Nasce a Garda una suggestiva ipotesi. I comuni interessati in chiave turistica

Brogiolo lancia il parco storico

14/02/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il castel­lo che sorge­va sul­la roc­ca di Gar­da ave­va tre cinte murarie e due porte. C’er­a­no anche il palaz­zo, la chiesa e l’area abi­ta­ta. Gian Pietro Bro­gi­o­lo, di Polpe­nazze, docente di Arche­olo­gia medievale all’ di Pado­va, ha illus­tra­to nel salone con­sil­iare del­la local­ità veronese le ricerche effet­tuate a par­tire dal ’98. La roc­ca, che ospi­ta l’er­e­mo dei camal­dole­si (ma ognuno può chiedere di entrare per gustare qualche giorno di tran­quil­lità, las­cian­do un obo­lo), nei sec­oli avan­ti Cristo ha accolto i pri­mi con­ta­di­ni, poi le aris­tocra­zie del­l’Età del rame e i por­ta­tori del Vaso cam­pan­i­forme , quin­di i Veneti antichi, con le capanne di argilla e frasche. Infine i Bar­bari (Lon­go­b­ar­di e Franchi), gli Scaligeri ed Ezzeli­no da Romano, i Vis­con­ti e i Veneziani, Ital­iani e Aus­triaci. La leggen­da rac­con­ta che qui, nel 951, Beren­gario d’Ivrea, volen­do cin­gere la coro­na, facesse imp­ri­gionare Ade­laide. La gio­vanis­si­ma vedo­va di re Lotario, però, riuscì a fug­gire, trovan­do rifu­gio a Canos­sa. Venne soc­cor­sa dal­l’im­per­a­tore Ottone I, che la prese in moglie. Morì a Seltz, in Aus­tria, nel 999. Bro­gi­o­lo ha spie­ga­to che il castel­lo era sicu­ra­mente del quin­to sec­o­lo. Dife­so da pareti roc­ciose a stra­pi­om­bo, rac­chi­ude­va l’abitazione del coman­dante, e alcune abitazioni con le fon­da­men­ta in pietra e la strut­tura in leg­no. Nel­la spazio del­la chiesa, di epoca Got­i­ca, sono sta­ti recu­perati fram­men­ti di mosaico, con una spi­rale, fat­ta di tessere musive bianche e rossonere. Trovate delle tombe, tutte prive di corre­do. Soltan­to una con­tene­va una fibu­la in oro con pietre, dec­o­ra­ta con teste d’aquila. Gli scavi han­no con­sen­ti­to di portare alla luce anche i resti di un bel­lis­si­mo affres­co e alcune mon­ete. In par­ti­co­lare, spic­cano un tre­m­isse aureo del­l’im­per­a­tore bizan­ti­no Zenone del V sec­o­lo e due denari d’ar­gen­to emes­si da Cre­mona nel XII e dal Duca­to vis­con­teo nel XIV. I comu­ni riv­ieraschi del­la zona (Gar­da, Bar­dolino, Lazise, Tor­ri, Cavaion e Coster­mano) han­no già dichiara­to la loro disponi­bil­ità a dare vita a un inno­v­a­ti­vo par­co mul­ti­tem­ati­co, imper­ni­a­to sul­la ricer­ca con­dot­ta da Bro­gi­o­lo, che ora sarà pub­bli­ca­ta in un vol­ume. «Ci sono le pre­messe per val­oriz­zare il pat­ri­mo­nio stori­co, così da inter­es­sare quel 20–30 per cen­to di tur­isti sen­si­bili ai richi­a­mi del ter­ri­to­rio — ave­va spie­ga­to il pro­fes­sore ai sin­daci -. Siamo trop­po abit­uati a pen­sare ad un par­co arche­o­logi­co come una strut­tura chiusa, vis­itabile ad orari. Qui invece è pos­si­bile puntare su un’area aper­ta, con un prog­et­to real­iz­z­abile in com­parte­ci­pazione tra pub­bli­co e pri­va­to». L’idea è di creare una serie di itin­er­ari, com­pren­den­ti le inci­sioni rupestri tra Gar­da e Tor­ri, le gal­lerie del­la grande guer­ra, i san­tu­ari e le chiese, l’am­bi­ente nat­u­ral­is­ti­co, i cen­tri stori­ci e, appun­to, il par­co. «Tan­to per dire — ha aggiun­to Bro­gi­o­lo -, esistono edi­fi­ci del XV-XVI sec­o­lo che, se restau­rati, non han­no con­fron­to con altre aree». La sper­i­men­tazione di raf­fi­nate tec­niche di trat­ta­men­to al com­put­er delle foto aeree e le ric­og­nizioni, coor­di­nate da Nico­la Man­cas­so­la e Fabio Sag­gioro, han­no per­me­s­so di sco­prire un gran numero di siti arche­o­logi­ci e di ricostru­ire i mod­el­li inse­dia­tivi tra età romana e medio­e­vo. Intan­to il comune di Gar­da sta dis­cu­ten­do se acquistare (o meno) la Roc­ca. La prece­dente Giun­ta ave­va delib­er­a­to in tal sen­so. «Sti­amo val­u­tan­do se val­ga davvero la pena di effet­tuare un sim­i­le inves­ti­men­to», ha det­to l’asses­sore Anto­nio Pasot­ti, che è pure nel diret­ti­vo del­la Comu­nità.

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