Viva la montagna! Il grido si amplifica in tutta la Lombardia, dal Pirellone le onde sonore si insinuano in Valsabbia e, rimbalzando fra i solchi di fiumi e torrenti, tornano a Milano.

Braccio di ferro politico sulle leggi della montagna

11/02/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Viva la mon­tagna! Il gri­do si ampli­fi­ca in tut­ta la Lom­bar­dia, dal Pirellone le onde sonore si insin­u­ano in Valsab­bia e, rim­balzan­do fra i solchi di fiu­mi e tor­ren­ti, tor­nano a Milano. Ma l’eco, in questo caso, non riflette servile: dis­sente. «Si fa un gran par­lare del­la mon­tagna e dei suoi prob­le­mi di sem­pre — affer­ma Gianan­to­nio Girelli, da un lus­tro pres­i­dente del­la Comu­nità Valsab­bina -. Agevolazioni per tut­ti, atten­zione alle pecu­liar­ità del ter­ri­to­rio, mil­iar­di a volon­tà… sport e tur­is­mo, famiglia ed imp­rese, via­bil­ità, scuo­la… da qualche set­ti­mana i rap­p­re­sen­tan­ti del­la Regione si adop­er­a­no a far credere che, nei prossi­mi anni, tut­to ciò per cui sti­amo com­bat­ten­do da tem­po pos­sa essere risolto sen­za prob­le­mi». Ci siamo: partono le «bor­date» del­la con­trof­fen­si­va polit­i­ca. La voce del Pirellone viene smen­ti­ta dagli uomi­ni del cen­tro-sin­is­tra che non con­di­vi­dono i pun­ti di vista degli avver­sari politi­ci. Nei giorni scor­si, come da pras­si preelet­torale, gli uomi­ni di Formigo­ni han­no molti­pli­ca­to gli incon­tri con l’elettorato del Polo. A Vestone, la set­ti­mana scor­sa, è sta­to il turno di Giuseppe Romele, pres­i­dente del Comi­ta­to del­la mon­tagna, che ha espos­to a forzisti e sim­pa­tiz­zan­ti le ragioni del­la Regione e le prospet­tive. Forse che Girelli non è con­tento del­la Legge 10, decanta­ta pro­prio in quell’occasione, capace sec­on­do alcu­ni di dare una «smossa» alla cron­i­ca caren­za di fon­di reg­is­tra­ta dalle val­li alpine? «Pro­prio di quel­la mi pre­oc­cupo — spie­ga il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana, elet­to in una coal­izione di cen­trosin­is­tra — e non tan­to per la man­ci­a­ta di mil­iar­di che rag­giunger­an­no il ter­ri­to­rio. La mia impres­sione è che al cen­tral­is­mo romano si stia sos­tituen­do quel­lo milanese, non pos­so che dis­sentire». Ci spieghi meglio. «Gli arti­coli 3, 4 e 49 di quel­la Legge, di fat­to, legano le mani agli Enti che agis­cono diret­ta­mente sul ter­ri­to­rio — con­tin­ua -. I prog­et­ti e gli inter­ven­ti, che ven­gono deliberati dalle Comu­nità mon­tane, devono ottenere il parere favorev­ole del­la Regione che li val­u­ta in base alla sua pro­gram­mazione. Cor­ri­amo il ris­chio di starcene qui a fare i “pas­sacarte” per ciò che viene deciso a Milano. Come non bas­tasse è pre­vis­to che i fon­di che la Regione ci trasferi­va come entrate ordi­nar­ie (per la Valsab­bia cir­ca 700 mil­ioni), ver­ran­no dirot­tati su prog­et­ti pilota. Se è così non sem­bra pos­si­bile far quadrare il bilan­cio, nep­pure per le spese di ges­tione ordi­nar­ie del­la Comu­nità». Girelli non si limi­ta a con­tro­bat­tere sulle for­mazioni leg­isla­tive: «Cer­ti forzisti “spara­no” sul­la neces­sità di rap­p­re­sen­tan­za polit­i­ca “mon­ta­nara” negli organ­is­mi cen­trali, non con­di­vi­do. Abbi­amo bisog­no di certezze: appli­cazione del prin­ci­pio di sus­sidia­ri­età che rispet­ti le autonomie locali, entrate sicure sen­za i marchingeg­ni for­mali di chi vuol con­trol­lare da lon­tano». «Poi — con­clude — andi­amo pure a vedere chi nel pas­sato, da “fuori”, ha rap­p­re­sen­ta­to le nos­tre val­li: sono gli stes­si che ora gri­dano… al lupo».

Ubaldo Vallini
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