A Desenzano posata la prima pietra del «Laudato sì’» voluto dalla Cooperativa «Raphael». Occuperà 18 mila metri quadrati su sei piani e avrà 64 posti letto

Centro oncologico, lavori al via

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Di Luca Delpozzo
Sara Mauroner

Parte il con­to alla roves­cia per il nuo­vo cen­tro onco­logi­co di Raphael. Ieri mat­ti­na, nell’area che fu sede del sem­i­nario dei frances­cani a Riv­oltel­la, è sta­ta posa­ta la pri­ma pietra del­la nuo­va strut­tura, even­to che seg­na l’inizio dei lavori di costruzione del «Lauda­to sì’», l’ospedale per i malati di tumore. Ci vor­ran­no cir­ca tre anni per ulti­mare l’opera, il cui cos­to si aggi­ra intorno ai 30 mil­ioni di euro, un grande inves­ti­men­to sostenu­to sen­za il con­trib­u­to di enti pub­bli­ci. Oltre alle «sen­tinelle» e ai sim­pa­tiz­zan­ti di Raphael, diver­si espo­nen­ti del mon­do politi­co han­no accolto la pietra, «scor­ta­ta» nel suo viag­gio da Cal­ci­na­to da trenta moto­ci­clisti del­la Ducati di Bres­cia. Era­no pre­sen­ti il pres­i­dente del­la Provin­cia, Alber­to Cav­al­li, il sin­da­co di Desen­zano Fioren­zo Pien­az­za, l’assessore regionale Mario Scot­ti il diret­tore gen­erale dell’Asl di Bres­cia Carme­lo Scar­cel­la, e l’assessore provin­ciale . «Si chia­ma “Lauda­to sì’” l’ospedale onco­logi­co per la cui costruzione oggi posi­amo la pri­ma pietra — ha det­to l’anima e il fonda­tore di Raphael don Pieri­no Fer­rari, nel cor­so delle cel­e­brazioni di ieri mat­ti­na — una pietra alla quale si legher­an­no, da un pun­to di vista affet­ti­vo ma anche effet­ti­vo, cen­tomi­la pietre vive, vitali ed oper­ose; tante per­sone che si impeg­n­er­an­no per “model­lare” questo alber­go, dove i malati di can­cro ricev­er­an­no umana accoglien­za, intel­li­gente e qual­i­fi­ca­ta cura, sec­on­do i tem­pi sta­bil­i­ti dai pro­to­col­li sci­en­tifi­ci e dal­la situ­azione clin­i­ca dei pazi­en­ti, e non dai cri­teri eco­nomi­ci. Il “Lauda­to sì’” — ha aggiun­to don Pieri­no — sarà un ospedale gesti­to sen­za scopo di lucro, una realtà vis­i­bile nel­la comu­nità eccle­siale con ampio spazio sol­i­daris­ti­co gra­zie alla pre­sen­za delle sen­tinelle, che non sos­ti­tuiran­no l’intervento delle isti­tuzioni, ma ne inte­gr­eran­no le defi­cien­ze». La strut­tura di ricovero e cura coprirà una super­fi­cie di 18mila metri qua­drati e avrà 64 posti let­to, di cui 10 per il day hos­pi­tal, e più di 100 posti auto. La strut­tura sarà di sei piani: nel sem­i­nter­ra­to ci saran­no dei lab­o­ra­tori e due sale oper­a­to­rie, al piano ter­ra gli ambu­la­tori, la palestra per la riabil­i­tazione e la men­sa, al piano rialza­to una sala con­gres­si, l’emeroteca, la , l’endoscopia e le camere per i day hos­pi­tal; il sec­on­do e ter­zo piano per le degen­ze, e i restanti per la cap­pel­la, gli uffi­ci ammin­is­tra­tivi e gli allog­gi per le suore. «La pecu­liar­ità di questo ospedale che lo rende uni­co in Italia con­siste nel fat­to di essere paga­to dal­la gente – ha spie­ga­to Rober­to Mar­cel­li, pres­i­dente dell’associazione di volon­tari­a­to “Ami­ci di Raphael” – si par­la tan­to di sus­sidia­ri­età che però viene solo pred­i­ca­ta e mai appli­ca­ta; bene, questo ospedale onco­logi­co è la dimostrazione che sì può fare tan­to gra­zie al con­trib­u­to del­la comu­nità; è chiaro comunque che una vol­ta aper­ta la strut­tura, sarà nec­es­sario l’accreditamento alla Asl». La rispos­ta a questo è arriva­ta subito dal diret­tore Carme­lo Scar­cel­la: «Bisogna riconoscere che spes­so il volon­tari­a­to coglie pri­ma delle isti­tuzioni pub­bliche i bisog­ni di una comu­nità – ha rispos­to il diret­tore dell’Asl di Bres­cia – se l’ottica è quel­lo di un’integrazione alla sus­sidia­ri­età, cre­do che in futuro potrà nascere una col­lab­o­razione tra le due par­ti per aiutare i malati oncologici».

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