiunge Ben­ci­oli­ni, «li abbi­amo marchiati con una targhet­ta auri­co­lare e abbi­amo som­min­is­tra­to loro un anti­do­to al nar­coti­co, così che il risveg­lio avvenisse nel­la maniera meno trau­mat­i­ca pos­si­bile». Un buon risul­ta­to, quin­di, la cui piena rius­ci­ta è da addeb­itare da un lato al fat­to che, come han­no sot­to­lin­eato gli stes­si Salvel­li e Ben­ci­oli­ni, «per for­tu­na non è sta­to dif­fi­cile nar­co­tiz­zare i cervi essendo impos­si­bil­i­tati a muover­si a causa del­la pre­sen­za del ghi­ac­cio sul fon­do del canale. Dal­l’al­tro lato all’ot­ti­ma col­lab­o­razione fra tut­ti col­oro che si sono impeg­nati nel sal­vatag­gio, dai cac­cia­tori che han­no effet­tua­to la seg­nalazione, ai volon­tari inter­venu­ti, dal­la Polizia Provin­ciale alle Guardie Fore­stale soprag­giunte e, ovvi­a­mente, all’e­quipe vet­eri­nar­ia». Ma se ques­ta vicen­da si è con­clusa felice­mente, ciò non deve cos­ti­tuire un moti­vo per abbas­sare la guardia e trascu­rare di porre un rime­dio a questi inci­den­ti. «Noi aus­pichi­amo», affer­mano infat­ti Salvel­li e Ben­ci­oli­ni, «che non solo l’Enel si deci­da quan­to pri­ma a recin­gere il canale ma anche che il prob­le­ma delle bar­riere cos­ti­tu­ite da strade autostrade e fer­rovie ven­ga risolto cre­an­do in tem­pi ragionevol­mente bre­vi apposi­ti pas­sag­gi per la fau­na sel­vat­i­ca». Nei pae­si d’Oltralpe, Ger­ma­nia, Inghilter­ra e Pae­si Scan­di­navi in tes­ta, queste vie di tran­si­to ad uso e con­sumo dei sel­vati­ci sono una realtà ovunque c’è la pre­sen­za dell’uomo. Si trat­ta di inter­ven­ti dal cos­to irriso­rio e di facile real­iz­zazione che di cer­to sot­to­li­neereb­bero il gra­do di civiltà ambi­en­tale rag­giun­to nel nos­tro ter­ri­to­rio ma soprat­tut­to per­me­t­tereb­bero di evitare inci­den­ti il cui cos­to potrebbe essere rap­p­re­sen­ta­to non soltan­to da capi di sel­vaggi­na ma anche (pen­si­amo ad esem­pio a cosa potrebbe suc­cedere se un cer­vo attra­ver­sasse di notte l’Au­to­bren­nero), da vite umane.

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