Leggende

Il fantasma del castello:da leggenda a storia vera

La tradizione orale ricorda un cavaliere senza pace ammazzato a Verona nel 1405 perché voleva consegnare il paese ai Veneziani
Data pubblicazione: 
Sab, 11/08/2007
Autore: 
Alessandro Foroni
Fonte: 
L'Arena

Non si stupisca chi avvicinandosi al castello scaligero nelle notti di plenilunio sentisse clangore di armi, grida lamentose o intravedesse strane figure. Anche il castello scaligero di Valeggio, come ogni altro maniero che si rispetti, ha il suo fantasma.

Il fantastico carpione dalle squame d’oro

Un pesce speciale e voracissimo che non si è mai adattato in altre acque diverse da quelle del Garda. Tanto pregiato che un tempo veniva spedito a Costantinopoli, in Francia e nelle Fiandre e che si nutrì del tesoro rubato dai banditi
Data pubblicazione: 
Mar, 15/01/2002
Autore: 
Ernesto Barbieri
Fonte: 
L'Arena
Non è una novità: il lago di Garda ospita nelle sue acque un pesce specialissimo - il carpione - che invano si tentò di far vivere in altri laghi. È simile alla trota, di color bianco argenteo picchiettato di rosso. Esso, nel periodo degli amori scende a notevoli profondità (300 metri) e la deposizione delle uova viene fatta in massa da gruppi di femmine su fondi ghiaiosi o rocciosi del lago, in acque limpidissime e mosse da correnti continue. Il carpione ebbe in antico grande fama, tanto che gli Statuti Veronesi ne vietarono la vendita fuori dalla regione benacense.

Nel 1924 la principessa cadde nel lago e non fu più ritrovata

Anche l'isola del Garda ha vissuto il dramma della scomparsa di una principessa, come capitato recentemente a Francesca Vacca Agusta.
Data pubblicazione: 
Lun, 11/06/2001
Autore: 
s.z.
Fonte: 
Bresciaoggi
Anche l'isola del Garda ha vissuto il dramma della scomparsa di una principessa, come capitato recentemente a Francesca Vacca Agusta. Il 25 novembre '24, mentre stava piantando semi di quercia, Anna Maria De Ferrari Borghese volò nelle acque. Nessuno la vide cadere. Secondo qualcuno, era stata spinta da uno dei cani maremmani che, ancora oggi, difendono la tranquillità del luogo dall'assalto dei fracassoni della domenica. I palombari effettuarono ricerche per una decina di giorni, ma il fondale in quel tratto raggiunge i 300 metri.

La «piera» di Valsegrida nasconde un tesoro

La leggenda racconta che un contadino la rivoltò per trovare soldi e oro ma restò con un palmo di naso. Un’altra storia legata al masso erratico dice che ogni notte scende al Mincio per bere
Data pubblicazione: 
Mer, 28/03/2001
Autore: 
Ernesto Barbieri
Fonte: 
L'Arena
Da stupire. Il ciottolone quaternario, scivolato in epoche remote dall’Adamello, noto come «piera de Valsegrida», ha una storia suggestiva alle spalle. Il masso è protagonista di una bellissima leggenda che parla addirittura di un tesoro. Valsegrida, o «valle-dove-si grida», è così chiamata perchè resa famosa dall’eco. La località si raggiunge sulla strada Valeggio-Solferino, appena passato il Ponte Visconteo, imboccando l’Erta Cavallara, oppure la Strada del Monte.

I vecchi, attuali, detti

Di quando in quando si affacciano alla soglia della memoria i ricordi del passato.
Data pubblicazione: 
Mar, 30/05/2000
Autore: 
Lino Monchieri
Fonte: 
Giornale di Brescia
Di quando in quando si affacciano alla soglia della memoria i ricordi del passato. Questa è la volta dei detti popolari che accompagnavano la nostra crescita, in tempi deserti di oroscopi e di letture astrologiche di cui sovrabbondano le edicole dei nostri giorni. Allora ci si affidava all’autorevolezza dei nonni che tramandavano alle generazioni in salita il patrimonio di saggezza popolare distillato nel lungo incalzare degli anni.

Leggenda della Candelora

Le ritualità della Candelora sono particolarmente sentite in molti paesi del bresciano.
Data pubblicazione: 
Mer, 02/02/2000
Autore: 
a.m.
Fonte: 
Bresciaoggi
Febbraio nell'antica Roma era il mese delle purificazioni da ciò che di negativo era stato compiuto. Tali riti venivano compiuti per mezzo dei "februa", e cioè dei "mezzi di purificazione": panni di lana, con cui si aspergeva il sangue delle vittime sacrificali; focacce di farro tostato con sale che il littore teneva in mano durante la purificazione della casa; fronde di un albero puro con cui i sacerdoti si cingevano il capo.
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