A una famiglia negato l’accesso a un locale di Gardone Riviera perchè i figli avrebbero potuto essere «molesti». «Ci hanno detto che i genitori non sono in grado di tenere al guinzaglio i figli»

Bimbi in pizzeria? Ingresso vietato

08/08/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sara Centenari

Nel film «Minor­i­ty Report» di Spiel­berg, il poliziot­to Tom Cruise scru­ta­va nel­la mente di ignari cit­ta­di­ni, pre­ve­nen­do in anticipo futuri cri­m­i­ni. Su un ver­sante non delit­tu­oso e più leg­gero potrem­mo assis­tere alla nasci­ta di camerieri-inves­ti­ga­tori, esper­ti nel met­tere alla por­ta bam­bi­ni trop­po vivaci. Pri­ma che roves­ci­no pappe al pomodoro sulle tende o sul décol­leté delle tur­iste straniere. Questo sce­nario fan­ta-comi­co viene sug­ger­i­to dal sin­go­lare caso occor­so a Alessan­dro Corsi­ni, 38enne bres­ciano, arti­giano ed ex allena­tore di nuo­to. Poche sere fa, in vacan­za a Gar­done Riv­iera con la famiglia (moglie e due figli), ten­ta di cenare alla pizze­ria ris­torante «Emil­iano», nel cen­tro del­la cit­tad­i­na lacus­tre. Pre­sen­tatosi con il figlio di 2 anni all’ingresso del locale, viene fer­ma­to dal­la moglie del tito­lare, che, pri­ma di con­ced­er­gli un tavo­lo per quat­tro, gli chiede: «Ma come sono i suoi figli?». Alessan­dro, pen­san­do che la doman­da sia scher­zosa, risponde riden­do che i suoi figli sono «ovvi­a­mente ter­ri­bili», in un ten­ta­ti­vo di cap­ta­tio benev­o­len­ti­ae che però va a vuo­to. «Ah, allo­ra ques­ta non è la pizze­ria che fa per voi. Andate da un’al­tra parte, per­ché i bam­bi­ni qui è meglio se non ci sono», è la repli­ca del­la sig­no­ra. Corsi­ni rimane ester­refat­to dal­la richi­es­ta del­la don­na e, non volen­do innescare una dis­cus­sione con il bim­bo in brac­cio e il resto del­la famiglia affam­a­to in stra­da, esce dal locale. La gio­vane moglie, che attende fuori assieme alla bim­ba di 4 anni, non crede alle sue orec­chie e pro­va di nuo­vo a chiedere un tavo­lo. Ma non c’è nul­la da fare. I gestori preferiscono non avere prob­le­mi con i bam­bi­ni, «spe­cial­mente il piz­zaio­lo». La famiglia, incredu­la, si allon­tana dal locale e tro­va subito una pizze­ria, che, come le altre con­tat­tate da Bres­ciaog­gi, si pre­sen­ta da subito nel modo più accogliente pos­si­bile nei con­fron­ti di par­goli, bim­bet­ti e adolescenti.Alessandro anco­ra non si capaci­ta dell’accaduto: «Ci han­no det­to, per gius­ti­fi­care il rifi­u­to, che i bam­bi­ni non tran­quil­li non van­no bene nel loro locale, che non vogliono sen­tire schia­mazzi e che i gen­i­tori, al giorno d’og­gi, non sono in gra­do di tenere al guin­za­glio i figli». Corsi­ni si sente molto amareg­gia­to per il trat­ta­men­to rice­vu­to: «Saran­no i gen­i­tori a pen­sare al com­por­ta­men­to dei figli in un locale pub­bli­co, però non si può impedire l’in­gres­so ai bam­bi­ni. Non si vieta qua­si più ai cani. Ai bim­bi invece si sbar­ra il pas­sag­gio, pre­ven­ti­va­mente, sul­la base di un poten­ziale e non dimostra­to fas­tidio?» Ques­ta l’avventura cap­i­ta­ta a una gio­vane famiglia bres­ciana, in un flori­do cen­tro dell’alto Gar­da in cui è facilis­si­mo trovare ris­toran­ti dotati di mod­erni fas­ci­a­toi e seg­gi­oloni che pos­sano aiutare le cop­pie con figli pic­coli. Con­tat­tati da Bres­ciaog­gi, i gestori del­la pizze­ria poco ten­era con i bam­bi­ni han­no prefer­i­to non rilas­cia­re dichiarazioni. L’ episo­dio in provin­cia di Bres­cia appare iso­la­to ma in alcu­ni pae­si anglosas­soni evo­ca un fenom­e­no più vas­to, descrit­to in una pun­ta­ta del­la sit-com di suc­ces­so «Sex and the city».