Questa mattina il taglio del nastro della struttura, ampliata nell’ala centrale.
Camere per due persone e 7 posti letto in più: ora sono 80 in totale

Casa di riposo più comoda

12/05/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Sta­mat­ti­na alle ore 10.30 ver­rà inau­gu­ra­ta l’ala cen­trale (ampli­a­ta e rimod­er­na­ta) del­la casa di riposo di Toscolano Mader­no. Sarà pre­sente, tra gli altri, il diret­tore dell’Asl di Bres­cia, Carme­lo Scar­cel­la. Ieri, nel cor­so di una con­feren­za stam­pa, Camil­lo Chi­mi­ni, pres­i­dente del­la Fon­dazione «Gio­van Bat­tista Bianchi», il vice Attilio Apol­lo­nio e il sin­da­co Pao­lo Ele­na han­no illus­tra­to le carat­ter­is­tiche dell’intervento effet­tua­to. Il numero dei posti let­to è aumen­ta­to da 73 a 80, di cui 47 accred­i­tati dal­la . La vol­ume­tria è pas­sa­ta da 13.724 mc. a 15.706, la super­fi­cie da 3.842 a 4.369 metri quadri. Ora tutte le camere ospi­tano, al mas­si­mo, due anziani, e non più 3 o 4 come in pas­sato, inoltre sono dotate di servizi autono­mi. Ognuno dei quat­tro nuclei interni dispone di bag­no pilota­to, cucini­no, locali per l’assistenza med­ica e infer­mieris­ti­ca, ecc. La sala ris­torante al pri­mo piano ver­rà inti­to­la­ta a Luigia Rizzi, pres­i­dente del ricovero dal ’77 all’88; quel­la al piano supe­ri­ore, invece, porterà il nome di don Arturo Fac­chet­ti, par­ro­co per 16 anni, mor­to nel ’66.Il pri­mo lot­to è sta­to ulti­ma­to nell’estate 2005, il sec­on­do in questi giorni. Prog­et­to del geome­tra Luciano Boschi. «Il cos­to com­p­lessi­vo dell’opera di restau­ro e di ampli­a­men­to dell’edificio è sta­to di un mil­ione e 880 mila euro — ricor­da Chi­mi­ni -. Altri 220 mila euro se ne sono andati per la sos­ti­tuzione degli arre­di. In futuro dovre­mo spenderne anco­ra 200 mila (cir­ca) per le mod­i­fiche alle cucine. In totale, quin­di, un inter­ven­to da due mil­ioni e 300 mila euro, cir­ca quat­tro mil­iar­di e mez­zo delle vec­chie lire. Abbi­amo cop­er­to le spese uti­liz­zan­do gli 800 mila euro las­ciati dai prece­den­ti ammin­is­tra­tori, che ave­vano ven­du­to ter­reni e immo­bili di pro­pri­età dell’ente, otte­nen­do un mutuo di 670 mila euro dal­la Cas­sa deposi­ti e presti­ti, e 500 mila dal­la Ban­ca agri­co­la man­to­vana. Il Comune ci è venu­to incon­tro con un con­trib­u­to stra­or­di­nario di 800 mila euro, parte dei quali servi­ran­no per ridurre l’ammontare dei presti­ti ricevuti».I dipen­den­ti del­la Fon­dazione sono 44 (assis­ten­ti socio assis­ten­ziali, cuoche, imp­ie­gati ammin­is­tra­tivi, addet­ti alla manuten­zione) e due le suore (apparten­gono alla Con­gregazione delle sorelle del­la Mis­eri­cor­dia di Verona). Nutri­to il grup­po dei con­sulen­ti: il diret­tore san­i­tario, il fisi­a­tra, tre medici reperi­bili, una ani­ma­trice, quat­tro infer­miere pro­fes­sion­ali, nell’arco delle 24 ore. Oltre che da Chi­mi­ni, ex pres­i­dente dell’azienda di sog­giorno, e da Apol­lo­nio, ex sin­da­co di Toscolano Mader­no, il Con­siglio di ammin­is­trazione è com­pos­to da Maria Cal­zoni, Giu­liano Ivan Capuc­ci­ni e don Leonar­do Fari­na, il par­ro­co. Pres­i­dente ono­rario: Gior­gio Bom­bardieri, che gui­da anche i lavo­ra­tori anziani del­la cartiera. Revi­sore dei con­ti: Giuseppe Avan­tag­giati. Tut­ti nom­i­nati dal sin­da­co, in base alla legge Bas­sani­ni e allo statu­to approva­to dal­la Regione.Le rette sono tra le più basse dell’intera provin­cia. Per quan­to riguar­da i res­i­den­ti, che han­no dirit­to di prece­den­za (al momen­to la lista di atte­sa com­prende 25 nomi), è di 965 euro men­sili, nel caso di auto­suf­fi­ci­en­ti, e di 1.125 per gli altri. Tut­ti quan­ti proven­gono da altre local­ità pagano invece 1.145 euro.Fu nel 1914 che Gibì Bianchi, sin­da­co di Mader­no, sol­lecita­to dal­la moglie (Giusep­pina Com­boni, imparenta­ta con mon­sign­or Daniele, di Limone, riconosci­u­to San­to dal Papa il 5 otto­bre 2003) donò lo sta­bile di via Cavour e il rel­a­ti­vo bro­lo, in quel momen­to occu­pa­to dal­la caser­ma dei , per «assis­tere la vec­chi­a­ia impo­tente e bisog­nosa». Un comi­ta­to si incar­icò di sol­lecitare la popo­lazione a con­tribuire. Ven­nero rac­colte 990 lire, di cui due lire e mez­zo dai ragazz­i­ni del­la scuole del Monte. Ma, a causa del­la guer­ra, si dovette atten­dere qualche anno pri­ma di pot­er sis­temare l’ed­i­fi­cio. Ese­gui­ti i lavori di ristrut­turazione, il ricovero aprì nel 1921. Bianchi resse il tim­o­ne fino al 1940. Dopo di lui: Gio­van­ni Bonaspet­ti (fino al ’46), Francesco Carnevali (’51), Nino Gaoso (per ben 25 anni), Luigia Rizzi (dal ’77 agli inizi dell’88), Gior­gio Bom­bardieri (sino alla fine del 2003) e, dal 1 gen­naio 2004, Chimini.