Il Comune rischia di perdere 300mila euro della Regione concessi nel 2002 per una pista che sembrava già approvata. Difficile trovare l’accordo con Ferrovie, il problema è la parete rocciosa

Bici al posto delle rotaie, si tratta

23/03/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Se non si sbloc­ca qual­cosa la pista Dol­cé-Volargne, che com­pleterebbe la Peri-Dol­cé inau­gu­ra­ta un anno fa, rischia di restare in un cas­set­to. Il Comune potrebbe perdere il finanzi­a­men­to di 300mila euro con­ces­so dal­la Regione nel 2002 per­ché non riesce a con­clud­ere la trat­ta­ti­va con Rete fer­roviaria ital­iana (Rfi), pro­pri­etaria del trat­to di ex stra­da fer­ra­ta dove la pista dovrebbe cor­rere per cinque chilometri, affac­cia­ta sull’Adige e pro­tet­ta da un bal­cone panoram­i­co appe­so alle roc­ce sopra la statale 12.Per creare questo per­cor­so — in tut­to sette chilometri — il Comune sarebbe obbli­ga­to ad acquistare non solo la striscia di ter­ra di due metri per cinque chilometri, ma tut­to il map­pale che la con­tiene, com­pre­sa la parete roc­ciosa. Per­ché sia garan­ti­ta la sicurez­za di chi vi pas­sa sot­to, alla parete serve manuten­zione con­tin­ua: il cos­to è di almeno 10mila euro all’anno per pagare un roc­cia­tore che la per­lus­tri con rego­lar­ità, cifra des­ti­na­ta a lievitare nel caso che la roc­cia pre­sen­ti fes­sur­azioni e peri­co­lo di dis­tac­ca­men­to mas­si; un lavoro a cui oggi pen­sano le Fer­rovie del­lo Stato.Oggi comunque l’amministrazione è con­cen­tra­ta sull’acquisizione del­la pro­pri­età. «Le Fer­rovie alien­ano i pro­pri beni solo per lot­ti», spie­ga l’assessore al lavori pub­bli­ci Fil­ib­er­to Semen­zin, che con il sin­da­co Luca Manzel­li segue la ques­tione. Due sabati fa han­no investi­to del prob­le­ma anche Elidio De Paoli, sot­toseg­re­tario per le politiche gio­vanili e le attiv­ità sportive. «È una log­i­ca impens­abile, non pos­si­amo per­me­t­ter­ci di acquistare quell’enorme lot­to pieno di aree inuti­liz­z­abili, com­pre­sa la gal­le­ria dismes­sa tra Volargne e Ceraino». Semen­zin con­tin­ua: «Lo stes­so De Paoli vede l’opera favorevol­mente, ma il prob­le­ma è arrivare in fret­ta a con­clud­ere. Non poten­do acquistare il map­pale, ci siamo resi disponi­bili ad atti­vare una for­ma di con­cer­tazione urban­is­ti­ca. Pos­si­amo val­oriz­zare le aree di Rfi per un val­ore pro­porzionale a quel­lo delle aree che ci concedono».Tradotto, pur di fare la cicla­bile, il Comune potrebbe alzare l’indice di edi­fi­ca­bil­ità di 23.102 metri qua­drati, facen­do lievitare il val­ore a un totale net­to di oltre un mil­ione di euro. L’ex stazione di Ceraino potrebbe cam­biare des­ti­nazione d’uso. «Eppure», ril­e­va Semen­zin, «nonos­tante la pro­pos­ta ci sem­bri equa, non abbi­amo un riscon­tro for­male da parte di Rfi spa». E com­men­ta: «Pec­ca­to. Rischi­amo di non pot­er fare una pista bel­lis­si­ma che si ricon­giunge alla Peri ‑Dol­cé, pas­san­do per la cam­pagna e nel cen­tro di Ceraino, un cir­cuito che pro­muoverebbe il tur­is­mo locale».La cro­nis­to­ria del­la vicen­da com­in­cia nel 2000. «Molti cit­ta­di­ni chiedono come mai non ter­mini­ano la pista, ma non dipende da noi. Il prog­et­to pre­lim­inare è del 2000, il cos­to pre­vis­to era di 1.187.850,87 euro. A set­tem­bre abbi­amo chiesto alla Regione un finanzi­a­men­to facen­do rifer­i­men­to al ban­do per l’acquisizione di sedi fer­roviarie dismesse, dichiaran­do­ci disponi­bili a cofi­nanziare l’opera per il 50 per cen­to. La Regione in novem­bre del­lo stes­so anno ha inser­i­to la nos­tra pro­pos­ta tra le ammis­si­bili, asseg­nan­do­ci 300mila euro di con­trib­u­to tra fine del 2001 e set­tem­bre 2002. Così abbi­amo approva­to il prog­et­to defin­i­ti­vo e la Regione lo schema di accor­do, che è sta­to sot­to­scrit­to da Regione, Rfi Spa, Fer­rovie del­lo Sta­to e Metrop­o­lis Spa (la soci­età che ne gestisce i beni), per la com­praven­di­ta delle aree rica­den­ti nel trat­to di lin­ea fer­roviaria Verona-Bren­nero, a 6,20 euro al metro quadrato».A questo pun­to «Salta fuori la ques­tione del map­pale, anche se il ban­do riguar­da­va solo l’acquisizione del­la lin­ea dismes­sa», sbot­ta Semen­zin. «Allo­ra abbi­amo cer­ca­to di pro­porre la con­cer­tazione urban­is­ti­ca, ma non abbi­amo più avu­to risposte, così non pos­si­amo nem­meno chiedere pro­roghe per il finanzi­a­men­to. È l’ennesima con­fer­ma di quan­to la buro­crazia rende dif­fi­cile real­iz­zare le opere pubbliche».Il sin­da­co Manzel­li: «È una ques­tione del­i­ca­ta, che spe­ri­amo di portare a buon fine. In fon­do sarebbe una for­ma di com­pen­sazione da parte delle Fer­rovie nei con­fron­ti del­la popo­lazione locale che ha per­so un servizio, vis­to che il treno qui non fer­ma più fre­quente­mente come in passato».

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