Alle scuole medie sciopero dei bidelli, i ragazzi a spasso. La dirigente: «Mi scuso con le famiglie». Chi doveva spalancarli è arrivato in ritardo, arrabbiati i genitori

Cancelli chiusi, studenti a casa

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Can­cel­li chiusi per una sfor­tu­na­ta serie di coin­ci­den­ze e alun­ni da poco sce­si dai bus che deci­dono di tornare a casa a pie­di: ieri mat­ti­na la gior­na­ta di lezioni del­la scuo­la sec­on­daria (ex media) si è comunque con­clusa con un lieto fine ma il ris­chio cor­so è sta­to grande. «Ne siamo tut­ti con­sapevoli», com­men­ta Anna Maria Cottarel­li, diret­tore didat­ti­co dell’Istituto com­pren­si­vo di Peschiera, «l’incidente non si ripeterà più e i gen­i­tori dei nos­tri alun­ni, così come le autorità ter­ri­to­ri­ali, ricev­er­an­no domani (oggi per chi legge) una let­tera di scuse e di spie­gazioni. Res­ta però il fat­to che la man­ca­ta aper­tu­ra dei can­cel­li è sta­ta causa­ta dal­la impreved­i­bile con­comi­tan­za di due fat­ti». È la stes­sa Cottarel­li a ricostru­ire quan­to è accadu­to all’istituto Felice Chiar­le. «Per ieri era sta­to indet­to, a liv­el­lo nazionale, uno sciopero del per­son­ale Ata, col­lab­o­ra­tori sco­las­ti­ci, ammin­is­tra­tivi e seg­rete­ria. Nat­u­ral­mente mi sono pre­mu­ra­ta di orga­niz­zare le pre­sen­ze disponi­bili in modo da garan­tire, in tut­ti i plessi, i servizi min­i­mi. E così avrebbe dovu­to essere, ma non è sta­to». E spie­ga: «Ieri mat­ti­na sta­vo facen­do il giro delle varie scuole per accer­tar­mi del rego­lare svol­gi­men­to delle lezioni; ave­vo inizia­to pro­prio dalle scuole pri­marie, fre­quen­tate dai bam­bi­ni più pic­coli. È allo­ra che sono sta­ta infor­ma­ta che il prob­le­ma, l’unico per for­tu­na, si era pre­sen­ta­to alle medie». Del per­son­ale Ata in servizio alla Chiar­le, solo un dipen­dente non ha ader­i­to allo sciopero. «Ed era la per­sona che avrebbe dovu­to aprire i can­cel­li, come al soli­to, alle 7.30; purtrop­po, però, le è cap­i­ta­to qual­cosa di tal­mente grave a casa da costringer­la ad arrivare a scuo­la in ritar­do, poco dopo le 8, ma a quel pun­to molti ragazzi si era­no già incam­mi­nati ver­so casa anziché ascoltare i pro­fes­sori che li invi­ta­vano ad atten­dere fuori dal­la scuo­la». All’esterno dell’edificio, infat­ti, si trova­vano anche i docen­ti, tut­ti quel­li impeg­nati nel­la pri­ma ora di lezione. «I pro­fes­sori», sot­to­lin­ea il diri­gente sco­las­ti­co, «han­no ripetu­to ai ragazzi di non pre­oc­cu­par­si e di aspettare con loro per­ché cer­ta­mente la scuo­la sarebbe sta­ta aper­ta. Ma molti, inizian­do dai più gran­di, han­no prefer­i­to evi­den­te­mente approf­ittare dell’occasione ed allon­ta­nar­si. Vi sono sta­ti anche diver­si alun­ni riac­com­pa­g­nati a scuo­la dai gen­i­tori che, dopo aver­li visti tornare, han­no tele­fona­to per sapere cosa era suc­ces­so». Le lezioni, alla fine, ci sono state ma tra i banchi era­no pre­sen­ti un centi­naio di ragazzi, ovvero un ter­zo dei fre­quen­tan­ti l’istituto. Ste­fano Frac­caroli, gen­i­tore e pres­i­dente uscente del Con­siglio di isti­tu­to, è il pri­mo a gettare acqua sulle polemiche innescate da alcu­ni gen­i­tori, pre­oc­cu­pati per quel­lo che sarebbe potu­to suc­cedere ai figli «a zon­zo» da soli per le strade. «Il fat­to è cer­ta­mente grave e for­tu­nata­mente non ha avu­to con­seguen­ze ma è nato da un’insieme di cir­costanze dif­fi­cil­mente ripetibili. È fuori luo­go usare l’accaduto per fare una protes­ta che non ha ragione di essere. Forse i gen­i­tori pre­sen­ti pote­vano aiutare i pro­fes­sori a tenere lì i ragazzi. Il diri­gente sco­las­ti­co sta lavo­ran­do molto bene, sarebbe un pec­ca­to», con­clude Frac­caroli, «rov­inare il cli­ma in cui si sta muoven­do adesso la scuola».