Il canile intercomunale di S.Pietro. Avviato per iniziativa degli ex sindaci Anelli e Arduino (Sirmione) in collaborazione con Montichiari, accoglie circa 120 animali

Cani di tutte le razze in attesa di padrone

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

«Rose» è solo l’ul­ti­ma arriva­ta. L’han­no nota­ta alcu­ni auto­mo­bilisti lega­ta al guard-rail nei parag­gi del casel­lo di Desen­zano, impau­ri­ta e infred­dolita. Sul suo cor­po molte cica­tri­ci di ferite prob­a­bil­mente subite nei com­bat­ti­men­ti orga­niz­za­ti dal rack­et delle scommesse clan­des­tine. «Rose» non è un cane qualunque, è una fem­mi­na di pit bull, cioè quel­la raz­za tan­to odi­a­ta e temu­ta che ovunque vor­reb­bero venisse elim­i­na­ta. Una cane che è fini­to nel libro nero come capitò al lupo nel Medio­e­vo, riabil­i­ta­to (ma non del tut­to) solo qualche decen­nio fa. «Rose» saltella­va ieri mat­ti­na gioiosa e felice come un gat­tone nel suo box del canile inter­co­mu­nale di Desen­zano. «Chi riduce questi splen­di­di cani in belve fero­ci sono cer­ti padroni, e Rose por­ta i seg­ni di tan­ta fero­cia», dice Arman­do Bel­li, pres­i­dente del­la coop­er­a­ti­va «Com­pag­ni di stra­da» incar­i­ca­ta del­la ges­tione del grande canile garde­sano. Annuisce Gino Gius­tac­chi­ni, ex posti­no di Sirmione, cus­tode del­la strut­tura, dopo essere sta­to lui a gestire pri­vata­mente e con la sol­i­da­ri­età di chi ama davvero gli ani­mali, un canile ai pie­di del­la Torre di San Mar­ti­no. Da quel canile mes­so in pie­di con tan­ta pas­sione ha poi por­ta­to in dote al mod­er­no cen­tro di San Pietro qua­si una ses­san­ti­na di cani. «Rose» ora sta bene, si è ripresa rius­cen­do, forse, a rimuo­vere dal­la sua mente i ricor­di dei fero­ci com­bat­ti­men­ti e delle per­cosse. A sette mesi dal­la sua aper­tu­ra, siamo andati a vis­itare, sen­za alcun preavvi­so, il nuo­vo canile di Desen­zano che è nato gra­zie all’ac­cor­do sot­to­scrit­to con altre due ammin­is­trazioni: Sirmione e Mon­tichiari. Sen­za dimen­ti­care che a far nascere questo canile, dopo tante peripezie, sono sta­ti Cino Anel­li e Mario Arduino, gli ex sin­daci di Desen­zano e Sirmione, anche se l’idea era già nata sot­to la giun­ta Roc­ca. Oltre a Gius­tac­chi­ni e Bel­li, ci sono anche due dei tre dipen­den­ti, Ele­na ed Erman­na. Loro, assieme a Eral­do, sono gli uni­ci ret­ribuiti rego­lar­mente (lavo­ra­no 7 ore al giorno a turno). Ci sono poi i volon­tari, un’al­tra trenti­na, che saltu­ar­i­a­mente dan­no una mano. Dal 1 luglio, giorno d’aper­tu­ra, sono ospi­ti 120 cani; il loro numero è stazionario anche gra­zie ai 40 affi­di che fino­ra sono sta­ti con­dot­ti. Si trat­ta di ani­mali accalap­piati dai vig­ili san­i­tari del­l’Asl i quali, in segui­to, li trasferiscono a San Pietro in un ambi­ente tenu­to ben puli­to e ordi­na­to. «I cani al loro ingres­so ven­gono vac­ci­nati, sver­minati e sot­to­posti a pro­fi­las­si antiparas­si­taria — dicono Erman­na ed Ele­na — la loro dieta è com­pos­ta da mangime sec­co e riso sof­fi­a­to. Poi qualche vol­ta gli diamo una… golosità! Una vol­ta al giorno escono dal recin­to e scor­raz­zano per oltre un’o­ra, ovvvi­a­mente si trat­ta di uscite stu­di­ate per evitare qualche zuf­fa». Nel caso una cagna venisse affi­da­ta a un nuo­vo padrone, il per­son­ale provvede a ster­il­iz­zarla, a meno che si trat­ti di un cuc­ci­o­lo. E a propos­i­to di cuc­ci­oli, l’al­tro giorno ne han­no trovati quat­tro in uno scat­olone abban­do­na­to a Mon­tichiari. Ora si trovano a San Pietro, in atte­sa di un padrone. Ma il canile garde­sano ne offre molti altri, pic­coli e adul­ti, di ogni raz­za: ci sono met­ic­ci, pas­tori tedeschi, siberi­ani, bas­tar­di­ni, pit bull, pas­tori marem­mani. Han­no solo tan­ta voglia di amore e di una casa. Lo si intu­isce dai loro occhi mal­in­coni­ci e dal­la fame di carezze.