Amministrazione e Sovrintendenza lavorano perché il ponte visconteo e l’intero abitato medioevale diventino sito Unesco. La cautela del sindaco Pezzini: «Iter all’inizio, ma sappiamo di avere un bene unico»

Borghetto patrimonio dell’umanità

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Il ponte vis­con­teo e l’in­tera Borghet­to potreb­bero diventare pat­ri­mo­nio dell’umanità del­l’Unesco. In ques­ta direzione sta lavo­ran­do l’am­min­is­trazione comu­nale che vuole inserire questo impor­tante mon­u­men­to medio­e­vale (chiam­a­to dai locali “Pon­te­lon­go”) tra i luoghi da con­ser­vare, facen­do leva sul­la sua carat­ter­iz­zazione come ponte for­ti­fi­ca­to, oltre che sul­la sua lunghez­za, aspet­ti che lo ren­dono uni­co al mon­do nel suo genere. In quan­to al bor­go è giu­di­ca­to uno dei cen­to più bel­li d’Italia. «Par­lan­do con la Sovrin­ten­den­za», dichiara il sin­da­co, Albi­no Pezzi­ni, «delle tante prob­lem­atiche che riguardano la con­ser­vazione del nos­tro pat­ri­mo­nio stori­co, dal pun­to di vista architet­ton­i­co e pae­sag­gis­ti­co, soprat­tut­to per quan­to riguar­da Borghet­to ed il ponte vis­con­teo, abbi­amo capi­to che ci sareb­bero tut­ti gli ele­men­ti per­chè diventi­no un nuo­vo sito del­l’Unesco». Ovvi­a­mente Pezzi­ni mostra tut­ta la cautela del caso: «L’iter è solo agli inizi e bisogna avval­o­rare ques­ta richi­es­ta con relazioni che dimostri­no l’u­nic­ità del sito. Noi siamo ottimisti e, se son rose, fiori­ran­no». Recen­te­mente anche il pres­i­dente del­la Provin­cia, Elio Mose­le, ave­va sot­to­lin­eato l’im­por­tan­za del­l’area e «l’in­ter­es­sa­men­to del­la Fon­dazione Cariverona per il restau­ro del ponte vis­con­teo che, dopo tan­ti anni di attiv­ità, ha bisog­no di riposare». Favorevol­mente col­pi­to per l’inizia­ti­va è il pres­i­dente del­la Pro loco, Andrea Tosoni: «Se Borghet­to diven­tasse un sito Unesco ver­rebbe conosci­u­to a liv­el­lo mon­di­ale. Ques­ta prospet­ti­va ci spinge ancor di più a pen­sare, fin dal più presto pos­si­bile, un uti­liz­zo diver­so del ponte, final­mente sgra­va­to dal­l’essere ridot­to a mero parcheg­gio, mag­a­ri con la pre­dis­po­sizione di bus navet­ta dal capolu­o­go». Che il ponte, assieme al castel­lo scaligero, con­ti molto nel­l’im­mag­i­nario dei locali e non solo, lo dimostra una man­i­fes­tazione come la “Fes­ta del Nodo d’amore”, sor­ta pro­prio per dare segui­to alle inizia­tive del 1993 (la pri­ma edi­zione si chi­amò Fes­ta del tortelli­no) per il secen­te­nario del­la real­iz­zazione del ponte. La ker­messe, che quest’an­no arriverà all’11^ edi­zione, reg­is­tra un suc­ces­so di pub­bli­co cres­cente, nonos­tante i 4000 posti a sedere che ogni anno ven­gono col­lo­cati sul ponte. «Se volessi­mo badare alle tante richi­este che ci arrivano», riv­ela Flavio Foroni, vicepres­i­dente del­l’As­so­ci­azione ris­tora­tori, «dovrem­mo rad­doppi­are o trip­li­care la man­i­fes­tazione, ma le dif­fi­coltà orga­niz­za­tive ci spin­gono a con­cen­trar­ci su una sola ser­a­ta». Il ponte, che fa da sfon­do alla leggen­da del Nodo d’amore (cre­a­ta dal­l’o­rafo Alber­to Zuc­chet­ta) con pro­tag­o­nisti i due aman­ti Mal­co e Sil­via, fu real­iz­za­to nel 1393 in soli otto mesi, gra­zie all’es­bor­so da parte dei Vis­con­ti del­la fan­tas­magor­i­ca cifra di cen­tomi­la fior­i­ni. E sarebbe sta­to pro­prio il prog­et­tista, l’ingeg­nere mil­itare ed idrauli­co Domeni­co di Ben­in­ten­di di Gui­do del popo­lo di San Pietro Mag­giore di Firen­ze, a con­sigliare al suo com­mit­tente di real­iz­zare un ponte-diga, devian­do le acque del Min­cio dal loro cor­so nat­u­rale ver­so la pia­nu­ra veronese, con lo scopo pre­sun­to di togliere l’ac­qua a Man­to­va. Prob­a­bil­mente anche per la morte di Gian Galeaz­zo Vis­con­ti (nel 1402) l’idea non venne por­ta­ta a com­pi­men­to, ma rimase un’­opera forte­mente lega­ta al Ser­raglio (la grande muraglia che scor­re­va fin dopo Vil­lafran­ca) e al castel­lo scaligero che sovras­ta­va la val­la­ta del Min­cio. E forse l’in­ter­esse dei tan­ti che vis­i­tano Borghet­to nasce, oltre che dal­la buona cuci­na e dal­la pre­li­batez­za dei tortelli­ni, pro­prio dal res­pi­rare la sto­ria e dal cogliere quel­la stes­sa unic­ità che adesso si vuole tutelare.