La Comunità del Garda è intenzionata a realizzare un osservatorio delle acque in collaborazione con il Cnr. Sarà la sede staccata dell’istituto per gli ecosistemi di Pallanza

Centro per studiare il lago

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

La Comu­nità del Gar­da ha get­ta­to le basi per real­iz­zare in uno dei comu­ni soci il pri­mo cen­tro di stu­di delle acque dol­ci, des­ti­na­to a diventare la sede stac­ca­ta dell’Istituto per lo stu­dio degli eco­sis­te­mi (Ise) di Ver­ba­nia Pal­lan­za del Cen­tro nazionale ricerche (Cnr) di Roma.È inizia­ta uffi­cial­mente giovedì scor­so con la visi­ta del pres­i­dente Aventi­no Frau la col­lab­o­razione tra la Comu­nità e questo stori­co isti­tu­to che si affac­cia sul lago Mag­giore e che già nel 1988, quan­do si chia­ma­va Isti­tu­to ital­iano di idro­bi­olo­gia, cel­e­bra­va i suoi cinquant’anni di attiv­ità sci­en­tifi­ca. Anche negli anni Set­tan­ta Frau lo con­tat­tò otte­nen­do dal Cnr un’indagine sul­lo sta­to di salute del lago da cui già scaturì l’urgenza di atti­vare opere di tutela. Ora quel rap­por­to tor­na a stringer­si con il fronte poten­zial­mente allarga­to alle tre Agen­zie region­ali per la pre­ven­zione e pro­tezione ambi­en­tale di Vene­to, Lom­bar­dia e Trentino.Intanto tre giorni fa il prog­et­to di con­cretiz­zare quest’osservatorio delle acque ha già riu­ni­to intorno a un tavo­lo Aventi­no Frau, Pier­lu­cio Cere­sa seg­re­tario gen­erale dell’ente di Gar­done, Rosario Mosel­lo diret­tore dell’Ise e i due ricer­ca­tori Rober­to Bertoni e Piero Guil­iz­zoni. Tut­ti sono con­cor­di sul­la neces­sità di tenere sot­to con­trol­lo un lago che, «pur essendo in buona salute, è pas­sato in trent’anni, cioè dal 1975 al 2006, ad uno sta­to di eutrofiz­zazione (accresci­men­to delle piante acquatiche e quin­di delle alghe dovu­to alla pre­sen­za di dosi trop­po ele­vate di nutri­en­ti) a causa soprat­tut­to degli appor­ti di fos­foro», ha ricorda­to Bertoni facen­do rifer­i­men­to agli stu­di di Nico Salma­so, uno dei mas­si­mi stu­diosi del Gar­da, col­lab­o­ra­tore dell’Ise e a stret­to con­tat­to con l’Ufficio Lago di Gar­da dell’Arpav di Verona. Pro­prio la memo­ria stor­i­ca e le conoscen­ze di questi stu­diosi affasci­nano Frau, che desidera real­iz­zare in un comune garde­sano un osser­va­to­rio di con­trol­lo idro­bi­o­logi­co. Questo cen­tro lim­no­logi­co, facen­do rifer­i­men­to politi­co alla Comu­nità e prati­co all’Ise-Cnr, potrà met­tere in rete infor­mazioni fruibili ed incre­mentabili dalle tre Agen­zie per l’ambiente. Potreb­bero quin­di meglio inter­a­gire tra loro sul­la base di una ban­ca dati comune, che con­sid­er­erebbe il lago come un unicum, una specie di zona fran­ca, non sud­di­visa in due Regioni e una provin­cia autono­ma, come invece è sul­la carta.«Collaboreremo per lo stu­dio del Lago di Gar­da a filo diret­to con il Cnr», ha assi­cu­ra­to Mosel­lo «e pre­par­ere­mo subito una boz­za di prog­et­to che cos­ti­tuirà il pri­mo pas­so ver­so un futuro affi­na­men­to. Ci teni­amo comunque ad impostare il lavoro anche con le altre entità, come le Arpa, che a loro vol­ta stan­no comunque mon­i­toran­do il Garda”.«È pro­prio quan­to inter­es­sa anche a noi», sot­to­lin­ea Frau, ricor­dan­do una prece­dente riu­nione ad agos­to quan­do l’idea di questo cen­tro di stu­di per­ma­nente era sta­ta lan­ci­a­ta ai diri­gen­ti delle Arpa trenti­na e lom­bar­da. «Abbi­amo scel­to il Cen­tro sci­en­tifi­co di Pal­lan­za per­ché tradizional­mente di eccel­len­za e dep­u­ta­to ad essere stru­men­to di con­trol­lo per­ma­nente delle acque dol­ci e quin­di anche del Gar­da. La sede garde­sana sarebbe una sor­ta di uffi­cio di cor­rispon­den­za che, uti­liz­zan­do beni e attrez­za­ture già esisten­ti e per­sone da voi indi­cate, ci per­me­t­terebbe di rap­portar­ci costan­te­mente con il Cnr per un gius­to con­trol­lo e mon­i­tor­ag­gio. Come Comu­nità del Gar­da, ci muover­e­mo a liv­el­lo politi­co e per reperire even­tu­ali finanziamenti».Ora il pac­chet­to va con­fezion­a­to in tem­pi che Frau definisce bre­vi. All’Ise di Pal­lan­za comunque, a cir­ca 300 chilometri dal con­fine veronese di Peschiera, c’è già un mare di infor­mazioni sui laghi tra cui il Gar­da. Dati super aggior­nati, una libre­ria sci­en­tifi­ca pos­sente e una mis­cel­lanea che parte addirit­tura dal 1898. Per accogliere la del­egazione veronese i ricer­ca­tori ave­vano prepara­to ed espos­to tante preziose opere sul nos­tro lago, come, per fare un esem­pio, la pri­ma e ormai introv­abile edi­zione di «Il Bena­co, oro-idro­grafia e itti­olo­gia» di Flo­reste Malfer del 1927. Poi sono state proi­et­tate una serie di dia­pos­i­tive e spie­gati stu­di per dimostrare che sul lago Mag­giore il lago di Gar­da non è scorda­to. Un inaspet­ta­to invi­to a pran­zo dell’Ise, durante cui si è anco­ra par­la­to del prog­et­to, ha chiu­so la mis­sione. «Sono sod­dis­fat­to», dice Frau. «Ho la net­ta impres­sione che sti­amo inizian­do un per­cor­so comune».

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