Cappella di San Luigi Gonzaga ad Arco: il primo anniversario della rinascita

17/06/2016 in Attualità
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Di Redazione

Ad un anno dal­la benedi­zione, dopo i lavori di restau­ro che l’han­no ripor­ta­ta all’an­ti­co splen­dore, al cul­to dei fedeli e all’am­mi­razione di tut­ti, la cap­pel­la di San Lui­gi Gon­za­ga ospi­ta domeni­ca 19 giug­no con inizio alle ore 16 una Mes­sa ded­i­ca­ta al san­to (la cui ricor­ren­za è il 21 giug­no) offi­ci­a­ta dal par­ro­co di Bolog­nano, Mas­sone e San Mar­ti­no don Bruno Bom­bar­da. La cit­tad­i­nan­za è invi­ta­ta.

Sit­u­a­ta nell’omonima local­ità (San Lui­gi) alla Maza, la cap­pel­la è sta­ta recu­per­a­ta gra­zie ad un lavoro dura­to due anni, real­iz­za­to gra­tuita­mente dal Grup­po di Ten­no e da altri volon­tari sot­to la gui­da del­l’ar­chitet­to Gian­lu­ca Nicol­i­ni (prog­et­to e direzione lavori), con la col­lab­o­razione del noto scul­tore Liv­io Tasin (che ha real­iz­za­to la pala d’altare in ter­ra­cot­ta raf­fig­u­rante San Lui­gi) e con il sosteg­no del­l’Am­min­is­trazione comu­nale di Arco e del­la Cas­sa Rurale Alto Gar­da. I lavori di recu­pero sono par­ti­ti nel 2013, segui­ti e curati dall’infaticabile Fer­di­nan­do «Nan­do» Miorel­li, desideroso di ricor­dare con questo prog­et­to il figlio Ste­fano, pre­mat­u­ra­mente scom­par­so. E ora questo pic­co­lo luo­go di cul­to, un pez­zo di sto­ria e di tradizione che rischi­a­vano di andare per­du­ti per sem­pre, sono tor­nati alla comu­nità.

La cap­pel­la, di mod­este dimen­sioni e di fat­tura sem­plice, si tro­va a lato dell’antica stra­da del­la Maza che sali­va a Nago, anco­ra per­cor­ri­bile, e di quel­la, non più esistente, che por­ta­va a Tor­bole lun­go la riva sin­is­tra del­la Sar­ca. Un trat­to di via­bil­ità ora abban­do­na­to, ma che nell’antichità cos­ti­tu­i­va una delle prin­ci­pali vie di comu­ni­cazione del ter­ri­to­rio, tan­to che sem­bra ospi­tasse, vici­no alla chiesa di San Lui­gi, la stazione di pos­ta per il cam­bio dei cav­al­li. Tra le don­azioni, il cro­ci­fis­so orig­i­nale del­la cap­pel­la, rin­venu­to in tem­po immem­o­re tra le rovine e cus­todi­to per tan­ti anni da un arcense che ha volu­to rimanere anon­i­mo, e i can­de­labri. Mas­si­mo Flo­ri­ani ha dona­to una preziosa litografia del­l’Ot­to­cen­to, anch’es­sa raf­fig­u­rante San Lui­gi Gon­za­ga. Una tar­ga nel­la cap­pel­la ricor­da l’im­peg­no dei tan­ti che han­no con­tribuito al suo recu­pero.

Costru­i­ta nel 1779 quale ex voto del­la famiglia Marosi, era ogget­to di devozione non solo per le poche famiglie che sta­bil­mente abita­vano in quel luo­go, ma anche per gli abi­tan­ti dell’Oltresarca, in par­ti­co­lare delle frazioni di Vig­nole, Bolog­nano e Prato­sa­iano. Gli atti vis­i­tali del 1827 la descrivono in eccel­lente sta­to e dota­ta di tut­to il nec­es­sario per cel­e­brare le messe: un cal­ice, i para­men­ti, i cam­i­ci e i mes­sali. E l’usanza di queste cel­e­brazioni si pro­trae anche per buona parte del Nove­cen­to. A par­tire dal­la fine degli anni Ses­san­ta, con la ven­di­ta delle case d’intorno e poi la loro demolizione, la chiesa è sta­ta via via abban­do­na­ta, fino ad essere ridot­ta a poco più di un cumu­lo di mac­erie.

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