In visita al Santuario il capo dei vescovi del subcontinente: «I bambini sono il nostro futuro»

Cardinale indiano al Frassino

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

«Il grande poeta indi­ano Tagore (pre­mio Nobel per la let­ter­atu­ra 1913) dice­va che la nasci­ta di un bam­bi­no è un seg­no che Dio non si anco­ra stan­ca­to dell’umanità. Dunque i bam­bi­ni sono la più grande sper­an­za e il mod­el­lo del reg­no dei cieli». Sono le parole del car­di­nale Tele­spho­re Placidus Top­po, pres­i­dente del­la Con­feren­za epis­co­pale indi­ana, che al San­tu­ario del Frassi­no ha pre­siedu­to di recente le cel­e­brazioni del­la benedi­zione e affi­da­men­to dei bam­bi­ni e delle famiglie alla Madon­na e la messa.Il car­di­nale è sta­to accolto da padre Pio Pran­d­i­na, guardiano del Frassi­no, e da un chiesa già piena di famiglie e di bam­bi­ni. «La sem­plic­ità dei bam­bi­ni è la con­dizione ide­ale per divenire dis­ce­poli ed entrare in comu­nione con Dio», ha det­to il car­di­nale Top­po pri­ma di impar­tire la benedi­zione ai più pic­coli dal­la cap­pel­la del­la Madon­na. Poco pri­ma una mam­ma ave­va let­to la preghiera di affi­da­men­to a Maria «dei nos­tri figli. Con il bat­tes­i­mo che han­no rice­vu­to, tu sei diven­ta­ta loro madre: per­ciò li affidi­amo alla tua tenerez­za e alla tua vigilanza…Aiutaci nei nos­tri com­pi­ti di gen­i­tori e di edu­ca­tori: inseg­naci ad aprire i loro occhi e il loro cuore a tut­to ciò che è bel­lo, buono e vero; inseg­naci ad ascoltar­li e a capir­li, per aiu­tar­li crescere nelle respon­s­abil­ità del­la vita».Dopo la benedi­zione qualche istante di riposo per il car­di­nale che due anni fa ha parte­ci­pa­to per la pri­ma vol­ta al Con­clave dell’elezione di papa Benedet­to XVI. Sul­la nom­i­na, e le tante voci che davano come prob­a­bile la scelta di un papa prove­niente dall’America lati­na o dall’Asia, il car­di­nale Top­po ha com­men­ta­to «tut­to è pos­si­bile per il Sig­nore. Sono gli uomi­ni che pen­sano di indov­inare e fan­no tan­ti dis­cor­si; ma come si dice sono in molti ad entrare in Con­clave da papi ed uscire come car­di­nali. Il frut­to viene quan­do è il suo tem­po e ciò è vero anche per la fede. È pos­si­bile che un giorno ci sarà un papa indi­ano; suc­ced­erà se e quan­do sarà il suo momento».«La vocazione reli­giosa è il barometro del­la fede di una soci­età», ha aggiun­to il por­po­ra­to. «Io proven­go da Ranchi, che viene descrit­ta come un pic­co­lo Vat­i­cano. In questi 150 anni il nos­tro popo­lo ha accetta­to Gesù nonos­tante l’opposizione che in India incon­tra la fede cat­toli­ca. E la nos­tra chiesa è anco­ra gio­vane e sta crescendo».Il car­di­nale ha descrit­to l’India come «un pic­co­lo mon­do: ci sono diverse cul­ture, lingue, popoli. Lo svilup­po eco­nom­i­co con­vive anco­ra con gran­di povertà e prob­le­mi sociali. Non è un Paese per­fet­to, ma il popo­lo è cre­dente e questo è un seg­no pos­i­ti­vo. È questo sen­so del sacro, del­la pre­sen­za e del tim­o­re di Dio che fa dell’India un Paese di sper­an­za: e in un momen­to di ten­sioni cre­ate dal­la glob­al­iz­zazione e indus­tri­al­iz­zazione rispet­to alle realtà più rad­i­cali, pen­so che la Chiesa può avere un ruo­lo».