Una voce che ha fatto fremere l’anima del mondo

CALLAS Il discorso non si è spento

17/09/2002 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Sirmione

CALLAS Il dis­cor­so non si è spen­to. C’è anco­ra qual­cuno, tra i puristi del bel­can­to, che dis­tingue. E nel­la dis­tinzione limano i mer­i­ti di Maria Callas sot­to­lin­e­an­do le imper­fezioni di alcune tonal­ità, lo stridìo di qualche pas­sag­gio. Sì, dicono in buona sostan­za, fu una grande can­tante, un sopra­no di sin­go­lare ele­vatu­ra ma in quel tem­po non fu la sola e forse altre la super­arono. Cos­toro sono i calvin­isti del melo­dram­ma. Quel­li che sco­las­ti­ca­mente vivono la sce­na sen­za essere toc­cati nei sen­ti­men­ti. Una sor­ta di chieri­ci fred­di, tetrag­o­ni all’insulto delle emozioni, turi­bolan­ti alla ragione arit­met­i­ca ma insen­si­bili agli sco­ti­men­ti delle pas­sioni. Maria Callas fu una grande pre­sen­za per­ché fu una grande per­son­al­ità dota­ta di eccezionale forza inter­pre­ta­ti­va e di una stra­or­di­nar­ia capac­ità vocale. La sua sto­ria non si può mis­urare con il metro di tut­ti i giorni per­ché non tut­ti i giorni nascono al mon­do delle Maria Callas. La sua vita è sta­ta la fab­bri­ca del­la sua arte. Conobbe la povertà e la goffag­gine fisi­ca. Forgiò la pro­pria volon­tà sull’incudine del bisog­no e del riscat­to. Sognò l’amore a tal pun­to che cre­dette di ved­er­lo nelle fat­tezze e nelle disponi­bil­ità di Menegh­i­ni. Poi ebbe ric­chezze e tri­on­fi. Toc­cò i piac­eri del­la celebrità. E cre­dette in nuovi amori. Bugia­r­di. Si ridestò sola, nell’età in cui ogni don­na ed ogni uomo cer­cano una mano ami­ca, una paro­la vera. Sola. Sen­za più pla­tee osan­nan­ti. Sen­za più corteggia­tori com­pia­cen­ti. Sen­za più impre­sari osse­quiosi. Sen­za più quel­la voce che era sta­ta la forza del suo riscat­to. Quel­la voce che sape­va muo­vere le emozioni più for­ti, che ave­va fat­to fre­mere l’anima del mon­do. A quel pun­to Maria Callas incom­in­ciò a morire. E ven­ticinque anni fa, nel­la sua grande casa di avenue George Man­del a Pari­gi, si spense. Come morì? Fu un improvvi­so malessere? O lei stes­sa deter­minò la fine? Allo­ra non si seppe. Oggi sarebbe inutile cer­care risposte. Morì come muoiono i per­son­ag­gi del mito: cir­con­fusi dal mis­tero per­chè soltan­to così pos­sono soprav­vi­vere alla pro­pria scom­parsa. Il suo cor­po fu poi bru­ci­a­to e le ceneri dis­perse nelle acque del mare Egeo. Gre­ca, volle tornare così a casa. Il resto di lei è rac­chiu­so nelle inci­sioni e nelle reg­is­trazioni delle opere inter­pre­tate nel vol­gere di una trenti­na d’anni. Rimane soltan­to questo di quan­to fu Maria Callas. Ma ciò bas­ta. Quel­la voce tes­ti­mo­nia del­la grandez­za e del­la pas­sione di una don­na che dal­la vita ebbe molto ma forse non ricevette ciò che mag­gior­mente desider­a­va. Lei, che ave­va saputo cantare con tan­ta inten­sità gli amori più pro­fon­di, non conobbe se non le este­ri­or­ità dell’amore. Cre­dette in ciò che non era. Apparen­za ma non ver­ità. Forse l’ingenuità provocò la crisi. E lei non resse alla delu­sione che man­da­va la sua vita in ban­car­ot­ta. Non capì allo­ra che la ver­ità dei suoi sen­ti­men­ti pote­va vin­cere tutte le fal­sità del mon­do, che la sua forza ave­va anco­ra qual­cosa da esprimere. Non capì. E si las­ciò andare. Morì così la più grande inter­prete del nos­tro melo­dram­ma, pro­tag­o­nista ella pure di una vita deg­na di essere tradot­ta in can­to e in musi­ca. Oggi Fran­co Zef­firelli ce ne ha volu­to rac­con­tare una parte con il suo film. Una parte trasfig­u­ra­ta dal dolore e dal­la fan­ta­sia, dal­la nos­tal­gia e dal­la sper­an­za. Ma basterà un film per riscattare un sen­ti­men­to? Ven­ticinque anni fa, nel suo appar­ta­men­to di Pari­gi, mori­va Maria Callas, il sopra­no che ha seg­na­to la sto­ria del melo­dram­ma del Nove­cen­to. Sul­la vita di questo stra­or­di­nario per­son­ag­gio Fran­co Zef­firelli ha real­iz­za­to il film Callas for­ev­er che stasera sarà pre­sen­ta­to in pri­ma visione a Pari­gi A VERONA FIRMA AUTOGRAFI ALLA SCALA CON LUCHINO VISCONTI CON MARIO DEL MONACO: DUE LEONI Sig­no­ra, qual è l’aspetto del carat­tere di Maria Callas che ha ama­to di più? « La sua fragilità — risponde Fan­ny Ardant in questi giorni impeg­na­ta al The­atre Eduard VII di Pari­gi con un altro mito, l’attrice Sarah Bernard di cui veste i pan­ni in «Sarah» di John Mur­rel — e la sua sen­si­bil­ità ma anche la sua capac­ità di trasfor­mar­si in una tigre quan­do si trat­ta­va di difend­ere la pro­pria idea di arte. Le han­no attribuito un brut­to carat­tere. Ma per quan­to ho potu­to stu­di­are di lei, riten­go che Maria Callas non avesse un brut­to carat­tere. Ave­va sem­plice­mente un carat­tere ». Quan­do scom­parve, Maria Callas ave­va soltan­to 54 anni. Fran­co Zef­firelli nel suo film « Callas for­ev­er », che stasera sarà pre­sen­ta­to in pri­ma visione mon­di­ale a Pari­gi, rac­con­ta gli ulti­mi anni del­la sua vita in un intrec­cio di ver­ità e di fan­ta­sia. Lei del film è la pro­tag­o­nista. Quan­do pen­sa di aver inter­cetta­to la chi­ave inter­pre­ta­ti­va del per­son­ag­gio? « Mai. Ho sem­pre pen­sato di non poter­la tradire cer­can­do di avvic­i­n­ar­mi il più pos­si­bile alla sua ani­ma. Con­sapev­ole, per altro, che sarei comunque anda­ta incon­tro a critiche certe per­ché quan­do si affronta un per­son­ag­gio del genere capi­ta sem­pre così. Ma sono sta­ta abbas­tan­za tran­quil­la. Mi sono affi­da­ta a Fran­co Zef­firelli. Mi sono sen­ti­ta ama­ta e mi sono las­ci­a­ta andare. Lui l’aveva conosci­u­ta bene e questo mi ras­si­cu­ra­va: sape­vo che se aves­si sbaglia­to, lui mi avrebbe subito cor­ret­ta ». Tec­ni­ca­mente, sig­no­ra, come si è prepara­ta ad inter­pretare il ruo­lo di Maria Callas? « Lavo­ran­do sul fia­to, cer­can­do di imitare il suo grande respiro. Che è un po’ come arrivare al suo cuore per­ché il respiro è la vita. Ma anche stu­dian­do a lun­go certe sue immag­i­ni, soprat­tut­to quelle rubate, non uffi­ciali . Quan­do, poi, ho let­to il copi­one ho capi­to che al di là del per­son­ag gio Maria Callas, c’era una don­na stra­or­di­nar­ia. E questo è il cibo di cui si nutre un attore ». E poi? « Poi quan­do il film è fini­to mi sono sen­ti­ta molto triste . Vi ave­vo river­sato den­tro tan­ta pas­sione, tan­ta ener­gia, tan­ta adren­a­li­na. Mi ha las­ci­a­to svuo­ta­ta. La fine di un film è sem­pre un momen­to doloroso ma “Callas for­ev­er” lo è sta­to anco­ra di più: ho sen­ti­to il bisog­no di non fare più niente per un bel po ’». E adesso? « Adesso stare­mo a vedere come questo film sarà accolto. Non sot­to­va­l­u­to le polemiche che scaten­erà. Cer­ta­mente ci sarà qualche aya­tol­lah del­la Callas che vor­rà dis­trug­ger­ci. Ma non m’importa. Cre­do di esser­mi avvi­c­i­na­ta il più pos­si­bile a quel­la vita, a quel­la don­na stra­or­di­nar­ia. Di più non pote­vo fare ».