I «Campanèr» benacensi da domani a Verona: «concerto» speciale per la visita del Pontefice. Il gruppo attivo da 12 anni, con molti giovani: «Una tradizione viva»

Campane in onore del Papa

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Ci saran­no anche i cam­pa­nari di San Felice del Bena­co ad accogliere il Papa a Verona, in occa­sione del quar­to Con­veg­no eccle­siale nazionale.Il grup­po si esi­birà domani sera, alla vig­ilia dell’arrivo di Benedet­to XVI nel capolu­o­go vene­to: la visi­ta è molto atte­sa dai verone­si, che han­no fat­to le cose in grande per un’accoglienza deg­na, di cui i con­cer­ti dei cam­pa­nari sono forse il «pez­zo forte».«Noi sare­mo all’opera a S. Bernardi­no, nel­la zona di San Zeno, alle 19.55 e alle 20.40 — spie­ga Fran­co Vez­zo­la, il pres­i­dente-. Eseguire­mo una com­po­sizione scrit­ta dal nos­tro mae­stro, Nico­la Oli­vari. Tut­ti i cam­panili di Verona suon­er­an­no a fes­ta (cias­cuno per sette minu­ti, alter­nan­dosi in questi non bre­vi “con­cer­ti” a turno, dalle 19.40 alle 20.55. Per la nos­tra squadra l’invito rap­p­re­sen­ta una bel­la sod­dis­fazione: vuol dire che ci apprezzano».In effet­ti il grup­po dei cam­pa­nari di San Felice, che pure­com­prende molti gio­vani, non è cer­to l’ultimo arriva­to, ha tradizione e qual­ità «Abbi­amo com­in­ci­a­to una dozzi­na di anni fa — pros­egue Vez­zo­la -, suo­nan­do in pie­di, a liv­el­lo delle cam­pane. Dal 2003 siamo pas­sati all’u­ti­liz­zo del­la cor­da, ripristi­nan­do un’an­ti­ca tradizione. Il mae­stro chia­ma a voce l’or­dine da seguire nel­l’ese­cuzione. Ci alleni­amo un paio di volte alla set­ti­mana: il saba­to e la domeni­ca sera. Il mer­coledì sono gli allievi più gio­vani, quel­li che stan­no impara­n­do l’arte, a provare con il mae­stro». E’ una tradi­zone che non vuole scom­par­ire. «In provin­cia di Bres­cia non esistono tan­ti grup­pi. Noi siamo col­le­gati agli ami­ci di Poz­zolen­go. Spes­so parte­cip­i­amo a man­i­fes­tazioni lon­tano da casa”.Il cam­panile di San Felice dispone di dieci cam­pane. Cinque sono vec­chie, uscite dal­la fonde­ria Cava­di­ni di Verona (alcune risal­go­no al 1826, altre sono state rifuse in tem­pi suc­ces­sivi), in gra­do di pro­porre brani sem­pli­ci. L’anno scor­so, a dicem­bre, l’azien­da Allan­coni di Cre­ma ne ha fuse altre cinque, in bron­zo. La pri­ma pesa 295 chili (c’è l’im­mag­ine del beato Lui­gi Ori­one e di san Gio­van­ni Cal­abria), la sec­on­da 240 (la vergine Maria con Gesù Bam­bi­no), la terza 205 (Imma­co­la­ta con­cezione e san­t’An­to­nio abate), la quar­ta 170 (san Francesco d’As­sisi e san­t’An­to­nio da Pado­va) e la quin­ta 120 (san­ti Felice, Adau­to e Flavia, i patroni del paese). Su cias­cu­na, rami di uli­vo preparati dal­lo scul­tore salo­di­ano Angi­oli­no Aime. Un’operazione cos­tosa, sostenu­ta dalle famiglie locali, dall’amministrazione comu­nale e dalle offerte rac­colte durante le feste. Un ritorno all’an­ti­co, quan­do i rin­toc­chi annun­ci­a­vano alla comu­nità i fat­ti più impor­tan­ti: i funer­ali, l’arrivo di un’autorità, gli incen­di nelle cascine, la fes­tiv­ità, le grand­i­nate. Parla­vano di gioie e dis­gra­zie, chia­man­do la gente a rac­col­ta o invi­tan­dola a scap­pare, e trovare un rifugio.Ora i «Cam­panèr de San Fil­is» han­no la pos­si­bil­ità di offrire una gam­ma com­ple­ta: dal­l’Ave Maria al Te Deum, e tutte le suonate più com­p­lesse. L’invito per l’arrivo del Papa rap­p­re­sen­ta, in un cer­to sen­so, la con­sacrazione definitiva.Il con­veg­no di Verona, che giunge 21 anni dopo il prece­dente, di Lore­to, è sta­to prepara­to con grande cura. Benedet­to XVI, che pun­ta a una chiesa parte­ci­pa­ta, fra­ter­na e respon­s­abile in ogni com­po­nente (e non pirami­dale), per sta­bilire un forte dial­o­go cul­tur­ale con i laici in Occi­dente e con le diverse reli­gioni e con­fes­sioni nel mon­do, arriverà alla Fiera giovedì mat­ti­na, e al pomerig­gio ter­rà una cel­e­brazione allo sta­dio Ben­te­go­di. Ven­erdì il car­di­nale Camil­lo Rui­ni, pres­i­dente del­la Cei, chi­ud­erà i lavori. La relazione di base sarà tenu­ta da Dioni­gi Tettamanzi.