Presentata l’attività dell’Osservatorio ornitologico regionale «Duse» al passo Spino, sui monti fra Salò e Toscolano Maderno. Beccalossi: «I controlli sul bracconaggio vanno gestiti dalla Provincia»

Caccia eco-compatibile? Si può

16/10/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Elisa Rocca

E’ un fiore all’occhiello a liv­el­lo regionale e in futuro avrà un ruo­lo sem­pre più ril­e­vante. Sti­amo par­lan­do dell’Osservatorio orni­to­logi­co regionale di Pas­so Spino, sui mon­ti fra Salò e Toscolano Mader­no, inti­to­la­to al suo fonda­tore, Anto­nio Duse. Nel 1929 questo «medico di piaghe e dot­tore di stelle» (come lo definì Gabriele D’An­nun­zio), nato a Salò a fine ‘800, ricevette infat­ti l’in­car­i­co dal pro­fes­sor Alessan­dro Ghi­gi — allo­ra pres­i­dente del­la Com­mis­sione vena­to­ria cen­trale del min­is­tero del­l’A­gri­coltura e Foreste — di coor­dinare l’at­tiv­ità di ricer­ca dell’«Osservatorio per lo stu­dio delle specie sil­vane». La scelta del dot­tor Duse non fu casuale; già diret­tore dell’Ospedale di Salò, ma anche appas­sion­a­to cac­cia­tore, era infat­ti un cul­tore del­la tradizione del­l’au­cu­pio (o uccel­la­gione) e fu uno dei pio­nieri del­l’or­ni­tolo­gia in Italia. L’at­tiv­ità del­l’osser­va­to­rio fu ded­i­ca­ta a con­trol­lare «il movi­men­to migra­to­rio delle Pre­alpi ori­en­tali e cen­trali, dal­l’Ison­zo al Tici­no e dai più alti con­traf­for­ti del­la pia­nu­ra padana», come lo stes­so Duse affer­mò nel 1931. Il pas­so Spino, fra il monte omon­i­mo e il Piz­zo­co­lo, «rap­p­re­sen­ta una delle zone più impor­tan­ti di con­ver­gen­za delle schiere di uccel­li sil­vani che a pri­mav­era e in autun­no attra­ver­sano l’I­talia set­ten­tri­onale». Negli anni ’30 la stazione del­lo Spino era cos­ti­tui­ta da un roc­co­lo con pas­sate per la cat­tura dei volatili, pos­to sul lato set­ten­tri­onale del crinale, a una quo­ta di 1180 metri. L’impianto era correda­to da strut­ture acces­sorie: tor­ri di osser­vazione, cam­mi­na­men­ti, edi­fi­ci per il per­son­ale. Oggi di quelle costruzioni si con­ser­vano pochi resti inag­i­bili, ma gra­zie all’in­ter­ven­to del­l’Ente Regionale per i Servizi all’A­gri­coltura e alle Foreste (Ersaf), pre­siedu­to da Francesco Mapel­li, e del­la Regione, è sta­to ristrut­tura­to un «caselli­no» per per­me­t­tere l’at­tiv­ità di ricer­ca. E’ sta­ta inoltre recu­per­a­ta, a uso foreste­ria, una mal­ga che sorge nel cuore di quel­la che, con i suoi 11 mila ettari, risul­ta essere — è bene ricor­dar­lo — la più este­sa fores­ta dema­niale lom­bar­da. Ma come si arti­co­la l’at­tiv­ità del­l’Osser­va­to­rio, riat­ti­va­to già dal 1999? Lo stu­dio e la ricer­ca sui movi­men­ti migra­tori avviene attra­ver­so la rac­col­ta di due tipolo­gie di dati: da un lato la cat­tura degli uccel­li per­me­tte di effet­tuarne un esame ravvi­c­i­na­to, per ricavarne così infor­mazioni pre­cise: età, ses­so dimen­sioni, muta e peso. Dal­l’al­tro, attra­ver­so il coor­di­na­men­to di più osser­va­tori, anche a liv­el­lo europeo, i dati incisi su un anel­lo metal­li­co fis­sato sul­la zam­pa del volatile — una sor­ta di tar­ga — con­sentono, nel caso in cui l’an­i­male ven­ga ricat­tura­to, di sta­bilire l’o­rig­ine esat­ta e il tem­po trascor­so dal suo inanel­la­men­to. Per pro­cedere alla cat­tura ven­gono uti­liz­zate com­p­lesse strut­ture arboree, ben note ai cac­cia­tori del­la nos­tra provin­cia sin dal ’600. Sono i famosi roc­coli o «bres­ciane» o «pas­sate», tut­to­ra uti­liz­za­ti per la cac­cia degli uccel­li di pas­so. «L’Osser­va­to­rio — affer­ma Viviana Becca­los­si vicepres­i­dente e asses­sore all’A­gri­coltura del­la Regione — oltre agli evi­den­ti scopi sci­en­tifi­ci e all’im­por­tante azione infor­ma­ti­va per le gio­vani gen­er­azioni cui è prin­ci­pal­mente des­ti­na­to, aiuterà a miglio­rare la rego­la­men­tazione del­la sta­gione vena­to­ria. «Ogni anno, all’inizio, si soll­e­vano polemiche tra cac­cia­tori e ambi­en­tal­isti attorno ai quan­ti­ta­tivi di uccel­li prel­ev­abili. L’osser­vazione e il mon­i­tor­ag­gio del­la popo­lazione migra­to­ria per­me­t­ter­an­no all’asses­so­ra­to di rag­giun­gere uno dei suoi fini prin­ci­pali: dare cioè vita, attra­ver­so una gius­ta nor­ma­ti­va, a una cac­cia eco-com­pat­i­bile». Pro­prio di recente la polem­i­ca soll­e­va­ta dal sin­da­co di Col­lio, Piero Pater­li­ni, ha ria­per­to la frat­tura tra cac­cia­tori e impeg­nate nel­la repres­sione del brac­conag­gio: «Sono fer­ma­mente con­vin­ta — pros­egue Viviana Becca­los­si — che per con­trastare l’at­tiv­ità dei brac­conieri val­ga la rego­la del­la toller­an­za zero. Tut­tavia pro­prio 20 giorni fa ho invi­a­to una let­tera al Min­is­tero com­pe­tente, per­ché riten­go siano ormai maturi i tem­pi per arrivare a un con­trol­lo del­l’at­tiv­ità vena­to­ria gesti­to diret­ta­mente dalle sin­gole province. Ci sono tradizioni locali che van­no rispet­tate, anche se pos­sono risultare incom­pren­si­bili a chi da Roma viene invi­a­to ad effet­tuare i con­trol­li». La pre­sen­tazione del­l’Osser­va­to­rio «Anto­nio Duse» è solo uno degli even­ti legati all’inizia­ti­va «Una gior­na­ta in fores­ta», ric­co cal­en­dario di man­i­fes­tazioni pro­mosse dal­l’Er­saf ded­i­cate ai cit­ta­di­ni, per impara­re a conoscere il prezioso pat­ri­mo­nio boschi­vo regionale.

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