Cento primavere per la nonna di Arco

10/12/2013 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Vive da sola in com­ple­ta autono­mia (va perfi­no a fare la spe­sa, a pie­di e da sola), ha tan­ti bel­lis­si­mi ricor­di che rac­con­ta con alle­gria e vivac­ità, e a tut­ti augu­ra sopra tut­to la salute. Ester Tren­ti nel­la mat­ti­na di giovedì 7 novem­bre – giorno del suo 101° com­plean­no – ha rice­vu­to la visi­ta del­l’asses­sore Rober­to Bres­ciani (nel­la foto con Ester) che le ha por­ta­to gli auguri di buon com­plean­no del­l’am­min­is­trazione comu­nale di Arco. Con un maz­zo di fiori.

La salute. Ci tiene in modo par­ti­co­lare ad augu­rar­la a tutte le per­sone che incon­tra, e lo fa con una calorosa stret­ta di mano. «La salute è una cosa mer­av­igliosa», dice, e alla doman­da sul seg­re­to del­la sua, di salute, non ha esi­tazioni: “L’indipen­den­za!”.

Classe 1912, Ester Tren­ti è nata a Pietra­mu­ra­ta, ulti­ma di sei fratel­li (tre fem­mine e tre maschi). Fino ai ven­t’an­ni si è occu­pa­ta del­la famiglia, poi la sua vita è cam­bi­a­ta: è anda­ta «a servizio» in una facoltosa famiglia di Roma, ad accud­ire una sig­no­ra che una malat­tia ha reso infer­ma. «Una sig­no­ra bel­lis­si­ma – rac­con­ta – con la quale ho fat­to una vita bril­lante, ho gira­to il mon­do, andava­mo in giro con l’au­to gui­da­ta dal­l’autista. Una vol­ta mi ha cedu­to auto e autista, e ho gira­to tut­ta la Ver­siglia».

La sua abitazione era accan­to ai gia­r­di­ni vat­i­cani, da una splen­di­da ter­raz­za vede­va par­tire e ritornare con l’elicottero il Papa (anzi, i tan­ti Papi che si sono suc­ce­du­ti nei qua­si set­tan­t’an­ni trascor­si a Roma). E ricor­da in par­ti­co­lare gli ulti­mi tem­pi di Gio­vani Pao­lo II, la sua ter­ri­bile sof­feren­za, la sua forza.

Nata in epoca aus­troun­gar­i­ca, ricor­da quan­do – allo scop­pio del­la pri­ma guer­ra mon­di­ale – sul treno ha pre­so la via del Nord, sfol­la­ta dal fronte, e pas­sato Tarvi­sio ha vis­to una bandiera ital­iana: «Dopo una cur­va la bandiera non si vede­va più – rac­con­ta Ester – e ho inizia­to a piagere a pian­gere, non rius­ci­vo più a smet­tere. Allo­ra per far­mi forza ho recita­to una che inizia con “Bel­l’I­talia”». E quan­do, anni dopo, ha avu­to modo di viag­gia­re, sem­pre ha trova­to con­fer­ma alla sua idea: l’I­talia è un Paese bel­lis­si­mo. «Non sop­por­to quel­li che con­tin­u­ano a lamen­tar­si – dice – e che sosten­gono che fuori dal­l’I­talia va tut­to meglio: allo­ra andate­ci, rispon­do sem­pre. Ma riman­gono qui». Cir­ca ven­t’an­ni or sono Ester ha deciso di tornare: Roma non le piace­va più, trop­po inquina­men­to, trop­po caos. Ad Arco, oltre che alla con­duzione del­la sua casa si occu­pa di benef­i­cen­za: adozioni a dis­tan­za, con­tribu­ti per un poz­zo nel Ter­zo Mon­do, per le mis­sioni. E sem­pre, quan­do incon­tra qual­cuno che conosce, gli augu­ra: tan­ta salute!

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