La filosofia «ambientalista» dell'industria di viale Rovereto illustrata dall'ingegner Paolo Mattei ai colleghi industriali. Con l'insonorizzazione sui lati est e nord un maquillage ai capannoni Dalla cogenerazione lo spreco minimo di risorse in atmosfer

Cartiera del Garda: i fanghi diventano tegole

22/06/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Pao­lo Mat­tei ha illus­tra­to all’assem­blea degli indus­tri­ali la svol­ta che, da qualche anno a ques­ta parte, ha por­ta­to la Cartiera del Gar­da — mas­si­ma realtà indus­tri­ale del­la provin­cia — a scom­met­tere impeg­no e risorse sul­la com­pat­i­bil­ità fra pro­duzione di qual­ità ed ambi­ente. Un ambi­ente — quel­lo del Gar­da — che, pro­prio per­chè irripetibile, ha sti­mo­la­to l’impegno.Il prob­le­ma all’in­ter­no del­l’azien­da ormai non è più quel­lo di rispettare i para­metri imposti dal­la leg­is­lazione provin­ciale sulle emis­sioni in atmos­fera, sul rilas­cio delle acque dopo la lavo­razione, sui liv­el­li di rumor­osità e sul­la riduzione dei residui di pro­duzione, sen­ti­ti o sof­fer­ti come impo­sizioni calate dal­l’ester­no. Rib­al­tan­do l’at­teggia­men­to, la cartiera è con­vin­ta che la soprav­viven­za stes­sa del­l’in­dus­tria è lega­ta al man­ten­i­men­to del­l’am­bi­ente, e che inquinare meno (ossia but­tar via il meno pos­si­bile) rap­p­re­sen­ta un aumen­to del­la red­di­tiv­ità da inseguire come risul­ta­to ges­tionale. In questo proces­so alcu­ni risul­tati sono incas­sati, altri stan­no per mat­u­rare lun­go gli ulti­mi mesi di questo 2003. Per quan­to riguar­da i fanghi, fino a tre anni addi­etro, era­no des­ti­nati alla dis­car­i­ca. Gra­zie all’in­stau­rar­si d’u­na for­ma di col­lab­o­razione con una indus­tria che pro­duce lat­er­izi ed ha sta­bil­i­men­ti in Alto Adi­ge e a Bres­cia, già ora il 90% dei fanghi finisce, impas­ta­to in dosi oppor­tune con l’argilla, trasfor­ma­to in mat­toni e cop­pi, e la pre­vi­sione è che per la fine del­l’an­no più nem­meno un chi­lo di residui del­la pro­suzione del­la car­ta finis­ca in dis­car­i­ca. Sec­on­do aspet­to, il rumore. L’in­sonoriz­zazione real­iz­za­ta sul lato ovest del­lo sta­bil­i­men­to sta dan­do risul­tati pos­i­tivi e ver­rà este­so sui fron­ti est e nord del com­p­lesso, ver­so via Pado­va e a ridos­so del­la passerel­la ciclo-pedonale. L’oc­ca­sione, ha spie­ga­to Mat­tei, servirà per un restyling com­ple­to del­l’azien­da che ormai mostra tut­ti i suoi­qua­si cinquan­t’an­ni. Allu­minio anodiz­za­to e leg­no servi­ran­no a fornire un’im­mag­ine asso­lu­ta­mente inedi­ta, e meno impat­tante, del com­p­lesso. Per quel che riguar­da l’ac­qua, il depu­ra­tore bio­logi­co con­tin­ua a fornire risul­tati di asso­lu­ta eccel­len­za a liv­el­lo europeo: dopo la pri­maria attra­ver­so sed­i­men­tazione, quel­la bio­log­i­ca con­sente di cavare dal­l’ac­qua la total­ità delle sostanze organiche dis­ci­olte. L’ac­qua — dagli 800 ai 900 metri cubi all’o­ra — pesca­ta in fal­da viene resti­tui­ta al lago prati­ca­mente iden­ti­ca a com’era in orig­ine. Infine le emis­sioni di anidride car­bon­i­ca in atmos­fera. La cartiera rispet­ta con asso­lu­ta tran­quil­lità le rac­co­man­dazioni, accettate a liv­el­lo auropeo, del pro­to­col­lo di Kyoto, gra­zie alla cogen­er­azione. Dal metano (già di per sè rel­a­ti­va­mente inquinante) la cartiera rica­va, pri­ma del calore per l’es­si­cazione del­la car­ta, tut­ta l’en­er­gia occor­rente a far fun­zionare le mac­chine. L’au­to­suf­fi­cien­za garan­ti­ta dal­la pro­duzione del­la cen­trale ter­moelet­tri­ca è giu­di­ca­ta dal­la Comu­nità euro­pea l’ap­pli­cazione otti­male (meglio anco­ra sarebbe il nucleare, ma in Italia è vieta­to) per ridurre emis­sioni. Il tut­to, ha con­clu­so l’ingeg­n­er Mat­tei, ottenu­to gra­zie al coin­vol­gi­men­to delle maes­tranze ad ogni liv­el­lo. Il per­son­ale, capi­ta e fat­ta pro­pria la filosofia del­l’azien­da, garan­tisce risul­tati impens­abili sen­za una sim­i­le gen­er­al­iz­za­ta assun­zione di cor­re­spon­s­abil­ità.

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