Solo un recupero ambientale per favorire il ripopolamento

Brione: sessanta ettari per 30 lepri

30/08/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

La colo­nia di lep­ri ipo­tiz­za­ta dal servizio fau­nis­ti­co del­la provin­cia sui 60 ettari del monte Brione non com­pre­si nel biotopo ma con­fi­nan­ti con la zona pro­tet­ta, potrà rag­giun­gere le 25–30 unità. I tem­pi del­la pre­sen­za mas­s­ic­cia di lep­ri lun­go le pen­di­ci del monte sono defin­i­ti­va­mente tra­mon­tati: così come il sapore del­la lep­re con le verze, accom­pa­g­na­ta dal­la polen­ta, rimane nel bagaglio dei ricor­di del­l’in­fanzia. Più che i cac­cia­tori, più che le volpi e le mar­tore (le prime soprat­tut­to molti fre­quen­ti) a dec­re­tarne la qua­si totale scom­parsa è sta­to il muta­men­to del­l’am­bi­ente, sulle pen­di­ci ed ai pie­di del Brione.L’abbandono di vaste zone una vol­ta colti­vate col rim­boschi­men­to pro­gres­si­vo e la scom­parsa di radure pra­tive, la costruzione di edi­fi­ci nel­la fas­cia pede­mon­tana e la cres­cente inva­sione dei sen­tieri (a tut­t’og­gi nes­sun divi­eto limi­ta il tran­si­to dei bik­ers) sono i fat­tori respon­s­abili del­la scom­parsa del­la lep­re. Il car­dine del­l’in­ter­ven­to pro­pos­to dal­la provin­cia, con­siste così in un ritoc­co ambi­en­tale, final­iz­za­to alla ricreazione di con­dizioni pos­i­tive: esclusa qual­si­asi immis­sione di sogget­ti estranei (le lep­ri polac­che o sarde sono geneti­ca­mente incom­pat­i­bili), la provin­cia pro­pone di ricostru­ire siepi di rosacee, la sem­i­na di pic­coli appez­za­men­ti di cere­ali o legu­mi­nose, il recu­pero di aree pra­tive. La col­lab­o­razione dei pro­pri­etari del fon­di inter­es­sati all’es­per­i­men­to, è indis­pens­abile. Ed i pro­pri­etari, pri­ma del sì defin­i­ti­vo, han­no rac­colto dai tec­ni­ci del servizio fau­nis­ti­co provin­ciale, tut­ta una serie di assi­cu­razioni sul­la futu­ra ges­tione del­la zona: in par­ti­co­lare sul fat­to che niente e nes­suno intral­cerà in alcun modo la colti­vazione del­l’o­li­vo che rimane l’at­tiv­ità pri­or­i­taria sul­la porzione merid­ionale del monte. Le «inva­sioni» si ridur­ran­no a due cen­si­men­ti annui, a novem­bre ed a fine inver­no, per con­trol­lare la con­sis­ten­za del­l’inse­di­a­men­to: di notte una jeep con fari acce­si per­cor­rerà car­raie pre­def­i­nite, per con­tare gli esem­plari alla pas­tu­ra. Le cat­ture (des­ti­nate al ripopo­la­men­to) saran­no fat­te, fra qualche anno, con reti in cui le lep­ri ven­gono spinte fino a rimanere intrap­po­late. Infine è pre­vista la costruzione d’un per­cor­so obbli­ga­to per i bik­ers, con divi­eto di tran­si­to sul resto del monte.

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