Dopo il terremoto del 24 novembre 2004 concluso il restauro di Sant’Antonio, costato 600mila euro. Nella parrocchiale rinforzata e abbellita si è ritornati a pregare

Campoverde, chiesa sicura

06/02/2007 in Attualità
A Salò
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il restau­ro del­la chiesa par­roc­chiale di Cam­pov­erde, frazione di Salò, che si è final­mente con­clu­so, è costa­to sei­cen­tomi­la euro, per l’esattezza 599.600, sedicim­i­la euro in meno del preventivato.La ha riconosci­u­to un con­trib­u­to di 331 mila euro (il famoso 70 per cen­to, non cal­co­la­to però sull’intera cifra, ma solo sulle spese causate dal ter­re­mo­to del 24 novem­bre 2004), da cor­rispon­dere in tre rate, due delle quali già ero­gate. Nei prossi­mi giorni arriverà da l’ultima rata, di 99 mila euro.Il Comune di Salò ha con­ces­so l’agibilità, il che ha con­sen­ti­to di effet­tuare l’inaugurazione il 17 gen­naio scor­so, il giorno del patrono (Sant’Antonio abate), ripren­den­do a cel­e­brare le messe e svol­gere le fun­zioni quo­tid­i­ane nel­la par­roc­chiale di Campoverde.Un «rien­tro alla base» gra­di­to da tut­ti i fedeli, dopo avere ottenu­to ospi­tal­ità dalle suore del Monas­tero del­la Vis­i­tazione per cir­ca due anni. Adesso occorre il defin­i­ti­vo col­lau­do da parte dei tec­ni­ci del Pirellone.L’intervento, prog­et­ta­to da Vale­ria Ghezzi e Fran­co Palmieri, è sta­to coor­di­na­to da un «glob­al con­trac­tor», il Gida Group di Bres­cia, un sogget­to plurispe­cial­is­ti­co che piani­fi­ca e real­iz­za le attiv­ità di manuten­zione ordi­nar­ia e stra­or­di­nar­ia, nonché l’adeguamento leg­isla­ti­vo. Gida Group ha già ese­gui­to il restau­ro di un buon numero di chiese dan­neg­giate dal sis­ma, tra cui S.Michele Arcan­ge­lo a Idro, S. Loren­zo a Vestone e dovrà com­pletare anche quel­lo di S.Maria Assun­ta a Muscoline.Le spese sostenute e le varie fasi dei lavori per quel­la di Cam­pov­erde, durati da mag­gio a dicem­bre, sono state illus­trate alla popo­lazione in un incon­tro svoltosi all’oratorio.L’ingegnere Fil­ip­po Fil­ip­pi­ni ha spie­ga­to le dif­fi­coltà emerse e le soluzioni adot­tate. La vol­ta, grave­mente lesion­a­ta, ha richiesto l’impegno mag­giore dei restau­ra­tori, poiché dove­vano essere scar­i­cati i pesi impro­pri. Il tim­o­re che potesse crol­lare da un momen­to all’altro ha obbli­ga­to a sosten­er­la con le centine.Dopo avere innalza­to la strut­tura di due cen­timetri al giorno (per un totale di 28–29 da un lato, di 15–18 dall’altro), ricor­ren­do a mar­tinet­ti piat­ti, si sono usati mate­ri­ali inno­v­a­tivi come le fibre di car­bo­nio, che garan­tis­cono plas­tic­ità, dut­til­ità e resistenza.La cop­er­tu­ra in leg­no è sta­ta intera­mente ricostru­i­ta e le mura­ture sono state riprese con ele­men­ti di pietra squadra­ta e calce idraulica.L’impresa edile ha cer­chi­a­to l’abside del­la par­roc­chiale e aggiun­to nuove catene lon­gi­tu­di­nali a quelle già pre­sen­ti. Rin­forza­to anche il campanile.Oltre al dis­cor­so strut­turale, numerose anche le oper­azioni dal pun­to di vista esteti­co, come la tin­teggiatu­ra ester­na a lat­te di calce e la rein­te­grazione degli intonaci, trat­tati con apposi­ti prodot­ti che impedis­cono la for­mazione di muschi e licheni. Recu­perati gli affres­chi del­la vol­ta, e stuc­cate le pareti interne.Qualcuno ha crit­i­ca­to il col­ore bian­co del­la cus­pi­de del cam­panile (rispet­to al gial­lo dell’intero edi­fi­cio), che «fa tan­to Alto Adi­ge». Altri han­no sostenu­to il con­trario («così è vis­i­bile da lontano»).«Col tem­po e con la piog­gia — ha osser­va­to Fil­ip­pi­ni — si sporcherà e diven­terà più scura».Un fun­zionario del­la Soprint­en­den­za ave­va addirit­tura pro­pos­to un bel rosso mat­tone, sim­i­le alla vinac­cia: sug­ger­i­men­to strav­a­gante e, per for­tu­na, rimas­to inascoltato.La chiesa, sor­ta nel XV sec­o­lo, era sta­ta ampli­a­ta e ricostru­i­ta dopo il ter­re­mo­to del 30 otto­bre 1901. Allo­ra per riat­ti­var­la furono nec­es­sari cinque anni. Tra le opere più inter­es­san­ti, il trit­ti­co sull’altare mag­giore, dip­in­to a olio, rac­chiu­so in una ric­ca ancò­na dora­ta, e un S.Antonio del Romani­no, da 280 x 215 centimetri.Ora a Cam­pov­erde, la cui par­roc­chia è autono­ma da Salò, rimane da risol­vere il nodo di S.Anna e S.Firmina, chiesette grave­mente dan­neg­giate dal ter­re­mo­to. Per riparare la pri­ma occor­reb­bero 75 mila euro. Per la sec­on­da 140 mila + Iva. Pro­prio in questi giorni la Regione ha riconosci­u­to un con­trib­u­to di 97 mila. Intan­to il par­ro­co, don Arman­do Cal­dana, pagati alla Gida 540 mila euro, deve reperire gli ulti­mi 59 mila. La curia dioce­sana ha dato un aiuti­no (7 mila euro). Lo staff finanziario del vesco­vo ha deciso di sostenere le comu­nità che si trovano in dif­fi­coltà nel­la resti­tuzione delle rate dei mutui con­trat­ti con le banche.Foto:

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