Dopo Limone, Gargnano e Toscolano Maderno, anche il Comune approva il progetto di legge per aprire le aree demaniali

Caccia del parco, Gardone dice sì

06/02/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
s.z.

Dopo Limone, Gargnano e Toscolano Mader­no, anche Gar­done Riv­iera ha approva­to il prog­et­to di legge da pre­sentare in per des­tinare alla cac­cia 12.875 ettari di par­co. «La zona del­la riv­iera occi­den­tale del lago e del­l’en­troter­ra — ha spie­ga­to Mau­ro Carz­eri, con­sigliere comu­nale — ha la più alta per­centuale di ter­ri­to­rio dema­niale fore­stale (38 mila ettari), men­tre la Provin­cia di Bres­cia ha la più ele­va­ta con­cen­trazione di cac­cia­tori. Va inoltre sot­to­lin­eato come le aree che si inten­dono ren­dere uti­liz­z­abili ai fini fau­nis­ti­ci e vena­tori fac­ciano parte di una zona sogget­ta a notevoli vin­coli ambi­en­tali, quali il , isti­tu­ito con legge del set­tem­bre ’89». Vedi­amo le super­fi­ci da sbloc­care: 1624 ettari sui mon­ti Zingla e Piz­zo­co­lo, com­pre­si nei comu­ni di Toscolano Mader­no e Vobarno. In Valvesti­no, 2115 ettari nel­la fas­cia cen­tro-occi­den­tale, 1184 in quel­la nord, 1997 a ori­ente. La val Tig­nal­ga, nel comune di Tig­nale, per 805 ettari. A Tremo­sine: la valle Negri­ni (2564 ettari), il Corno del­la Marogna 8993) e la Cor­na Vec­chia (393). Oltre a 1200 ettari «di for­ma irre­go­lare e frastagli­a­ta». Del tut­to escluse, invece, le aree rica­den­ti nel , così clas­si­fi­ca­to nel­l’ot­to­bre ’97. «Sono qua­si un migli­aio i cac­cia­tori inter­es­sati all’e­ser­cizio vena­to­rio nelle aree dema­niali qui con­sid­er­ate, oggi costret­ti a svol­gere la loro attiv­ità in ter­ri­tori lim­itrofi, piut­tosto con­cen­trati. Nascono così ten­sioni che potreb­bero essere facil­mente stem­per­ate con l’ap­provazione di ques­ta legge — pros­egue Carz­eri -. Lo stru­men­to nor­ma­ti­vo offer­to dal­lo statu­to del­la Regione Lom­bar­dia, iner­ente i prog­et­ti di inizia­ti­va popo­lare, sem­bra essere il per­cor­so ide­ale per rag­giun­gere l’o­bi­et­ti­vo. Tan­to più che i nos­tri comu­ni han­no per­centu­ali di ter­ri­to­rio pro­tet­to ben supe­ri­ore ai lim­i­ti del 20% imposti dal­la pro­gram­mazione vena­to­ria. «Prece­den­ti nor­ma­tivi analoghi ci ven­gono offer­ti dal­la Toscana che, dal ’94–95, ha con­sen­ti­to la cac­cia nelle aree dema­niali, legit­ti­ma­ta da una suc­ces­si­va sen­ten­za del­la Corte Cos­ti­tuzionale. Una qual­i­fi­ca­ta base di parten­za è poi rap­p­re­sen­ta­ta dal parere espres­so dal­l’Is­ti­tu­to nazionale per la fau­na sel­vat­i­ca che, nel ’97, ha ritenu­to idonea e cor­ret­ta la perime­trazione a suo tem­po con­cor­da­ta con le isti­tuzioni e com­po­nen­ti sociali». «Il prog­et­to di legge — ha det­to il sin­da­co Alessan­dro Baz­zani — si com­pone di due soli arti­coli. Il pat­ri­mo­nio agro sil­vo pas­torale, sot­to­lin­ea il pri­mo, è uti­liz­za­to per scopi fau­nis­ti­ci e vena­tori. E il sec­on­do: il Con­siglio regionale può vari­are l’at­tuale delim­i­tazione. C’è poi, alle­ga­ta, la car­tografia, con la planime­tria delle aree». Nes­suna dis­cus­sione, a Gar­done Riv­iera. Il provved­i­men­to è pas­sato all’u­na­nim­ità. Uni­ca astenu­ta Lau­ra Volpato.

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