Denuncia degli ambientalisti: «Le norme sui motoscafi ci sono, ma inapplicate». Le chiede Legambiente al prefetto di Verona

Boe per tutelare i bagnanti

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

La a motore sul e il suo con­trol­lo da parte degli enti pre­posti: è l’argomento sul quale Legam­bi­ente intende chiedere l’intervento del prefet­to di Verona, Italia Fortunati.«Abbiamo chiesto un incon­tro con il prefet­to per cer­care di sbloc­care la situ­azione», dice Michele Bertuc­co, pres­i­dente provin­ciale dell’associazione ambi­en­tal­ista. «La nav­igazione è rego­la­men­ta­ta da una legge che, di fat­to, non è appli­ca­ta e c’è la neces­sità di capire come mai. È emblem­ati­co il prob­le­ma delle boe di sicurez­za, quelle che dovreb­bero indi­care le zone ris­er­vate ai bag­nan­ti e di con­seguen­za inter­dette alla navigazione».«Ebbene», sot­to­lin­ea Bertuc­co, «o le boe non ci sono, oppure sono a una dis­tan­za infe­ri­ore ai 300 metri pre­visti dal­la legge. Il prob­le­ma dei piani boe pre­dis­posti dai Comu­ni è sta­to più volte soll­e­va­to dai comi­tati locali ma, sino ad ora, sen­za risul­ta­to. Spe­ri­amo che l’interessamento del prefet­to cam­bi le cose».Manlio Bom­pieri, espo­nente del diret­ti­vo del Comi­ta­to per il Par­co delle colline moreniche e pres­i­dente del grup­po eco­logi­co di Peschiera, si sof­fer­ma sui peri­coli derivan­ti da questo sta­to di cose. «Non si trat­ta di fare allarmis­mi», dice, «ma la man­ca­ta seg­nalazione e pro­tezione delle aree balen­abili fa sì che la gente nuoti in mez­zo a barche e moto­scafi. Una realtà ben diver­sa da quan­to prevede la legge regionale 52 del Vene­to, che dis­ci­plina la nav­igazione: il com­ma 1 dell’articolo 12 dice che nel­la fas­cia costiera fino a una dis­tan­za di 300 metri dal­la riva, la nav­igazione è con­sen­ti­ta soltan­to ai natan­ti a vela, a remi, a ped­ale e alle tav­ole a vela». «L’articolo suc­ces­si­vo, al com­ma 1», pros­egue Bom­pieri, «pre­cisa che la nav­igazione è vieta­ta con qual­si­asi tipo di unità nelle zone ris­er­vate alla bal­neazione apposi­ta­mente delimitate».«Ma se le delim­i­tazioni non ci sono», chiede Man­lio Bom­pieri, «come si fa ad esigere il rispet­to del­la nor­ma? Allo­ra diven­ta nor­male vedere bag­nan­ti che nuotano in mez­zo ai moto­scafi ormeg­giati alle appo­site boe».Sia Bertuc­co che Bom­pieri rib­adis­cono che il prob­le­ma del­la nav­igazione sul Gar­da non è la man­can­za di una rego­la­men­tazione ma l’inefficacia del con­trol­lo sul­la sua appli­cazione. «Occorre inter­venire sug­li enti pre­posti affinché si vig­ili cor­ret­ta­mente su quan­to si può e si deve fare quan­do si è in acqua con un’imbarcazione a motore. E sarebbe inoltre inter­es­sante capire», riprende il pres­i­dente di Legam­bi­ente, «la ragione di una pro­gram­mazione che pare aver trasfor­ma­to alcune zone del bas­so lago in un vero e pro­prio parcheg­gio sull’acqua». «Si con­tin­ua a par­lare del Gar­da come di un eco­sis­tema che ha bisog­no di essere tute­la­to per il suo stra­or­di­nario val­ore ambi­en­tale, a com­in­cia­re dal ruo­lo di baci­no idri­co di pri­maria impor­tan­za: un’opinione in teo­ria con­di­visa da tut­ti, alla quale fan­no però segui­to scelte politiche e ammin­is­tra­tive quan­to meno contrastanti».«Noi siamo con­vin­ti che ques­ta lin­ea di con­dot­ta deb­ba cam­biare; nul­la vieta», con­clude Michele Bertuc­co, «che si pos­sa com­in­cia­re dal far rispettare la legge sul­la nav­igazione a motore».

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