La Commissione di inchiesta sull’uranio impoverito indaga anche sul fatto accaduto durante la guerra in Kosovo. Da verificare la pericolosità degli ordigni «persi» otto anni fa da un F15

Bombe nel lago, caso riaperto

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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Si chia­mano «bomblet», ovvero pic­coli ordig­ni con­tenu­ti in bombe aeree più gran­di, che se non scop­pi­ano all’impatto pos­sono diventare peri­colose, come fos­sero mine antiuo­mo. Potreb­bero trovar­si nelle acque del , essendo appartenute ai sei ordig­ni sgan­ciati da un bom­bardiere F15 del­la Nato, di ritorno da una mis­sione in Koso­vo il 16 aprile 1999, nel­lo spec­chio acqueo tra Pun­ta San Vig­ilio e la peniso­la di Sirmione, ma c’è dell’altro. Sono bombe poten­zial­mente peri­colose, forse mis­sili all’uranio impov­er­i­to oppure clus­ter bombs che sem­i­nano non meno di 200 frammenti.Ora si tor­na a par­lare dei quegli ordig­ni del­la Nato, che da otto anni giac­ciono chissà dove nei fon­dali del Gar­da, mai rin­venu­ti nonos­tante lunghe e cos­to­sis­sime oper­azioni di ricer­ca ese­gui­te da mezzi e uomi­ni dell’Esercito e del­la Mari­na Militare.Il sen­a­tore trenti­no del­la Lega Nord, Ser­gio Div­ina, com­po­nente del­la com­mis­sione d’inchiesta sull’uranio impov­er­i­to (oltre che seg­re­tario del­la Quar­ta com­mis­sione per­ma­nente del­la dife­sa), ha infat­ti chiesto ed ottenu­to l’inserimento del «caso Gar­da» nei lavori del­la stes­sa com­mis­sione, che si occu­pa da alcu­ni anni dei casi di morte e di gravi patolo­gie che han­no col­pi­to il per­son­ale mil­itare impeg­na­to nelle mis­sioni all’estero (decine di mor­ti sospette tra i nos­tri mil­i­tari, anche se l’uranio impov­er­i­to non è ritenu­to peri­coloso se non dopo lo scop­pio del­la bomba).Il sen­a­tore Div­ina, si è dichiara­to «sod­dis­fat­to per come sono com­in­ciati i lavori del­la com­mis­sione, la quale ha poteri uguali a quel­li dell’autorità giudiziaria per pot­er ottenere tut­ti quegli ele­men­ti conosc­i­tivi riguar­do la peri­colosità attuale e futu­ra delle bombe sgan­ci­ate sul Garda».Quando era con­sigliere del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to, Div­ina ave­va pre­sen­ta­to un’interrogazione (ma anche altri suoi col­leghi bres­ciani e veneti ne riv­olsero parec­chie in quegli anni) alla sua ammin­is­trazione. La com­mis­sione sull’uranio impov­er­i­to, pre­siedu­ta da Lidia Mena­pace (Rc), dis­porrà la ricer­ca del sito dove si potreb­bero trovare gli ordig­ni per vagliarne la loro conc­re­ta peri­colosità. Del resto lo stes­so procu­ra­tore capo di Bres­cia, Gian­car­lo Tar­qui­ni, avvian­do l’indagine per la loro ricer­ca, scrive­va allo­ra che «in relazione al tipo di bombe sgan­ci­ate dall’F15 sus­siste la pos­si­bil­ità, più o meno conc­re­ta, del­la rot­tura del con­teni­tore det­to “can­is­ter” all’impatto con l’acqua e del­la con­tem­po­ranea pre­sen­za all’interno delle acque del Gar­da di numerose “bomblet” che pos­sono esser­si armate sul­la base di una sem­plice rotazione».Le ricerche ese­gui­te nel cor­so degli anni suc­ces­sivi non han­no, sor­ti­to alcun effet­to, se non quel­lo di rin­venire altri arse­nali di resid­uati bel­li­ci dell’ultima guer­ra mondiale.L’incidente avvenne il 16 aprile del ’99. Un F15 del­la Nato venne «dirot­ta­to» dall’aeroporto di Aviano a quel­lo di Ghe­di per un inci­dente avvenu­to nel­la base vicenti­na. Per alleg­gerire il peso del veliv­o­lo il pilota, però, fu costret­to a sgan­cia­re due ser­ba­toi sui mon­ti di Asi­a­go e sei bombe a gui­da laser nel lago di Gar­da. Era­no cir­ca le 12.45 quan­do alcu­ni abi­tan­ti di Toscolano Mader­rno dichiararono di aver vis­to un aereo volare bas­so a non più di 800 metri d’altezza e prob­a­bil­mente sgan­cia­re tra la local­ità del cen­tro lago e la peniso­la di Sirmione il suo cari­co di morte.Negli anni suc­ces­sivi si inten­si­fi­carono le ricerche da parte degli esper­ti del Genio e del­la Mari­na Mil­itare nel tri­an­go­lo Padenghe-Sirmione-pun­ta S. Vig­ilio, ma sen­za esito.

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