La sirmionese Bianchi Porro morì nel 1964 a 27 anni in odore di santità, tu dichiarata venerabile sette anni fa e domenica sarà ricordata nella chiesa di S. Maria della Neve.

Benedetta Bianchi Porro, Beata

21/01/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Il 23 gen­naio 1964 a Sirmione chi­ude­va la sua esisten­za ter­re­na Benedet­ta Bianchi Por­ro. Domeni­ca prossi­ma nel­la Chiesa di San­ta Maria del­la Neve, nel cen­tro stori­co del­la cit­tad­i­na, ver­rà offi­ci­a­ta una solenne cer­i­mo­nia con la pre­sen­za di padre Anto­nio Rosso dei frati Cap­puc­ci­ni, che a suo tem­po venne incar­i­ca­to dal­la Curia di rac­cogliere le tes­ti­mo­ni­anze su Benedet­ta nel proces­so di beatificazione.La gio­vane sirmionese, infat­ti, mor­ta a soli 27 anni, è sta­ta già procla­ma­ta ven­er­a­bile il 23 dicem­bre 1993, riconoscen­done così l’«eroicità delle virtù». Ed ora è in cor­so il proces­so di beat­i­fi­cazione a cui seguirà quel­lo di canonizzazione.Domenica, dunque, Sirmione ricorderà con una mes­sa offi­ci­a­ta alle 11.30, la stra­or­di­nar­ia esisten­za del­la gio­vane Benedet­ta, la cui figu­ra viene «stu­di­a­ta» ed addi­ta­ta ad esem­pio in molti cor­si di stu­dio in vari sem­i­nar! e soprat­tut­to nel­la Dio­ce­si veronese, nel­la cui giuris­dizione ricade appun­to Sirmione.Di lei han­no scrit­to decine di scrit­tori e filosofi, anche Roc­co Buttiglione, in una pun­ta­ta di «II rosso e il nero» con­dot­ta un paio d’an­ni fa da Michele San­toro, colse l’oc­ca­sione per ricor­dare l’ero­is­mo di ques­ta fan­ci­ul­la che, pur dila­ni­a­ta e tor­men­ta­ta da indi­ci­bili sof­feren­ze nel suo let­ti­no del­la casa in via Grotte a Sirmione, trova­va la forza di con­fort­are gli altri ammalati o quan­ti avessero prob­le­mi famigliari.Insomma, Benedet­ta seppe vivere il dolore come mis­tero d’amore e fonte di grazia. A molti seppe inoltre donare la sper­an­za. Ecco per­ché, sot­to la grande spin­ta del­la sig­no­ra Anna Cap­pel­li dì For­lì, è sta­to avvi­a­to il proces­so di can­on­iz­zazione di Benedet­ta Bianchi Por­ro. Fra l’al­tro molte tes­ti­mo­ni­anze fin qui rac­colte, sulle quali ovvi­a­mente c’è un com­pren­si­bile ris­er­bo, riferiscono di con­ver­sioni, di aut­en­ti­ci «ripen­sa­men­ti» alla fede, di un ritorno alla Chiesa: e non sareb­bero pochi.Benedetta nacque a Dovadola, in provin­cia di For­lì, 1’8 agos­to 1936. Nel ’51 si trasferì a Sirmione, per­ché suo padre, l’ingeg­nere Gui­do Bianchi Por­ro, era diret­tore alle Terme. Si man­i­fes­tarono in questo peri­o­do i pri­mi sin­to­mi (sor­dità e atrofia alle gambe) di un gravis­si­mo morbo.Anni ed anni pas­sati tra un let­to e l’al­tro di vari ospedali, tra sof­feren­ze immense, un aut­en­ti­co cal­vario in cui però Benedet­ta trova­va sem­pre il momen­to di pen­sare agli altri con tes­ti­mo­ni­anze che poi ver­ran­no rac­colte amorevol­mente dal­la stes­sa madre, Elsa Giammarchi, che è tut­to­ra vivente, e più tar­di da Anna Cappelli.Gli uni­ci suoi mezzi di comu­ni­cazione con il mon­do era­no un filo di voce e la sen­si­bil­ità di una mano, attra­ver­so la quale le veni­vano fat­ti per­cepire sul cor­po e sul volto seg­ni convenzionali.Poi il 23 gen­naio di 36 anni fa Benedet­ta esalò l’ul­ti­mo respiro davan­ti a sua madre Elsa. Le sue spoglie ven­nero traslate più tar­di al cimitero di Dovadola e, suc­ces­si­va­mente, nel­la locale abbazia. Qui sta sor­gen­do una grande casa di accoglien­za: è pre­vis­to un inves­ti­men­to di oltre un mil­iar­do e otto­cen­to mil­ioni di lire che dovran­no essere rac­colti con offerte e con­tribu­ti.

Maurizio Toscano
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