Viene presentato oggi, alle 17,30 nella sala convegni Giuseppe Nascimbeni della «Garda Family House» delle suore della Sacra Famiglia di Castelletto, il primo libro sulla storia del centro lacustre.

Castelletto: È il primo libro che racconta la vita del paese

08/05/2004 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Viene pre­sen­ta­to oggi, alle 17,30 nel­la sala con­veg­ni Giuseppe Nascim­beni del­la «Gar­da Fam­i­ly House» delle suore del­la Sacra Famiglia di Castel­let­to, il pri­mo libro sul­la sto­ria del cen­tro lacus­tre. «Bren­zone. Un ter­ri­to­rio e le sue comu­nità», è un vol­ume volu­to e intera­mente paga­to dall’Amministrazione comu­nale. «La tiratu­ra del­la pub­bli­cazione è di 2200 copie» pre­cisa il sin­da­co Gio­van­ni Zap­palà, «e prossi­ma­mente ad ogni famiglia del nos­tro paese ver­rà dona­ta una copia del vol­ume. L’intera oper­azione incide sulle casse munic­i­pali nel­la misura di cir­ca novan­ta mil­ioni di vec­chie lire. D’altronde fino­ra la let­ter­atu­ra su Bren­zone e la sua sto­ria scarseg­gia­va». A rac­cogliere il mate­ri­ale e a dare for­ma ad un testo di pre­gio è sta­to un team di stu­diosi coor­di­nati da Pier­pao­lo Brug­no­li. Insieme al figlio Andrea e ad una trenti­na di stori­ci del ter­ri­to­rio ha sco­v­a­to mate­ri­ale orig­i­nale setac­cian­do fonti mai uti­liz­zate: atti notar­ili, vis­ite pas­torali, polizze d’estimo, ana­grafi, tes­ta­men­ti e quant’altro, rin­trac­ciati nei fon­di dell’Archivio di Sta­to di Verona, in quel­lo di Venezia e nell’Archivio stori­co del­la Dio­ce­si di Verona. Il vol­ume, di cir­ca 500 pagine, com­prende un arco tem­po­rale che va dal­la preis­to­ria agli anni dopo la sec­on­da guer­ra mon­di­ale ed è frut­to di un lavoro dura­to qua­si tre anni. Si com­pone di 300 schede che appro­fondis­cono la sto­ria dell’economia, delle isti­tuzioni, del­la reli­giosità, delle emer­gen­ze architet­toniche e delle pre­sen­ze artis­tiche. «Una realtà che fin da tem­pi lon­tani è sta­ta carat­ter­iz­za­ta da alcune pecu­liar­ità», sot­to­lin­ea in una nota Brug­no­li, «come gli scar­si lega­mi con la cit­tà. La lon­tanan­za da Venezia ma anche da Verona, dai poteri laici ma anche da quel­li eccle­si­as­ti­ci, dai gran­di monas­teri ma anche dai pro­pri­etari cit­ta­di­ni, ha fat­to sì che nelle comu­nità locali del ter­ri­to­rio di Bren­zone l’economia fos­se basa­ta prin­ci­pal­mente sull’autoconsumo». «La stes­sa pro­duzione agri­co­la ad esem­pio», pros­egue il cura­tore «non era des­ti­na­ta al mer­ca­to ester­no: l’olivicoltura, pur svilup­pan­dosi notevol­mente nel cor­so del Sei­cen­to e del Set­te­cen­to, ha sem­pre rispos­to in modo frazion­a­to alla doman­da ester­na, anche nel­la creazione delle strut­ture per la trasfor­mazione». Una delle scop­erte inter­es­san­ti venute alla luce nel cor­so delle ricerche riguar­da tra l’altro pro­prio la pre­sen­za di «torchi di con­tra­da» usati in modo comu­ni­tario fin dal 1400 per pro­durre l’olio. L’attività di pesca è sem­pre sta­ta per gli abi­tan­ti di Bren­zone un’ulteriore risor­sa ali­menta­re ma sen­za mai diventare un’at­tiv­ità eco­nomi­ca­mente ril­e­vante. Anche lo sfrut­ta­men­to del­la pietra e del mar­mo è rimas­to lim­i­ta­to nel tem­po all’utilizzo locale. «Lo stes­so frazion­a­men­to», ril­e­va anco­ra Pier­pao­lo Brug­no­li, «emerge anche nel­la geografia eccle­si­as­ti­ca locale, con la pre­sen­za di una fit­ta rete di strut­ture chiesas­tiche, attorno alle quali ogni sin­go­la con­tra­da ricer­ca il seg­no del­la pro­pria iden­tità». Il libro riper­corre anche la sto­ria di impor­tan­ti famiglie emer­gen­ti nel­la soci­età locale nel cor­so del medio­e­vo e del­la pri­ma età mod­er­na, alcune delle quali emi­grarono poi ver­so la cit­tà di Verona, dove con­quis­tarono un ruo­lo ril­e­vante: su tut­ti i con­ti Brenzoni.