Campi: etnoarcheologia di una comunità di montagna

02/11/2014 in Attualità
Di Redazione

Pre­sen­ta­to all’ex scuo­la ele­mentare di Campi, «Campi nel garde­sano. Etnoarche­olo­gia di una comu­nità di mon­tagna», la nuo­va pub­bli­cazione del (a cura di Gian Pietro Bro­gi­o­lo, ed. MAG, ; e SAP, Soci­età Arche­o­log­i­ca; Man­to­va, 2014), è disponi­bile in ven­di­ta al book­shop del museo di Riva del Gar­da in Roc­ca. La pub­bli­cazione nasce dal­la col­lab­o­razione fra il MAG e il Dipar­ti­men­to di beni cul­tur­ali del­l’ di Pado­va, e cos­ti­tu­isce un risul­ta­to con­cre­to del­l’in­ter­esse per il pae­sag­gio, comune alle due isti­tuzioni, e un esem­pio di stu­dio del ter­ri­to­rio anco­ra poco conosci­u­to in Italia e in gran parte d’Europa.

La piana di Campi quale per­ife­ria agri­co­la dell’insediamento preis­tori­co di San Mar­ti­no, ric­ca di una pro­duzione ortofrut­ti­co­la mai immag­i­na­ta, tale da scatenare gli appeti­ti del­la potente Riva del Gar­da. È una pic­co­la parte degli impor­tan­ti risul­tati del­la inno­v­a­ti­va ricer­ca con­dot­ta al Museo Alto Gar­da e da Gian Pietro Bro­gi­o­lo – pro­fes­sore ordi­nario di arche­olo­gia medievale all’Università di Pado­va, autore di ricerche e scavi in cit­tà, cam­pagne, castel­li, chiese del peri­o­do tar­do anti­co e altome­dio­e­vale, a cui si deve lo svilup­po degli aspet­ti teori­co-metodologi­ci dell’archeologia urbana, dell’archeologia dell’architettura e dell’archeologia dell’urbanistica – che ha let­to il pae­sag­gio del­la frazione mon­tana di Riva del Gar­da nel suo det­taglio, inter­ro­gan­do le trac­ce che riman­gono, i seg­ni vis­i­bili, spes­so nascosti del­la mon­tagna, e quel­li invis­i­bili con­ser­vati nel­la memo­ria, nei saperi, nelle cre­den­ze e nelle pratiche di ges­tione del­lo spazio, in un con­fron­to ser­ra­to con quan­to è sta­to pos­si­bile trovare negli archivi, nelle fotografie storiche, nel­la car­tografia, nelle immag­i­ni aeree e satel­li­tari.

Nel­la val­let­ta di Campi, ric­ca di ele­men­ti mate­ri­ali che ne attes­tano l’importanza e la lun­ga fre­quen­tazione, sono vis­i­bili l’abbandono delle aree colti­vate e dei notevoli resti mon­u­men­tali, quali il sito arche­o­logi­co di San Mar­ti­no, ben pre­sente nel pae­sag­gio e atti­vo già in epoca preis­tor­i­ca, e i rud­eri delle for­ti­fi­cazioni aus­tri­ache sul vici­no monte Tombio. Da qui è par­ti­ta l’innovativa ricer­ca del Museo Alto Gar­da: «Ele­men­to sig­ni­fica­ti­vo è sta­to oper­are con pre­ci­sione di det­taglio – spie­ga per il MAG Mon­i­ca Ron­chi­ni – nec­es­saria quan­do la scala geografi­ca diven­ta grande e le ipote­si inter­pre­ta­tive devono con­frontar­si con chi vive nei ter­ri­tori, ed ha una lunghissi­ma e accu­ra­ta conoscen­za dei luoghi. I risul­tati pro­pon­gono inter­es­san­ti novità inter­pre­ta­tive, dai ris­volti che super­a­no la sem­plice conoscen­za di questi spazi mon­tani»

Gian Pietro Bro­gi­o­lo
Pro­fes­sore ordi­nario di Arche­olo­gia Medievale all’Università di Pado­va, ha con­dot­to ricerche e scavi in cit­tà, cam­pagne, castel­li, chiese del peri­o­do Tar­do Anti­co e Altome­dio­e­vale e ha svilup­pa­to gli aspet­ti teori­co metodologi­ci dell’Archeologia urbana, dell’Archeologia dell’architettura, dell’Archeologia dell’urbanistica. Negli ulti­mi anni ha fat­to parte come team leader del prog­et­to dell’European Sci­ence Foun­da­tion (1998–2000) sul­la Trasfor­mazione del Mon­do Romano, è sta­to respon­s­abile per l’Italia del prog­et­to “Charle­magne. The Mak­ing of Europe” e cura­tore delle mostre “Il futuro dei ” e “Bizan­ti­ni, Croati e Car­olin­gi”, ha parte­ci­pa­to ai prog­et­ti europei “Formed” sul restau­ro dei castel­li e Inter­adria IIIA con Slove­nia e Croazia; dal 2002 codirige l’European Cor­pus of Ear­ly Medieval Church­es (IV‑X cen­turies). 
È condi­ret­tore delle riv­iste “Arche­olo­gia Medievale” e “Arche­olo­gia del­l’Ar­chitet­tura” e del­la col­lana “Doc­u­men­ti di Arche­olo­gia”. Attual­mente è pres­i­dente del­la Soci­età degli Arche­olo­gi Medievisti Ital­iani, mem­bro dell’Association pour l’Antiquité Tar­dive e acca­d­e­mi­co cor­rispon­dente dell’Acadèmia de Bones Lletres di Bar­cel­lona.