Il presidente del comitato Parco Colline moreniche critico verso l’eccessiva cementificazione della costa. Crosato: «Deturpa». Casarola: «Sarà bello e tornerà al Comune»

Ca’ Bosca, polemica sul porto

06/02/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

È del Comi­ta­to per il Par­co delle la denun­cia più allar­ma­ta nei con­fron­ti di quan­to sta avve­nen­do sulle coste garde­sane verone­si e bres­ciane in fat­to di costruzione di por­ti. «Ne stan­no sor­gen­do moltissi­mi», dice il pres­i­dente del Comi­ta­to Emilio Crosato, «e viste le prog­et­tazioni, nel­la spon­da veronese mi riferisco in par­ti­co­lare al por­to in local­ità Piop­pi a Peschiera e a quel­lo di Ca’ Bosca di Lazise, mi doman­do cosa si intende fare del . Trasfor­mar­lo vera­mente in una sor­ta di gigan­tesco per imbar­cazioni a motore che attrac­cher­an­no su get­tate di cemen­to real­iz­zate in mez­zo all’acqua?». «Riten­go», pros­egue l’ambientalista, «che si impon­ga una seria rif­les­sione: una cosa è pen­sare a risis­temare i por­ti esisten­ti, con miglio­ra­men­ti anche rispet­to al loro impat­to ambi­en­tale, altro è che sorgano strut­ture così impat­tan­ti e per di più fat­te da pri­vati». «Ed è molto pre­oc­cu­pante», sot­to­lin­ea Crosato, «che l’esistenza di un sito palafit­ti­co­lo, come era a Ca’ Bosca, e l’identificazione di tut­ta l’area del bas­so lago come Sito di inter­esse comu­ni­tario (Sic) non siano bas­ta­ti ad evitare che a Lazise si optasse per una soluzione prog­et­tuale come quel­la. Ma come: pri­ma, per la pre­sen­za del sito, si amplia il prog­et­to iniziale e poi, con il por­to più grande, il sito viene boni­fi­ca­to per­ché il liv­el­lo dell’acqua è trop­po bas­sa?». Crosato, che è anche ispet­tore ono­rario per la Soprint­en­den­za ai Beni architet­toni­ci e il pae­sag­gio, insiste sul­la «super­fi­cial­ità con cui è sta­to pos­si­bile, in così poco tem­po, avere tutte le autor­iz­zazioni per prog­et­ti che mod­i­f­i­cano così dras­ti­ca­mente il tes­su­to garde­sano. Non dubito, infat­ti, che ogni cosa sia sta­ta fat­ta sec­on­do le norme; il grave è che non vi siano norme diverse, che tutelino meglio e in prim­is i val­ori stori­ci e ambi­en­tali». Il pres­i­dente del Comi­ta­to per il Par­co delle colline moreniche del Gar­da rib­adisce la neces­sità di «rego­la­mentare quan­to pri­ma la dell’intero baci­no garde­sano, che è un baci­no chiu­so, lim­i­ta­to per esten­sione e non è det­to pos­sa sop­portare ogni sor­ta di inter­ven­to sen­za andare incon­tro a muta­men­ti pro­fon­di del suo eco­sis­tema». «La provin­cia di Tren­to ha da anni oper­a­to una pre­cisa scelta, lim­i­tan­do la nav­igazione nelle acque di sua com­pe­ten­za alle sole imbar­cazioni a vela; si potrebbe pen­sare anche qui a lim­itare l’utenza a deter­mi­nati natan­ti, come avviene ad esem­pio anche nel­la Lagu­na di Venezia». «E anche la real­iz­zazione di por­ti dovrebbe seguire altre filosofie», con­tin­ua Crosato, «come avviene in molti altri Pae­si, ad esem­pio la Fran­cia o la Nuo­va Zelan­da, o come è sta­to fat­to anche a Sirmione: per il nuo­vo por­to non è sta­ta mod­i­fi­ca­ta la lin­ea di cos­ta ma si è cre­ato un por­to arti­fi­ciale all’interno con un imboc­co per il pas­sag­gio delle barche». «Ma quan­to è sta­to fat­to, invece, mi por­ta tris­te­mente a pen­sare che dopo le coste si stiano inizian­do a lot­tiz­zare anche le acque e non sono così cer­to che ques­ta scelta rap­p­re­sen­ti la ripos­ta più effi­cace alla crisi del tur­is­mo, che res­ta la mag­giore risor­sa eco­nom­i­ca di quest’area. Siamo sicuri che mod­i­f­i­can­do così il ter­ri­to­rio, la gente avrà anco­ra voglia di venir­lo a vedere e conoscere?». Ben diver­sa la posizione di Cesare Casaro­la, la cui Soci­età Nau­ti­ca sta real­iz­zan­do la strut­tura por­tuale di Ca’ Bosca. «Dopo ben 27 anni di atte­sa; a tan­to tem­po fa risale, infat­ti, la mia pri­ma richi­es­ta di fare il por­to, quan­do il Comune ha deciso di far­lo davvero in quell’area, io ero dell’idea di non fare più nul­la». Nei suoi mag­a­zz­i­ni sono cus­todi­ti, per con­to del­la Soprint­en­den­za, i mate­ri­ali prel­e­vati dal sito palafit­ti­co­lo, ma sulle polemiche sorte in mer­i­to preferisce non repli­care, «per­ché è trop­po grande l’amarezza che pro­vo». «Ho sem­pre agi­to con grande seri­età e, soprat­tut­to, seguen­do le norme e le leg­gi. E così è sta­to anche per Ca’ Bosca, nel­la quale è sta­to pro­fu­so un nos­tro grande impeg­no anche eco­nom­i­co inclu­den­do, come è gius­to, gli inter­ven­ti volu­ti dal­la Soprint­en­den­za. Sono sicuro», con­clude l’imprenditore, «che una vol­ta fini­to il por­to piac­erà a tut­ti, per­ché io sono il pri­mo a vol­ere strut­ture belle anche dal pun­to di vista pae­sag­gis­ti­co. E non va dimen­ti­ca­to che a fine con­ven­zione l’opera, che ha boni­fi­ca­to un’area molto trascu­ra­ta, tornerà nelle mani del Comune».