La commissione comunale ha delineato le linee d’intervento, Ospiterà teatro, centro congressi e spazi espositivi.

Castello, il futuro è segnato

Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

Adesso c’è un’idea pre­cisa per il Castel­lo di Desen­zano e i sol­di, si spera, arriver­an­no presto, molto prob­a­bil­mente uscen­do dalle tasche di un investi­tore pri­va­to. Giovedì sera la com­mis­sione nom­i­na­ta dal sin­da­co Fioren­zo Pien­az­za ha con­clu­so i suoi lavori pre­lim­i­nari con una deci­sione unanime: l’antica fortez­za diven­terà un cen­tro polifun­zionale con un teatro, una sala con­gres­si da 800 posti, spazi espos­i­tivi per mostre e fiere su 700 metri qua­drati di super­fi­cie e tut­ti i servizi con­nes­si, com­pre­so un ris­torante-buvette. Castel­li in aria? Per far cam­minare ques­ta idea ser­vono 10 mil­ioni e 300 mila euro (ques­ta è la sti­ma del Comune), ma intan­to una deci­sione è sta­ta pre­sa su cosa fare, e non è poco. «Il castel­lo è di pro­pri­età del Comune da più di trent’anni e fino­ra non si era nem­meno rius­ci­ti a decidere che cosa farne. Da ora in poi, con una chiara definizione degli obi­et­tivi, sarà più facile affrontare anche la par­ti­ta dei finanzi­a­men­ti». Questo è il com­men­to di Gior­gio Fez­zar­di, ex vicesin­da­co e oggi mem­bro «laico» del­la com­mis­sione per il castel­lo di cui fan­no parte anche l’albergatore Ceri­ni, l’avvocato Maner­ba, l’architetto Bet­ta, il com­mer­cial­ista Mar­chioni e gli asses­sori Papa, Bertoni e Palmeri­ni. Il ragion­a­men­to di Fez­zar­di non fa una pie­ga: se per restau­rare il castel­lo serve un investi­tore pri­va­to, bisogna pri­ma spie­gar­gli di pre­ciso in che cosa sta investen­do i suoi sol­di. Per­chè ques­ta, la «pista» pri­va­ta, è l’ipotesi che la com­mis­sione giu­di­ca la più real­is­ti­ca e preferi­bile per rac­cogliere i mil­ioni di euro nec­es­sari. Sec­on­do questo piano il pri­va­to (cir­co­la il nome di un indus­tri­ale con casa a Desen­zano e inter­es­si anche nel mon­do del cal­cio) potrebbe finanziare di tas­ca pro­pria il restau­ro, e poi gestire il castel­lo in con­ces­sione pluride­cen­nale, in con­ven­zione con il Comune per garan­tire il parziale uso e acces­so pub­bli­co alla strut­tura. L’investitore recu­per­erebbe i sol­di spe­si con gli introiti delle attiv­ità fieris­tiche e con­gres­su­ali. Sarebbe una via di mez­zo fra il e il Pala­con­gres­si di Riva, ma con una sede decisa­mente più ele­gante e con una impaga­bile vista lago. È impor­tante aggiun­gere che il castel­lo resterebbe di pro­pri­età del Comune, il quale potrà poi lib­era­mente dis­porne alla sca­den­za del con­trat­to con il pri­va­to. E se l’investitore non ci fos­se? Se non risul­tasse così sem­plice trovare un «pap­er­one» pron­to ad esporsi per una cifra così alta? Per ques­ta eve­nien­za la com­mis­sione indi­ca due pos­si­bili vie alter­na­tive di finanzi­a­men­to. Una è di com­pro­mes­so: cap­i­tali misti tra il comune e altri enti locali insieme a pri­vati che, in questo caso, non avreb­bero però «l’esclusiva». Infine, male che vada, sarà il Comune a sob­bar­car­si l’onere proce­den­do un po’ per vol­ta, a stral­ci. Sec­on­do le stime del­la com­mis­sione, con le sole risorse del Comune, si può almeno com­pletare il con­sol­i­da­men­to sta­ti­co delle peri­colan­ti strut­ture e real­iz­zare il teatro. Tut­to è anco­ra appe­so a un filo, anzi appe­so a 10 mil­ioni di euro, ma almeno c’è un’idea pre­cisa su cosa fare: teatro, mostre, fiere, con­gres­si ed espo­sizioni. Questo farà il castello.