Presi per la gola da una grigliata di carne e salsicce, un salmì di lepre o di cinghiale o ancora uno spiedo cotto lentamente come capita di rado assaporare

Brescia record di agriturismo

13/05/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Roberto Ragazzi

Pre­si per la gola da una grigli­a­ta di carne e sal­s­ic­ce, un salmì di lep­re o di cinghiale o anco­ra uno spiedo cot­to lenta­mente come capi­ta di rado ass­apo­rare. Rapi­ti da un piat­to di cason­cel­li fuman­ti immer­si nel bur­ro di mal­ga, ine­briati dal pro­fu­mo di una buona trip­pa. O anco­ra dall’assaggio di quar­an­ta for­mag­gi tipi­ci bres­ciani, accom­pa­g­nati da buon delle nos­tre vigne. Chi­u­den­do il tut­to con una salutare grap­pa, lis­cia o aro­m­a­tiz­za­ta con mir­tilli, lam­poni, more, ortiche o ruta. Aggiun­giamo a tut­to ciò il fas­ci­no del pae­sag­gio del­la cam­pagna bres­ciana; una cor­nice famil­iare e infor­male come quel­la che si res­pi­ra nelle case dei con­ta­di­ni del­la provin­cia ed il gio­co è fat­to: abbi­amo gli ingre­di­en­ti che com­pon­gono, o meglio che dovreb­bero com­porre, la ricetta dell’agriturismo. Un ter­mine che evo­ca il sapore delle cose gen­uine e fat­te in casa, con il lat­te appe­na munto, la carne di man­zo o di maiale all­e­va­to a rego­la d’arte. Ricor­di di un’epoca che non conosce i tem­pi fre­neti­ci del­la vita di oggi. Quan­do alle donne era dato il com­pi­to di tra­man­dare di gen­er­azione in gen­er­azione i seg­reti di una cuci­na sem­plice, ma ric­ca di sapori for­ti e sug­ges­tivi. Sono 236 attual­mente — in base ai dati for­ni­ti dall’Assessorato all’agricoltura del­la Provin­cia — le strut­ture agri­t­ur­is­ti­oche bres­ciane, ces­nite attra­ver­so i «cer­ti­fi­cati di com­ple­men­ta­ri­età per strut­ture agri­t­ur­is­tiche» rilas­ciati nel Bres­ciano. Una numero ele­va­to — il più alto tra le provin­cie del­la Lom­bar­dia e addirit­tura ai pri­mi posti in Italia — ed in costante asce­sa. Si sti­ma che nei prossi­mi anni queste strut­ture potreb­bero più che rad­doppi­are nel nos­tro ter­ri­to­rio con indub­bie con­seguen­ze pos­i­tive per tur­is­mo e e qualche pre­oc­cu­pazione per l’inflazione ed il pos­si­bile ulte­ri­ore scadi­men­to di queste realtà. La mag­gior parte delle aziende offre ris­torazione: in media cir­ca 30 pasti al giorno. Possiede un pro­prio menù, piat­ti e sapori carat­ter­is­ti­ci del­la zona, che var­i­ano da paese a paese. Lec­cornie che dovreb­bero essere real­iz­zate nel­la pro­pria azien­da agri­co­la. È ques­ta una delle carat­ter­is­tiche del suc­ces­so delle strut­ture agri­t­ur­is­tiche ed un essen­ziale req­ui­si­to richiesto dal­la legge per pot­er aprire una attiv­ità di questo tipo. Una rego­la aggi­ra­ta in alcu­ni casi in modo malde­stro. Capi­ta infat­ti che dietro al par­aven­to dell’agriturismo, si nascon­dano sem­pli­ci inizia­tive di ris­torazione, per giun­ta di pes­si­mo liv­el­lo, che ben­e­fi­ciano in questo modo di un favorev­ole trat­ta­men­to fis­cale, più leg­gero rispet­to al regime pre­vis­to per ris­toran­ti e trat­to­rie, pro­prio per­chè quest’attività dovrebbe essere mar­ginale rispet­to a quel­la più tipi­ca­mente agri­co­la e con­sen­tire all’agricoltore di arro­ton­dare il suo red­di­to. In ques­ta direzione si muove anche l’Assessorato all’agricoltura del­la provin­cia di Bres­cia: «L’impegno del­la Provin­cia — spie­ga l’assessore Gian­pao­lo Man­tel­li — è quel­lo di sostenere e pro­muo­vere l’agriturismo come risor­sa per la val­oriz­zazione dei prodot­ti e del­la tipic­ità bres­ciana. Ma sal­va­guardarne e pro­muo­vere l’immagine sig­nifi­ca pri­ma di tut­to assi­cu­rarne una cor­ret­ta ges­tione, sec­on­do le regole sta­bilite dal­la leg­is­lazione regionale. A questo fine negli ulti­mi mesi ho isti­tu­ito una apposi­ta unità oper­a­ti­va con il com­pi­to di real­iz­zare un det­taglia­to cen­si­men­to di tutte le strut­ture agri­t­ur­is­tiche del­la provin­cia e ver­i­fi­carne il rispet­to dei vin­coli imposti dal­la legge. I con­trol­li a tap­peto sono già iniziati e pro­prio la scor­sa set­ti­mana la licen­za agri­t­ur­is­ti­ca è sta­ta revo­ca­ta ad un pri­mo impren­di­tore bres­ciano. Sono pochi quel­li che fan­no i fur­bi, ma purtrop­po ci sono e rischi­ano di rov­inare l’immagine di quegli agri­coltori che oper­a­no invece con seri­età». La pia­nu­ra bres­ciana con 80 cer­ti­fi­cati di com­ple­men­ta­ri­età insieme l’area garde­sana con 77, ospi­tano la mag­gior parte delle 236 inizia­tive agri­t­ur­is­tiche bres­ciane. In Val­ca­mon­i­ca sono 24 gli agri­coltori che han­no aper­to, o chiesto di aprire, una attiv­ità agri­t­ur­is­ti­ca, seguono l’area del Sebi­no e la Valsab­bia con 19, infine la Valle Trompia con 17. Si trat­ta di dati non defin­i­tivi, in con­tin­ua evoluzione e pro­prio questo fat­to è indi­ca­tore di quan­to inter­esse ci sia attorno a questo tipo di attiv­ità. Sono spes­so i gio­vani, i figli degli agri­coltori ad intro­durre ques­ta inno­vazione, attiv­ità agri­t­ur­is­tiche ven­gono ideate e gestite anche da per­sone che non han­no tradizione e sto­ria di agri­coltori alle loro spalle, ma sem­plice deside­rio di vivere in stret­to con­tat­to con la natu­ra. Le vec­chie case, le stalle, i fie­nili, ormai per­fet­ta­mente adat­tati alla mor­folo­gia del suo­lo ven­gono ristrut­turati per ospitare tur­isti di cit­tà, colti dal­la qua­si infan­tile curiosità di vedere anche per la pri­ma vol­ta gli ani­mali del­la fat­to­ria, ammi­rare l’orto, il pol­laio, il frut­te­to, la vigna, i prati, la casera fino a las­cia­r­si coin­vol­gere nel­la rac­col­ta dei frut­ti, nel­la fien­a­gione. «Un con­nu­bio tra tur­is­mo, agri­coltura e tipic­ità. — Spie­ga Gian­pao­lo Man­tel­li — L’agriturismo è la sin­te­si di una nuo­va filosofia di vita, di un nuo­vo modo di fare tur­is­mo che avrà un grosso impul­so. Anal­isi soci­o­logiche ripor­tano che nei prossi­mi anni i momen­ti di sva­go saran­no sem­pre più legati al ter­ri­to­rio con forte ancor­ag­gio alle tradizioni, alla salute. Bres­cia è una provin­cia all’avanguardia in ques­ta nuo­va fron­tiera e si can­di­da a cogliere al meglio ques­ta opportunità».

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