È nelle schede regionali attribuito al centro nautico La Caravella e prevede 300 posti. Giunta e Consiglio all’oscuro. Il sindaco: «Ne parlerò l’anno prossimo»

C’è il porto, ma nessuno lo sa

20/12/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

La spon­da veronese del lago potrebbe riem­pir­si di por­ti. E sem­bra che in alcu­ni casi nes­suno lo sap­pia. È quel­lo che risul­ta, nero su bian­co, dal­la let­tura del­la sche­da tec­ni­ca sezione por­tu­al­ità del piano d’area regionale, che alla colon­na «posti bar­ca pre­visti in nuovi por­ti» (tut­ti tur­is­ti­ci) elen­ca: 190 a Mal­ce­sine, al por­to Acquasana di Navene, (uni­co ad essere già sta­to real­iz­za­to e inau­gu­ra­to quest’estate); 200 posti ad Acquafres­ca e altri 200 al cir­co­lo nau­ti­co Castel­let­to di Bren­zone; 300 a Tor­ri; 300 a Lazise alla Car­avel­la e 200 a Peschiera in por­to Lun­goM­in­cio, per un totale di 1490 posti. Del por­to pre­vis­to al cen­tro nau­ti­co La Car­avel­la Boats, però, nes­suno sem­bra sapere nul­la. Abbi­amo prova­to a chiedere det­tagli in Comune, all’ufficio tec­ni­co, chieden­do all’architetto se c’è un prog­et­to. Rispos­ta: «Di questo por­to non abbi­amo mai sen­ti­to par­lare e non esiste nes­sun prog­et­to. Ma se è nel piano d’area, dovrà pur esser­ci una doman­da? Niente. Chiedi­amo al sin­da­co Ren­zo Frances­chi­ni. Rispos­ta: «Di questo argo­men­to per il momen­to non voglio par­lare, atten­do svilup­pi dal­la Regione sul­la ges­tione dei por­ti da parte dei Comuni».Domanda al vicesin­da­co Luca Sebas­tiano. Rispos­ta: «Non ne so nul­la come tan­ti con­siglieri di Lazise; vuol dire che è sta­to il sin­da­co a trattare la vicen­da sen­za dire niente a nes­suno. Ciò dimostra il suo modo di agire, quan­do ero sin­da­co e ho deciso per la costruzione di un por­to, ne ho dis­cus­so con la cit­tad­i­nan­za». Sebas­tiano pre­cisa anche però: «Il piano d’area non è anco­ra sta­to approva­to, quin­di per il momen­to si trat­ta solo di una pre­vi­sione. Res­ta il fat­to che il piano ha già fat­to tut­to l’iter di stesura, si sono già svolte le con­sul­tazioni territoriali».A questo pun­to abbi­amo chiesto notizie ai pro­pri­etari del cen­tro nau­ti­co La Car­avel­la. Fil­ip­po Pic­coli, tito­lare con altri otto soci, spie­ga: «È vero, vogliamo real­iz­zare il por­to e sap­pi­amo che è sta­to inser­i­to nel piano d’area regionale, ma per i det­tagli è meglio par­lare con i tec­ni­ci a cui abbi­amo dato incar­i­co di fare il prog­et­to». Bene, allo­ra par­liamo con il prog­et­tista incar­i­ca­to, geome­tra Diego Cac­cia­tori. Altra doc­cia fred­da: «Il prog­et­to è in fase embri­onale, ho rice­vu­to solo l’incarico di real­iz­zare uno stu­dio di fat­tibil­ità, ma non ho anco­ra pre­sen­ta­to alcun doc­u­men­to uffi­ciale. Finché non rice­vo assi­cu­razioni che il por­to si può fare non real­iz­zo di cer­to prog­et­ti pre­lim­i­nari». Rimane il dub­bio di come questo por­to fan­tas­ma sia fini­to nel­la sche­da del piano d’area.Sulla vien­da prende posizione anche Legam­bi­ente, che non ha cer­to voglia di vedere aumentare il numero dei moto­scafi. Michele Bertuc­co, pres­i­dente provin­ciale di Legam­bi­ente, protes­ta: «Lo sce­nario che viene pre­vis­to dal­la boz­za di piano d’area del -Gar­da in mate­ria di por­tu­al­ità porterà al col­las­so il . Prevedere ulte­ri­ori por­ti sig­nifi­ca non aver com­pre­so che il lago è un eco­sis­tema del­i­catis­si­mo, che va tute­la­to e non ulte­ri­or­mente aggredito».«“La nau­ti­ca da dipor­to tra gli anni ’75 e ’85», con­tin­ua Bertuc­co, «ha avu­to un’espansione notev­ole. Era­no quat­tro­mi­la le unità a motore sta­bili nel nos­tro lago, più altre 10 mila carra­bili d’estate. Un numero che veni­va defini­to nel piano ter­ri­to­ri­ale regionale di coor­di­na­men­to (Ptrc) del 25 otto­bre 1989, impo­nente, al lim­ite del­la toller­an­za, che se super­a­to avrebbe gen­er­a­to con­ges­tione, peri­co­lo, inquina­men­to». «Questo scrive­va la Regione», sot­to­lin­ea Legam­bi­ente, «e nell’allora alle­ga­to piano d’area del Gar­da, la Regione dava diret­tive atte a definire quale fos­se il numero com­p­lessi­vo di imbar­cazioni ammis­si­bile. Così come si dove­va definire una rego­la che lim­i­tasse l’utilizzazione del lago a mezzi al di sopra di una cer­ta poten­za. Riguar­do ai por­ti, bisog­na­va risis­temare e ottimiz­zare le strut­ture minori, come scali di alag­gio, spazi a ter­ra e altro, con par­ti­co­lare atten­zione ai parcheg­gi, la cui pre­sen­za cos­ti­tu­isce pre­req­ui­si­to basi­lare. In questi anni abbi­amo assis­ti­to all’attuazione di parec­chie di queste diret­tive, ma anche alla costruzione di gran­di nuovi por­ti dall’impatto ambi­en­tale molto dis­cutibile, vedi il por­to dei Piop­pi a Peschiera o quel­lo inac­cetta­bile di Casaro­la a Lazise. Abbi­amo vis­to l’esagerata posa di boe d’ormeggio a ridos­so di can­neti o zone bal­n­eari ed è aumen­ta­to notevol­mente il numero di natan­ti, alcu­ni dalle mis­ure esager­ate, con poten­ze sem­pre mag­giori, spes­so dai rumori assor­dan­ti e veloc­ità pazzesche. Direi che è tem­po di dire bas­ta».

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