Presentato il censimento della fauna selvatica nel comprensorio di caccia C8, che include otto Comuni.
Ne sono stati contati ben 277 soprattutto fra Tremosine Tignale, Magasa e Valvestino Ora il piano di abbattimento

«Centinaia di cinghiali» Emergenza in alto lago

19/06/2008 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Gli uomi­ni del C8, il com­pren­so­rio di cac­cia dell’Alto Gar­da com­pren­dente otto comu­ni da Gar­done Riv­iera a Limone all’entroterra, han­no fat­to il pun­to del­la situ­azione, sof­fer­man­dosi in par­ti­co­lare sull’allarme-cinghiali. Ce ne sono ormai a centi­na­ia nell’alto lago.Il pres­i­dente Alessan­dro Andreat­ta, di Toscolano Mader­no, con il seg­re­tario Gae­tano Castelli­ni e l’esperto fau­nis­ti­co Alessan­dro Fer­rario han­no spie­ga­to che, nel peri­o­do feb­braio-aprile, si sono effet­tuate 500 uscite, allo scopo di cen­sire il pat­ri­mo­nio esistente.Sono 775 i capri­oli indi­vid­uati, 240 i cervi, 126 i mufloni, 242 i camosci, oltre a lep­ri, cotur­ni­ci, fagiani, eccetera.Sulla base di tali dati ver­ran­no sta­bil­i­ti i piani di abbat­ti­men­to nel peri­o­do del­la caccia.Il grosso nodo con­tin­ua a essere rap­p­re­sen­ta­to dai cinghiali. Ne sono sta­ti avvis­ta­ti ben 277. Il loro numero è cresci­u­to in maniera espo­nen­ziale, cre­an­do prob­le­mi soprat­tut­to a Mag­a­sa, Valvesti­no, Tig­nale e Tremosine.GLI AGRICOLTORI devono fare i con­ti con le dev­as­tazioni not­turne oper­ate da questi ani­mali, che inci­dono in modo pesante sull’ambiente e le colti­vazioni. Attrat­to dai bul­bi delle innu­merevoli pianti­celle da fiore che popolano gli alpeg­gi, il cinghiale, che vive in branchi e si muove con agilità, dan­neg­gia gli orti e dis­trugge i pas­coli. Gru­fo­la in cer­ca di radi­ci, di erbe e di frut­ti cadu­ti dagli alberi, inoltre sca­va fos­se in cui dormire, e si infi­la in fos­si umi­di per roto­lar­si nel fango.Le zone col­pite si trasfor­mano: i prati diven­tano dis­tese riv­oltate e prive di veg­e­tazione, des­ti­nate, in segui­to, alla cresci­ta di arbusti e di altre essen­ze colonizzatrici.«Ci siamo fat­ti cari­co del prob­le­ma — han­no spie­ga­to Andreat­ta e gli altri -, deci­den­do di inter­venire in due modi. Da un lato met­ti­amo a dis­po­sizione le recinzioni elet­trifi­cate. Ne abbi­amo già col­lo­cate a cima Rest, a Cami­o­lo di Valvesti­no e a Bol­lone. Nel­la nos­tra sede di Gargnano, in local­ità Villavetro, aper­ta il mart­edì e il ven­erdì, abbi­amo già rice­vu­to richi­este per altri 7mila metri. Finchè pos­si­amo, le for­ni­amo gra­tuita­mente priv­i­le­gian­do gli agricoltori».L’ABBATTIMENTO dei cinghiali è un altro fronte di impeg­no. «È pos­si­bile far­lo al di fuori del­la zona dema­niale (a Gar­done Riv­iera, Toscolano Mader­no, Gargnano e parte di Tig­nale), vale a dire in 11 mila dei 25 mila ettari. L’anno scor­so, durante il peri­o­do del­la cac­cia, ne abbi­amo pre­si 191, e altri 10 con l’aiuto del­la Polizia Provin­ciale in momen­ti dif­fer­en­ti. Anche per il 2008 con­ti­amo di elim­inare l’80% dei capi. Appe­na viene abbat­tuta, la bes­tia è anal­iz­za­ta dall’Istituto Zoopro­fi­lat­ti­co di Bres­cia, che, in caso di esame lus­inghiero, resti­tu­isce la bes­tia al cac­cia­tore».