Dai filmati del robot la verità sul relitto. In azione i militari statunitensi per identificare e recuperare l’anfibio andato a picco nel 1945 con 25 soldati

Caccia al Dukw, Nicolus in azione

06/10/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Sono ore deci­sive per l’individuazione dell’anfibio Dukw che nel­la notte del 30 aprile 1945 affondò nelle acque del Gar­da trenti­no con a bor­do ven­ti­quat­tro sol­dati amer­i­cani del­la dec­i­ma Divi­sione di Mon­tagna di stan­za in Italia. Nel tar­do pomerig­gio di oggi entr­erà in fun­zione il robot tele­co­manda­to Nico­lus, per fil­mare il relit­to indi­vid­u­a­to nei giorni scor­si a cir­ca 170 metri di pro­fon­dità nel­lo spec­chio d’acqua tra Brione e Baia Azzur­ra e dis­sol­vere cosi gli ulti­mi dub­bi legati all’identità del mez­zo inabis­sato. Le oper­azioni ven­gono por­tate avan­ti da un grup­po di tec­ni­ci gui­dati da Brett Pha­neuf, ricer­ca­tore del­la Texas uni­ver­si­ty e coor­di­na­tore del­la ricer­ca spon­soriz­za­ta dal­la Pro­mare, asso­ci­azione no prof­it statu­nitense. Ad affi­an­care il lavoro del­la del­egazione mil­itare amer­i­cana anche i vig­ili del fuo­co e i , che per facil­itare le ricerche han­no ordi­na­to lo stop alle imbar­cazioni e ai wind­surf nel­la zona inter­es­sa­ta. «Domeni­ca scor­sa abbi­amo uti­liz­za­to un nuo­vo tipo di sonar», affer­ma il colon­nel­lo Jeffe Pat­ton, rice­vu­to in Comune dal sin­da­co Pao­lo Mat­teot­ti e dall’assessore Mau­ro Grazi­oli, «e siamo rius­ci­ti ad indi­vid­uare una mas­sa la cui misura, 11 metri di lunghez­za per 3 di larghez­za, cor­risponde alle mis­ure del mez­zo affonda­to». Gli amer­i­cani lascer­an­no il Gar­da tra ven­erdì e saba­to ma sicu­ra­mente faran­no ritorno l’anno prossi­mo, con attrez­za­ture più sofisti­cate che dovreb­bero per­me­t­tere di recu­per­are l’anfibio e quan­to res­ta dei cor­pi dei sol­dati amer­i­cani mor­ti il 30 aprile del 1945. Quel­la notte solo uno dei mil­i­tari che era a bor­do del mez­zo riuscì a sal­var­si aggrap­pan­dosi a un pez­zo di leg­no, per poi essere trat­to in sal­vo da un altro Dukw. Gli anfibi era­no par­ti­ti dal por­to di Mal­ce­sine per aggi­rare alle spalle i tedeschi asser­ragliati a Tor­bole, che, durante la riti­ra­ta, ave­vano fat­to saltare la gal­le­ria del­la Garde­sana ori­en­tale nei pres­si di Tem­pes­ta. Purtrop­po uno dei Dukw era trop­po cari­co, 25 uomi­ni, un can­none da 74 mil­limetri, mitragli­atri­ci e munizioni per un peso di cir­ca 9.475 lib­bre con­tro le 5000 con­sen­tite, e affondò anche a causa del ven­to forte e delle onde. Nei mesi scor­si la del­egazione mil­itare statu­nitense ha por­ta­to avan­ti una serie di ricerche, trovan­do anche alcu­ni tes­ti­moni che han­no ricorda­to di gri­da di sol­dati amer­i­cani a cir­ca mez­zo chilometro dal­la cos­ta. Se oggi ver­rà con­fer­ma­ta l’individuazione dell’anfibio amer­i­cano, il futuro recu­pero ver­rà fil­ma­to dalle tele­camere di Dis­cov­ery Chan­nel per un prossi­mo documentario.

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