In consiglio comunale la vicenda decennale dell’edificio a Muslone. Maggioranza spaccata Sindaco in difficoltà su una variazione nella destinazione d’uso

Casa Ughi, è «guerra» aperta

05/10/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

A Gargnano si è addirit­tura sfio­ra­to il coin­vol­gi­men­to del­la Procu­ra del­la Repub­bli­ca in mer­i­to ad una vicen­da edilizia che inter­es­sa il cele­bre vio­lin­ista . L’ipote­si, piovu­ta all’in­ter­no del­l’ul­ti­mo Con­siglio Comu­nale di Gargnano, è sta­ta per il momen­to accan­to­na­ta, sep­pure in coda ad un’an­i­ma­ta dis­cus­sione. La ques­tione, riferi­ta al cam­bio di des­ti­nazione d’u­so di un edi­fi­cio di pro­pri­età del­l’artista, nel­la panoram­i­ca frazione di Mus­lone, ha gen­er­a­to rif­lessi politi­ci: la mag­gio­ran­za, che sostiene il sin­da­co Gian­fran­co Scar­pet­ta, si è spac­ca­ta e 5 con­siglieri (Big­not­ti, Caldera, Bon­tem­pi, Pasi­ni e Cesare Bor­tolot­ti) han­no vota­to assieme alla mino­ran­za a favore del­la mozione pre­sen­ta­ta da Luciano Gal­loni, che chiede­va di rin­viare ogni deci­sione ad una prossi­ma assem­blea, in atte­sa di mag­giore chiarez­za. La mozione è sta­ta approva­ta con 10 voti con­tro 6. Infat­ti la dis­cus­sione in Con­siglio, anziché fare luce su una vicen­da già di per sé com­pli­ca­ta, l’ha resa anco­ra più aggrovigli­a­ta, soll­e­van­do ulte­ri­ori e pesan­ti inter­rog­a­tivi, dopo la ricostruzione ed i doc­u­men­ti esi­biti da Mar­cel­lo Fes­ta, ex pri­mo cit­tadi­no, in forza alla Lega Nord. La sto­ria riman­da ad oltre 10 anni fa. «Nel 1995 — sostiene l’ex sin­da­co — Ughi chiese di costru­ire un por­ti­ca­to di 250 metri cubi, da adibire a ricovero attrezzi. In segui­to questo venne chiu­so ai lati, andan­do di con­seguen­za a creare un vol­ume. Fu dis­pos­ta una vari­ante, trasfor­man­do la des­ti­nazione agri­co­la del vol­ume in ques­tione ed asseg­nan­dole una des­ti­nazione cul­tur­ale, per preparare con­cer­ti, ad esem­pio, ma non una des­ti­nazione a scopo res­i­den­ziale. Il vin­co­lo è impos­to all’in­ter­no di una con­ven­zione, fir­ma­ta dal­lo stes­so Uto Ughi». Per il sin­da­co Scar­pet­ta ci sono aspet­ti poco chiari, a par­tire dal­la con­sid­er­azione «affat­to sec­on­daria che la con­ven­zione di cui si par­la e attorno alla quale ruo­ta la vicen­da, stip­u­la­ta quan­do il sin­da­co era Mar­cel­lo Fes­ta, non è mai sta­ta reg­is­tra­ta e di questo ci chiedi­amo il per­ché? E tra­iamo la con­seguen­za che, sen­za reg­is­trazione, ques­ta con­ven­zione non ha val­ore. Si aggiun­ga che la nor­ma­ti­va in mate­ria è con­trad­dit­to­ria, per cui l’ed­i­fi­cio di pro­pri­età del mae­stro è sta­to cen­si­to così come è ed ha già una des­ti­nazione agri­co­lo-res­i­den­ziale. Per cui, sen­ti­ti il tec­ni­co ed il legale, sarebbe addirit­tura super­fluo il pas­sag­gio in Con­siglio Comu­nale, per con­ferire una des­tinare res­i­den­ziale all’ed­i­fi­cio. Abbi­amo por­ta­to la prat­i­ca in assem­blea per scrupo­lo e chiarez­za». La ver­ità, per Mar­cel­lo Fes­ta, «è che la prat­i­ca non è limp­i­da ed il mae­stro vuole vendere o forse ha già ven­du­to l’ed­i­fi­cio che, sen­za il vin­co­lo cul­tur­ale, vale sen­z’al­tro di più. Ci chiedi­amo anche quante volte l’ha uti­liz­za­ta come sala di musi­ca. Sostenere la neces­sità di una des­ti­nazione res­i­den­ziale, per adibire l’ed­i­fi­cio a sala allog­gio per stu­den­ti, come è sta­to det­to, è un dis­cor­so che scric­chi­o­la tan­tis­si­mo». La fac­cen­da è anda­ta ulte­ri­or­mente com­pli­can­dosi quan­do Alber­to Taboni ha esi­bito il rego­la­men­to edilizio, che vieta di vari­are la des­ti­nazione d’u­so per un edi­fi­cio con­do­na­to. Ma, a quan­to è sta­to det­to, in questo caso non sareb­bero sta­ti commes­si abusi edilizi. Quan­to al fat­to che la con­ven­zione non sia sta­ta reg­is­tra­ta a suo tem­po, Gal­loni ha sug­ger­i­to di provvedere adesso, sep­pure in ritar­do. Non se ne par­la neanche, ha tuona­to Scar­pet­ta «se la con­ven­zione non è reg­is­tra­ta, non ha alcun val­ore» ed ha con­clu­so citan­do il parere del legale. Quan­to agli aspet­ti tec­ni­ci del­la vicen­da, attorno alla pos­si­bil­ità di asseg­nare una des­ti­nazione agri­co­lo-cul­tur­ale-res­i­den­ziale del­l’ed­i­fi­cio, sin­da­co e mino­ran­za si sono riv­olti allo stes­so tec­ni­co, ma han­no por­ta­to in assem­blea pareri opposti. Sbrogliare la ques­tione, a questo pun­to, appare molto difficile.

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